Thank you, Chair.
Cari colleghi, I speak in Italian.
L'accesso all'informazione attraverso i mezzi di comunicazione pluralistici e indipendenti è essenziale in una democrazia. Tuttavia, il pluralismo e l'indipendenza dei media sono sempre più minacciati da una serie di fattori. Il crescente controllo editoriale del settore dei media da parte di attori politici ed economici, la crescente pressione nei confronti dei media di servizio pubblico, lo sviluppo di deserti informativi e l'intensificarsi della concorrenza e della posizione dominante sul mercato da parte di piattaforme online.
Uno degli sviluppi più preoccupanti menzionati nella mia relazione è proprio la media capture cosiddetta del settore dei media da parte di attori politici e finanziari. Come ben sapete, la sostenibilità delle testate giornalistiche è gravemente a rischio per ragioni economiche e di mercato e ciò contribuisce in modo significativo a una crescente concentrazione della proprietà dei media e può portare a un panorama informativo meno diversificato.
Non fraintendete il senso del rapporto, un certo livello di concentrazione dei media non è in sé negativo. Tuttavia è necessario disporre di una regolamentazione efficace per mitigare i potenziali effetti negativi sulla diversità e sulla qualità dell'informazione. A questo proposito, la trasparenza sulla proprietà dei media può essere di grande aiuto, chiarendo chi sia realmente il proprietario di un determinato media. Ma, al di là della concentrazione dei media, la mancanza di sostenibilità dei media ha un impatto particolare sul giornalismo locale e di prossimità, di inchiesta e transfrontaliero. Il che rende i giornalisti e le testate vulnerabili alle pressioni esercitate da forti gruppi economici e di potere.
Per contrastare questo cosiddetto media capture è possibile adottare diverse misure. Innanzitutto possiamo indagare su come gli attori politici ed economici esercitano il controllo e l'influenza sul settore dei media, in modi contrari all'interesse pubblico. Poi, ovviamente, occorre una buona regolamentazione da parte degli Stati e sovranazionale. Non solo. Occorrono anche autorità di regolamentazione competenti e indipendenti.
Le autorità nazionali di regolamentazione dei media possono svolgere un ruolo nella prevenzione del media capture, ma per farlo devono essere indipendenti, disporre di risorse finanziarie e umane adeguate per adempiere il proprio ruolo, cosa che abbiamo visto nella nostra analisi non essere sempre presente, e le loro decisioni dovrebbero essere soggette a controllo giurisdizionale.
Un'altra questione importante è la sicurezza dei giornalisti. I giornalisti devono poter operare in sicurezza se vogliono adempiere al loro ruolo di informarci in modo libero e indipendente. Con moltissimi rapporti qui in Consiglio d'Europa ci siamo occupati della sicurezza dei giornalisti. È bene sottolineare che tale sicurezza, oltre a essere importante per la tutela dei diritti dei giornalisti, ha un grande impatto anche rispetto alla libertà, all'autonomia dei media e alla loro capacità di informare, perché purtroppo vi è una crescente varietà di minacce, di pressioni e di limitazioni alle quali i giornalisti sono sottoposti nello svolgimento della loro missione.
Noi abbiamo lavorato molto strettamente con la piattaforma per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d'Europa in questi anni ed è molto preoccupante la valutazione condotta nel 2025, la quale conclude che la libertà di stampa in Europa si trova ad un punto di svolta. In particolare, la guerra di aggressione in corso da parte della Russia contro l'Ucraina continua a rappresentare la minaccia più significativa per i giornalisti in tutta Europa. Ma, al di là della guerra, i giornalisti in Europa devono spesso affrontare processi vessatori, le SLAPP, nonché minacce e attacchi, sia online che fisici, semplicemente per aver svolto il proprio lavoro.
In particolare, le giornaliste donne sono bersaglio in modo sproporzionato di intimidazioni e molestie.
Un altro sviluppo preoccupante è l'emergere dei cosiddetti deserti informativi, ovvero aree nelle quali l'informazione semplicemente non esiste più. I deserti informativi sono aree geografico-amministrative oppure comunità sociali in cui è difficile o impossibile accedere a informazioni sufficienti, affidabili e diversificate, provenienti da media locali, regionali o provenienti da voci indipendenti.
La ricerca condotta per la mia relazione dimostra che non esiste un'unica soluzione per tutti i casi di deserti informativi, ma vi sono buone pratiche e modelli di business alternativi, che potrebbero essere prese in considerazione.
Per quanto riguarda il sostegno pubblico ai media locali, esso deve essere trasparente ed equo nell'assegnazione delle risorse, compresa la pubblicità statale, al fine di evitare la cattura dei media e minacce all'indipendenza dei media in generale.
Inoltre, vi è un'urgente necessità di affrontare la carenza di informazione sui dati economici e finanziari, sia per i media locali che per quelli comunitari, nonché di condurre ricerche su diverse questioni legate alla formazione dei deserti informativi.
Per quanto riguarda le piattaforme online, altro tema cruciale, vorrei sottolineare l'importanza della reperibilità nell'ambiente online. Non è sufficiente disporre di 500 canali televisivi o di numerose opere europee nei cataloghi di video on demand, poiché le pratiche di prioritarizzazione dei contenuti, le raccomandazioni basate su algoritmi e le strategie adottate dalle piattaforme, possano di fatto rendere tali canali e opere praticamente invisibili.
A questo proposito, vorrei sottolineare il fatto che i televisori connessi e gli assistenti virtuali forniti dalle grandi aziende tecnologiche fungono sempre più da porte d'accesso ai contenuti audiovisivi e hanno quindi il potenziale per diventare gatekeeper con il potere di determinare quali contenuti abbiano le priorità sui nostri schermi e questo è ogni giorno più vero con l'inserimento dell'intelligenza artificiale nelle nostre vite.
Infine, un'ulteriore questione problematica, già affrontata da questa Commissione, è la monetizzazione dei contenuti di terzi da parte dei fornitori di servizi di intelligenza artificiale senza un controllo efficace da parte dei titolari dei diritti e senza alcuna remunerazione in cambio.
Ho quindi formulato alcune raccomandazioni nella bozza preliminare di risoluzione inclusa nella mia relazione e cerco di presentarne brevemente alcune. Gli Stati membri del Consiglio d'Europa dovrebbero garantire la disponibilità e l'accessibilità al pubblico delle informazioni relative alla titolarità diretta e effettiva dei media, dovrebbero introdurre norme volte tutelare l'indipendenza dei media e garantire la vigilanza, decisioni adottate dalle autorità nazionali obiettive, motivate e trasparenti, legislazioni con solide garanzie per l'indipendenza ed altri impegni, specialmente sulle SLAPP e sull'indipendenza, che troverete nella raccomandazione.
Mi auguro che questo testo ottenga la vostra approvazione e vi ringrazio per il sostegno.
Grazie, relatrice Sig.ra Valentina GRIPPO.
Presidente, noi sappiamo che negli scenari di guerra, nei Paesi apertamente autoritari, ci sono casi di eccezionale gravità contro l'autonomia dell'informazione, contro i giornalisti, che sono in pericolo della loro vita, ma quello che voglio qui sottolineare è che, nel tempo che viviamo, ovunque l'indipendenza dell'informazione è nuovamente sotto attacco anche laddove noi pensiamo ci sia una democrazia solida, perché abbiamo un tema strutturale gigantesco. Le piattaforme, gli algoritmi, l'intelligenza artificiale hanno un potenziale manipolatorio impressionante, che è in grado di annientare l'opinione pubblica e, con essa, la democrazia.
C'è poi un altro tema. Ovunque nelle nostre democrazie ci sono nuove recrudescenze di pressioni fino all'intimidazione del potere esecutivo nei confronti del giornalismo. Per fronteggiare entrambe queste questioni noi abbiamo già uno strumento, mutuato dall'Unione Europea: l'applicazione del Media Freedom Act per mettere al centro di un modello dell'informazione il servizio pubblico forte, autonomo, pluralista, l'informazione bene comune in cui tutti possano riconoscersi.
Penso che dovremmo lavorare ad una convenzione del Consiglio europeo sulla libertà di informazione, proprio sulla base del Media Freedom Act, fare in modo che sia applicato ovunque, a partire dai Paesi dell'Unione. C'è il rischio che in molti non venga applicato, è il rischio anche dell'Italia, e lo dico con seria preoccupazione e non con spirito di parte. Abbiamo bisogno di governance che mettano al riparo dalle ingerenze della politica e al riparo dallo strapotere del mercato e dallo strapotere privato dei signori delle Big Tech.
Non basta esigere trasparenze e regole, serve investire nella consapevolezza dei cittadini, perché il primo modo per contrastare la manipolazione è che i cittadini possano riconoscerla. Diceva la Sig.ra Michelle BACHELET, e ho concluso: "Non devono essere gli algoritmi a decidere, devono essere i cittadini". La qualità dell'informazione è il primo perno della nostra battaglia per la democrazia.
Grazie Presidente e colleghi.
Grazie Chair.
Intanto ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti e anche quelli che non sono riusciti a intervenire, perché penso che il dibattito di questa mattina abbia dimostrato quanto sentito e quanto importante il tema sia in tutti i nostri Stati; sicuramente quelli che sono in condizioni di restrizione della libertà o di guerra, ma davvero trasversalmente in tutti gli Stati membri.
Prendo pochissimo del tempo che mi rimane per ringraziare del lavoro che è stato fatto dal Segretariato, dal Presidente della Commissione e dalla Commissione, dal Sig. Francisco CABRERA e dalla Sig.ra Tatiana TERMACIC, perché davvero sono stati due anni importanti di audizioni, in cui il Consiglio d'Europa ha dimostrato di saper svolgere il proprio ruolo di ascolto, prima ancora che di elaborazione del pensiero.
Consentitemi alcune considerazioni.
Evidentemente, nella discussione di oggi, molti colleghi, che davvero ringrazio per non aver fatto interventi solamente retorici e di circostanza ma, nel merito, hanno toccato altri temi: quello dei giornalisti di Gaza, ad esempio o quello dei media piccoli e locali.
Ognuno di questi temi dell'intelligenza artificiale in realtà è oggetto di altri rapporti, a cui stiamo lavorando o a cui abbiamo già lavorato nella Commissione CULT. E, quindi, uno dei motivi per cui non trovate sviscerati nel dettaglio tutti questi aspetti è perché, ovviamente, il rapporto è parte di un puzzle di cui si compone il lavoro della Commissione, che per fortuna sul tema dei giornalisti è molto attenta.
Evidentemente, la libertà di parola è la premessa ed è la spina dorsale di tutti gli altri organi vitali delle nostre democrazie e io voglio sottolineare, nel concludere, il tema che molti hanno toccato della piccola editoria locale, dell'importanza dei giornali di prossimità, per motivi molto diversi.
Ci sono nazioni dove questi giornali riescono a sopravvivere. Per esempio, la Spagna è un Paese dove la stampa locale è ancora molto vivace. Noi abbiamo incontrato tanti di questi soggetti. In altri Paesi, questa stampa, per motivi legati all'economia, all'invasione delle grandi piattaforme, va scomparendo.
Io penso che, oltre all'attenzione all'intelligenza artificiale, oltre all'attenzione alle grandi movimentazioni economiche, dobbiamo tenere un occhio su questo aspetto, perché la vicinanza e la prossimità, in un'epoca di grande ignoranza globale, in un'epoca di poco accesso all'informazione e di solitudine dell'essere umano, diventa anche quello un presidio importante dei diritti.
Grazie a tutti per la collaborazione sul rapporto.