Grazie Presidente.
Quando parliamo della ricostruzione dell'Ucraina dobbiamo ricordare che ricostruire significa, innanzitutto, ricostruire una prospettiva alle persone che hanno pagato sulla propria pelle il prezzo di questa guerra.
In questo campo mi piace ricordare come l'Italia stia dando un contributo concreto attraverso la propria medicina, la propria ricerca e le proprie competenze.
Medici e chirurghi italiani stanno lavorando direttamente in Ucraina, insieme ai colleghi di quel Paese. Lo fanno attraverso il Centro di Cooperazione Italia-Ucraina, che mette insieme imprese, associazioni, università e Domus Europa, cooperando direttamente, affiancando l'Italia e l'Ucraina nella ricostruzione.
Stiamo operando persone che hanno subito amputazioni, trasferendo conoscenze e formando nuovi professionisti. Un esempio concreto è una tecnica sviluppata dal Prof. Alexander GARDETTO, che permette di ricollegare i nervi sensitivi e può contribuire a ridurre il dolore fantasma e a creare le condizioni per utilizzare protesi bioniche dotate di feedback sensoriale. Ma non è solamente un intervento chirurgico: la ricerca italiana sta lavorando anche alla realizzazione di protesi sempre più avanzate e personalizzate, insieme a nuovi modelli di riabilitazione. Questo significa portare in Ucraina non soltanto una protesi, ma un vero percorso: chirurgia, tecnologia, riabilitazione, formazione di medici e trasferimento delle competenze.
È questa la nostra scommessa: mettere a disposizione ciò che sappiamo fare, costruendo competenze che possono rimanere in Ucraina.
Penso che sia un modello da sostenere e valorizzare, perché la ricostruzione dell'Ucraina non sarà soltanto ricostruzione di edifici e infrastrutture. Sarà anche la capacità della nostra Europa di utilizzare la scienza, la medicina e l'innovazione per istituire autonomia e futuro a chi ha perso un arto durante questa guerra.
E noi non possiamo lasciarli soli, perché ci hanno donato tanto. Ci hanno dato la libertà e la speranza nel futuro.
Italy, SOC, Chairperson of the Committee on Migration, International Protection and Economic Co-operation
19:25:22
Grazie Presidente, I'm going to speak Italian.
Avrei voluto cedere il mio tempo a Lord GRIFFITH. perché mi pare che il suo intervento e la sua replica abbia, da sola, detto tutto ciò che c'era da dire. Tuttavia, questo non è possibile. Quindi, lasciate prima di tutto che io lo ringrazi. Non solo per la tenacia con cui ha condotto questo rapporto, ma anche per la passione straordinaria a cui avete potuto assistere e non ha bisogno di essere commentata. Ringrazio anche evidentemente il segretariato per l'assistenza che ha prestato e per la competenza con cui lo ha fatto.
Il rapporto di Lord GRIFFITH è stato lungo, discusso in più sedute e incontri della Commissione. Non ci sono emendamenti da votare e ha, tra l'altro, alle spalle un numero molto importante di audizioni che abbiamo fatto. La ragione per cui io lo voglio ringraziare è perché ognuno di noi ha potuto imparare molte cose, ascoltando sia le audizioni che anche il suo lavoro.
Sento di non poter estendere il mio ringraziamento a chi lancia in questa sede accuse false e infamanti contro persone che hanno un'unica difficoltà, che è quella di dover lasciare il proprio Paese per sopravvivere. E io credo che non si possa fare.
Il tema che questo rapporto affronta è una delle possibilità che viene offerta a chi davvero vuole occuparsi della sfida del futuro, che è quella della migrazione. Spesso noi discutiamo in modo ideologico o lamentandoci che non ci sono possibilità. Ecco, la diaspora, il sostegno alle diaspore, è uno strumento importante per la coesione sociale ed è molto preziosa per la società, non solo europea. Ha un ruolo cruciale per l'integrazione e, soprattutto, voglio richiamare qui il punto che riguarda i giovani: i giovani all'interno delle diaspore. Perché la coesione sociale, come Lord GRIFFITH ha detto, citando giovani che sono stati ascoltati a Londra durante un'audizione, tra l'altro, non può avvenire se i giovani non sono inclusi e se non hanno fiducia nelle istituzioni.
Qui giochiamo il futuro di tutti noi, dei nostri figli e dei nostri Paesi. Io credo che il primo dovere sia quello di affrontarlo con serietà, senza cercare di spaventare l'opinione pubblica, solo per fini strumentali.