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27 April 2022 morning

2022 - Second part-session Print sitting

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Opening of session No. 13

Debate: Consequences of the Russian Federation's continued aggression against Ukraine: role and response of the Council of Europe

Address by Mr Sergio MATTARELLA, President of the Italian Republic

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:05:31

Signor Presidente dell’Assemblea Parlamentare,

Signora Segretaria Generale del Consiglio d’Europa,

Signore e Signori parlamentari,

Ambasciatrici e Ambasciatori,

Signore e Signori,

sono lieto di potermi indirizzare a questa Assemblea che esprime nel modo più largo il sentimento dei popoli d’Europa.

È per me motivo di grande soddisfazione effettuare a Strasburgo – sede di molteplici istituzioni europee - il primo viaggio all’estero da quando il Parlamento italiano e i rappresentanti delle sue Regioni hanno voluto conferirmi nuovamente l’incarico di Presidente della Repubblica Italiana.

Rendo omaggio al Consiglio d’Europa, alle sue Istituzioni, a voi che siete espressione dei Parlamenti di 46 Paesi membri, in rappresentanza di 700 milioni di cittadine e cittadini europei. 

Permettetemi un particolare ringraziamento al Presidente Mr Tiny KOX per questa opportunità che mi offre e mi consente, per le sue parole così gentili; e grazie a tutti voi per l’accoglienza.

Porgo un saluto caloroso alla Segretaria Generale Ms Marija PEJČINOVIĆ-BURIĆ, la cui guida in questa organizzazione considero preziosa, come ho avuto modo di dirle nel nostro incontro dello scorso novembre, al Palazzo del Quirinale, e ribadirle nell’incontro che abbiamo avuto questa mattina.

Il Consiglio d’Europa ha sempre avuto la vocazione a essere la “casa comune europea” e ha saputo svilupparla nei decenni che hanno fatto seguito alla sua istituzione, come testimonia anche la sua attuale ampia rappresentatività.

Una casa che, se è stata specchio fedele delle divisioni e delle difficoltà manifestatesi fra le diverse comunità nazionali, ha saputo essere anche, e soprattutto, espressione del coraggio di unità dell’Europa, spesso prefigurando quanto si è potuto successivamente costruire, sotto altri profili e in altri ambiti, come l'Unione Europea.

Tanti i traguardi di civiltà conseguiti dal Consiglio d’Europa. Sul terreno della abolizione della pena di morte, della lotta al razzismo, della libertà di espressione, della tutela della diversità culturale, della protezione dei diritti dei bambini, dello sviluppo di politiche per la gioventù.

Inoltre, parafrasando il mugnaio di Potsdam, nel nostro Continente si può dire: “C’è un giudice a Strasburgo”, con l'attività sviluppata dalla CEDU frutto della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo - sottoscritta a Roma.

Il Consiglio d’Europa ha saputo, cioè, consolidare le prerogative dei cittadini, aggiungendo alla tutela dei singoli ordinamenti statali quella derivante dalla applicazione della Convenzione, in casi di violazione di diritti da parte degli Stati. Perché non c’è ragion di Stato che tenga nel caso di violazioni dei diritti della persona.

Più liberi, più sicuri, più coesi. E penso alla Carta Sociale europea contro le disuguaglianze e le povertà, lanciata in Italia, a Torino, nel 1961.

Questi sono risultati impareggiabili della costruzione tenace di una casa comune quale il Consiglio d’Europa. Progresso per centinaia di milioni di cittadine e di cittadini europei, fieri di ritrovarsi sempre più in un unico demos.

Il Consiglio d’Europa è figlio di quella spinta al multilateralismo che caratterizzò gli anni successivi al secondo conflitto mondiale, insieme al sistema delle Nazioni Unite. Una spinta basata su una considerazione elementare: la collaborazione riduce la contrapposizione, contrasta la conflittualità, aumentando le possibilità di composizione positiva delle vertenze.

Non fu facile imboccare la strada della riconciliazione. Così come non è stato facile giungere alla condivisione di una comune eredità; avere il coraggio di passare, nel rapporto tra gli Stati, dal diritto della forza alla forza del diritto.

Costruire una pace duratura è stato un processo lento e graduale che ha saputo evitare il rischio di una terza guerra mondiale, sfiorato con la guerra di Corea e il blocco di Berlino, e ha saputo passare, in quegli anni lontani, attraverso la regolazione della condizione dell’Austria sotto clausola di neutralità e il superamento della crisi di Cuba.

Quanto la guerra ha la pretesa di essere lampo – e non le riesce - tanto la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione.

E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato. Il frutto di una ostinata fiducia verso l’umanità e di senso di responsabilità nei suoi confronti.

Come ci ricordava Mr Robert SCHUMAN “la pace non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.

Se perseguiamo obiettivi comuni, per “vincere” non è più necessario che qualcun altro debba perdere. Vinciamo tutti insieme.

L’esempio è stato contagioso, tanto da fare diventare Strasburgo la meta obbligata di quanti raggiungevano libertà e indipendenza, per rafforzarla e consolidarla. E’ stato così in diversi casi; ma, naturalmente, per stare insieme occorre rispettare le regole che ci si è dati.

Si giustifica per questa ragione la parentesi della Grecia dopo il colpo di stato militare.

Decenni dopo, i popoli centro-europei, baltici e del Caucaso poterono scegliere, a loro volta, di aderire al Consiglio d’Europa e, con questa decisione, di schierarsi per la salvaguardia dei diritti umani, la vigenza dello Stato di diritto, lo sviluppo della democrazia.

Come ha sottolineato il presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini - intervenendo dinanzi a questa assemblea esattamente 39 anni fa, il 27 aprile 1983 - occorre talora saper esercitare il “coraggio della rinuncia”, quando la separazione di un Paese membro dal Consiglio d’Europa appare necessaria per non tradire l’ispirazione che ha dato vita a questa istituzione.

L’obiettivo hitleriano che condusse alla Seconda Guerra mondiale era quello di fare della Germania la potenza prevalente con un ruolo dominante su altri popoli e altri Paesi.

Fu un disegno che coinvolse regimi di numerose altre nazioni - il Regno d’Italia fra queste - e che fu battuto dalla coscienza civile internazionale.

Ma il registro della storia ci ricorda come stabilità e pace non siano garantite una volta per sempre: ce lo testimoniano drammatiche e tristi vicende nei Balcani, nel Caucaso, nel Mar Nero.

La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.

Viviamo oggi, nuovamente, l’incubo – inatteso perché imprevedibile - della guerra nel nostro Continente.

Si pratica e si vorrebbe imporre l’arretramento della storia all’epoca delle politiche di potenza, della sopraffazione degli uni sugli altri, della contrapposizione di un popolo – mascherato, talvolta, sotto l’espressione interesse nazionale - contro un altro.

Imperialismo e neo-colonialismo non hanno più diritto di esistere nel terzo millennio, quali che siano le sembianze dietro le quali si camuffano.

Non è più il tempo di una visione tardo-ottocentesca, e poi stalinista, che immagina una gerarchia tra le nazioni a vantaggio di quella militarmente più forte. Non è più il tempo di Paesi che pretendano di dominarne altri.

L’opzione è stata effettuata da tempo con il passaggio delle relazioni internazionali dalla estraneità agli aspetti giuridici, alla civiltà del diritto.

Di fronte a un’Europa sconvolta dalla guerra nessun equivoco, nessuna incertezza è possibile.

La Federazione Russa, con l’atroce invasione dell’Ucraina, ha scelto di collocarsi fuori dalle regole a cui aveva liberamente aderito, contribuendo ad applicarle.

La deliberazione di questa Assemblea parlamentare - del Consiglio d’Europa - di prendere atto della rottura intervenuta è coerente con i valori alla base dello Statuto dell’organizzazione, che indica la strada di una unione più stretta delle aspirazioni comuni ai popoli europei.

La responsabilità della inevitabile sanzione adottata ricade interamente sul Governo della Federazione Russa. Desidero aggiungere: non sul popolo russo, la cui cultura fa parte del patrimonio europeo e che si cerca colpevolmente di tenere all’oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina.

Non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli.

Si tratta di principi che hanno saputo incarnarsi nella storia della seconda metà del ‘900 e, a maggior ragione, devono sapersi consolidare oggi.

La ferma e attiva solidarietà nei confronti del popolo ucraino e l’appello al Governo della Federazione Russa perché sappia fermarsi, ritirare le proprie truppe, contribuire alla ricostruzione di una terra che ha devastato, è conseguenza di queste semplici considerazioni.

Alla comunità internazionale tocca un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.

Un grande intellettuale, Paul Valery - passato attraverso le due guerre mondiali - richiamava i concittadini europei a prendere coscienza di vivere in un mondo “finito”. “Non c’è più terra libera” - scriveva - nessun lembo del globo è più da scoprire.

Se nessuno è più estraneo a nessuno, si interrogava il presidente Pertini, non è giunto il tempo che gli uomini apprendano a essere in pace con se stessi?

Potremmo oggi aggiungere: in un mondo sempre più interconnesso, nel quale sono sostanzialmente venute meno le distanze, in cui ciascuna persona può comunicare, e sovente comunica, in tempo reale, con interlocutori in ogni parte del mondo, non c’è posto: è anacronistico parlare di sfere territoriali di influenza.

Il contesto internazionale presenta contraddizioni, a partire dalla stessa Federazione Russa, responsabile della violazione di tutte le principali carte definite nell’ambito degli organismi multilaterali, che si trova paradossalmente a invocare l’intervento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio contro le sanzioni imposte dalla comunità internazionale.

Mentre il conflitto ha ulteriormente indebolito il sistema internazionale di regole condivise – e il mondo, come conseguenza, è divenuto assai più insicuro - la via di uscita appare, senza tema di smentita, soltanto quella della cooperazione e del ricorso alle istituzioni multilaterali.

Sembrano giungere a questa conclusione anche quei Paesi che, pur avendo rifiutato sin qui di riconoscere la giurisdizione della Corte Penale Internazionale, ne invocano, invece, oggi, l’intervento, affinché vengano istruiti processi a carico dei responsabili di crimini, innegabili e orribili, contro l’umanità, quali quelli di cui si è resa colpevole la Federazione Russa in Ucraina, riconoscendo in tal modo il ruolo necessario di quella Corte.

Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.

Significa che iniziative, come quella promossa dal Liechtenstein e da altri 15 Paesi, per evitare la paralisi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu vanno prese in seria considerazione.

La guerra è un mostro vorace, mai sazio. La tentazione di moltiplicare i conflitti è sullo sfondo dell’avventura bellicista intrapresa da Mosca.

La devastazione apportata alle regole della comunità internazionale potrebbe propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermare subito questa deriva. Dobbiamo saper scongiurare il pericolo dell’accrescersi di avventure belliche di cui, l’esperienza insegna, sarebbe poi difficile contenere i confini.

Dobbiamo saper opporre a tutto questo la decisa volontà della pace.

Diversamente ne saremo travolti.

Per un attimo, esercitiamoci - prendendole a prestito dal linguaggio della cosiddetta “guerra fredda” - a compitare insieme parole che credevamo cadute ormai in disuso, per vedere se possono aiutarci a riprendere un cammino, per faticoso che sia.

Distensione: per interrompere le ostilità.

Ripudio della guerra: per tornare allo status quo ante.

Coesistenza pacifica, tra i popoli e tra gli Stati.

Democrazia – come ci insegna il prezioso lavoro della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa – come condizione per il rispetto della dignità di ciascuno.

Infine, Helsinki e non Jalta: dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali.

Prospettare una sede internazionale che rinnovi radici alla pace, che restituisca dignità a un quadro di sicurezza e di cooperazione, sull’esempio di quella Conferenza di Helsinki che portò, nel 1975, a un Atto finale foriero di sviluppi positivi. E di cui fu figlia la Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Si tratta di affermare con forza il rifiuto di una politica basata su sfere di influenza, su diritti affievoliti per alcuni popoli e Paesi e, invece, proclamare, nello spirito di Helsinki, la parità di diritti, l'uguaglianza per popoli e persone.

Secondo una nuova architettura delle relazioni internazionali, in Europa e nel mondo, condivisa, coinvolgente, senza posizioni pregiudizialmente privilegiate.

La sicurezza, la pace – è la grande lezione emersa dal secondo Dopoguerra – non può essere affidata a rapporti bilaterali – Mosca versus Kiev - tanto più se questo avviene tra diseguali, tra Stati grandi e Stati più piccoli.

Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.

Avviandomi alla conclusione, vorrei sottolineare come la possibilità di rivolgermi a voi di persona - potendo così dare manifestazione del bisogno basilare di comunicazione diretta - è sicuramente un vantaggio.

Abbiamo vissuto una lunga fase di difficoltà a causa della pandemia, con momenti drammatici. Il virus non è ancora debellato, ma abbiamo imparato a combatterlo, ad attenuarne gli effetti.

Desidero, in questa sede, rendere omaggio a tutti coloro che, a costo di rischi personali, che talvolta hanno comportato il sacrificio della vita, hanno contribuito a conseguire i risultati di cui oggi possiamo giovarci.

Penso in primo luogo al personale medico e sanitario, cui va tutta la nostra riconoscenza, ai ricercatori e agli scienziati, ma anche ai molti operatori, volontari, professionisti che a vario titolo ci hanno aiutato a superare questa prova.

Una volta di più abbiamo avuto conferma di quanto valga la cooperazione internazionale. La comunità scientifica internazionale ha operato al di sopra dei confini, scambiando dati, conoscenze risultati di esperienze, avanzamenti di ricerca.

Non poteva esservi richiamo più convincente; e si sperava che questo esempio di collaborazione contro un nemico comune dell’umanità, fosse recepito dai governi degli Stati, sospingendo verso la ricerca del dialogo, della condivisione, della cooperazione.

Tutto questo non fa dimenticare che, se oggi possiamo sperare che il peggio sia ormai alle nostre spalle, è grazie al civismo dei nostri concittadini, al loro senso di responsabilità che hanno manifestato, alla loro collaborazione nelle misure di attenuazione della diffusione del virus e nel garantire il successo delle campagne vaccinali. Senza il loro contributo non sarebbe stato possibile sconfiggere, oltre al Covid-19, il pernicioso virus della disinformazione e della sfiducia nella scienza.

Le nostre istituzioni hanno mostrato capacità di saper reagire rapidamente, le nostre società hanno evidenziato una resilienza rassicurante.

Vorrei manifestare apprezzamento per il contributo, fornito dal Consiglio d’Europa agli Stati membri, affinché la risposta alla pandemia si svolgesse entro ambiti rispettosi dei diritti e delle libertà fondamentali; ponendo sempre al centro la persona umana e la sua insopprimibile dignità.

È un aspetto da non dare mai per scontato, un successo europeo del quale possiamo andare giustamente fieri.

Signore e Signori,

la Repubblica Italiana ha convintamente contribuito alla nascita di questa Organizzazione, alla sua crescita e alla sua piena affermazione, quale punto di riferimento imprescindibile nel sistema multilaterale di difesa dei valori di libertà e di affermazione dei principi dello Stato di diritto.

E’ una funzione che continua a manifestarsi preziosa, alla quale tutti gli organi del Consiglio d’Europa, e gli Stati membri, sono chiamati a concorrere.

E’ quanto abbiamo puntato a ribadire, responsabilmente, in occasione di questa ottava presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

La generazione dei fondatori ha saputo edificare, su cumuli di macerie materiali, morali e giuridiche, questa comunità multilaterale, guardando al futuro. Confidiamo di avere custodito fedelmente questo patrimonio; di averlo difeso come un bene prezioso.

Ma se il compito non è esaurito, tocca proprio a noi corrispondere alle sfide di oggi, sviluppandone e attuandone i principi.

Un augurio di buon lavoro – quindi - a tutti noi e grazie dell’attenzione.

Questions: Mr Sergio MATTARELLA, President of the Italian Republic

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:31:03

La ringrazio. 

Il comportamento della Federazione Russa con questa tragica e imprevedibile aggressione del Ucraina ha portato all'estromissione da parte del Consiglio d'Europa, dell'assemblea parlamentare, per l'abbandono delle regole dell'organizzazione da parte della Federazione Russa. 

Questo impone una riflessione strategica sul futuro e sugli obiettivi del Consiglio d'Europa per garantirne l'efficacia fin qui sempre spiegata nel nostro Continente.

Credo che sia interessante ricordare le parole dei capi di Stato e di Governo in occasione di un altro vertice, il primo vertice a Vienna nel '93. Leggo queste parole nel comunicato: "L'Europa è la fonte di un'immensa speranza che non deve in nessun caso essere distrutta da ambizioni territoriali, dalla rinascita di nazionalismi aggressivi, dal perpetuarsi di sfere di influenza, dall'intolleranza e da ideologie totalitarie".

Sembrano parole scritte oggi e con questo da l'idea di come sia importante il momento di quel vertice e dell'incontro dei vertici dei paesi che fanno parte del Consiglio d'Europa.

Io naturalmente so che vi è a maggio una importante riunione dei Ministri in Italia, a Torino, è sarà l'occasione per valutare questa proposta. Io la guardo con molto interesse, come sede solenne per riflettere, definire e disegnare le linee di impegno che garantiscano la prosecuzione efficace dell'azione Consiglio d'Europa. 

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:34:23

La ringrazio,

ma questo è un tema di grande rilievo perché l'aggressione della Russia all'Ucraina, che ha riportato la guerra imprevedibilmente nel nostro continente, sollecita ancor di più, rendendola ancora più attuale, la spinta all'unità di tutti i paesi e popoli europei che credono nella pace, nella via della democrazia, nel rispetto del diritto internazionale e nello stato di diritto.

 

Noi abbiamo, in questi decenni, attraverso l'opera del Consiglio d'Europa e la collaborazione tra gli stati, realizzato faticosamente un terreno comune, una comune comprensione e fiducia: questo non può essere messo in crisi.

Dobbiamo salvaguardare questo sistema che è incardinato nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo e nella Corte, che è impegnata a ribadire, a difendere e tutelare questi diritti.

È un patrimonio che ispira la Carta dei diritti dell'Unione europea, e che è un bagaglio e un punto di riferimento che occorre difendere e salvaguardare a vantaggio delle future generazioni.

Lo statuto del Consiglio d'Europa e il Trattato dell'Unione europea ci indicano una strada e un'unità sempre maggiore tra i popoli europei.

Un'unità di intenti, di impegni, una condivisione di valori e di modi di procedere: questo è anche indispensabile perché l'Europa giochi sul piano globale e nella comunità internazionale un ruolo di pace, di dialogo, di valori da affermare per la democrazia e lo stato di diritto.

 

Ecco, credo che difendere questi valori sia l'unica strada che abbiamo da percorrere, l'unica per contrastare quanto sta avvenendo, a parte naturalmente  il modo di contrastarla nelle maniere nell'immediato e maniere indispensabili che stanno avvenendo, ma contrastarle contrapponendo alla violenza della forza, della prepotenza, della guerra, i valori della pace, della convivenza. Non c'è un'altra strada.

Dobbiamo preservare questa strada che il Consiglio d'Europa in questi decenni ha garantito.

 

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:37:40

Le rispondo molto volentieri.

Naturalmente numeri e definizioni di importanza sono tutti da verificare: l'impianto sanzionatorio deciso è pienamente operativo in Italia, lo è con rigore e severità.

È una posizione, è una decisione politica, che ha assunto il Governo italiano assolutamente chiara, alle aziende che hanno base in Italia.

Molte di esse hanno deciso in autonomia di interrompere l'attività nella Federazione Russa, altre hanno sospeso questa attività nel rispetto dei principi dello Stato di dritto e dell'Economia di libero mercato che in Italia vigono e che vengono rispettate in Italia, le une e le altre. 

Le regole dello Stato di diritto, le regole dell'Economia di mercato, comuni anche anche ad altri paesi, e le imprese nella loro autonomia si regolano di  conseguenza così, come avviene in altri paesi, in tutti gli altri paesi che hanno allo stesso modo un'economia di mercato.

La Repubblica italiana ha contribuito alla definizione delle sanzioni e ha contribuito da protagonista: le sta applicando attuandole con assoluto rigore, è pronta a eventuali altre sanzioni.

Senza alcun esitazione, questa posizione è chiarissima a chiunque. 

Mr Damien COTTIER

Switzerland, ALDE, Spokesperson for the group

12:39:20

La Svizzera, Signor presidente, è un paese che usa anche l'italiano come lingua nazionale.

Grazie per essere venuto qui a Strasburgo signor Presidente della Repubblica per incontrarci. 

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:40:31

La ringrazio,

vede, quello che è avvenuto non attenua, ma rafforza l'impegno per la missione del Consiglio d'Europa, quello di costruire uno spazio paneuropeo fondato su principi e valori condivisi, che abbiano come criterio il rispetto dei diritti umani e la democrazia, lo Stato di diritto.

E non viene meno, al contrario, il desiderio, l'ambizione, di creare una casa comune europea, tanto più che questo viene messo sotto attacco da quanto avvenuto, da quanto sta avvenendo, da parte della Federazione Russa in Ucraina, tanto più va riaffermata l'importanza del ruolo che svolge il Consiglio d'Europa.

E questo è l'obiettivo che i popoli europei hanno certamente a cuore, e che garantisce il loro futuro.

Per questo, come dicevo, ogni iniziativa, occorre definire insieme, e potrebbe essere, lo ripeto, interessante, una buona occasione, un vertice di Capi di Stato di Governo per definire un quadro di aggiornamento del modo di impegno di attività, per rendere più inclusiva, più condivisa, più rassicurante e più serena la vita europea.  

Mr Marco NICOLINI

San Marino, UEL, Spokesperson for the group

12:42:08

Signor Presidente,

rivivo con piacevole ricordo di un evento storico, poiché nella mia parentesi da Capo di stato della Repubblica di San Marino fui invitato al Quirinale in visita ufficiale: un'occasione unica, grazie alla quale la Repubblica di San Marino può orgogliosamente chiamarla "amico".

 

Proprio in forza di questo rapporto le chiederei di rivolgere nuovamente lo sguardo ai piccoli stati d'Europa: l'attuale governo della Repubblica di San Marino era nato per opporsi ad un oligarchia esterna che stava mettendo le mani sul Paese, creando i pericolosissimi cortocircuiti che vedono soggetti privati gestire seggi nei più importanti consessi politici internazionali.

San Marino ora deve guardare avanti e combattere anche questa propria vulnerabilità. Le chiederei, signor Presidente, quale sia il suo pensiero a riguardo della negoziazione ormai giunta a 7 anni di trattativa che vede tre micro stati impegnati nel raggiungimento di un accordo di associazione con l'Unione europea.

In un momento di grande difficoltà con la guerra alle porte dell'Europa, forse il primo segnale positivo potrebbe essere proprio questa piccola, ma importante, aggregazione.

Grazie signor Presidente. 

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:43:27

Signor Presidente,

 

ricordo anch'io la visita dell'onorevole Marco NICOLINI da capitano reggente della Repubblica di San Marino, è stata quella visita un'occasione per ribadire la grande amicizia che lega San Marino e Italia.

Da molti anni, lo so, San Marino e i Principati di Monaco e Andorra chiedono di raggiungere un accordo di associazione con l'Unione europea: è una domanda che l'Italia vede con pieno favore. L'Italia appoggia con convinzione questa prospettiva, la sostiene, lo ha sempre fatto, continuerà a farlo.

Questo porterebbe nell'Unione europea un contributo i tradizioni di indipendenza e libertà che è prezioso, tanto più che arriva da piccoli paesi che hanno mantenuto nei secoli della storia questa condizione.

Per questo è importante che questa proposta trovi un accoglimento e una traduzione positiva sollecitamente. L'Italia  continuerà ad impegnarsi a questo riguardo.  

Ms Ada MARRA

Switzerland, SOC

12:46:16

Grazie Signor Presidente,

 

signor Presidente buongiorno, mi permetto di parlare in italiano perché sono una figlia di italiani emigrati tanti anni fa in Svizzera. Ecco, lei rappresenta per me e per tanti altri la garanzia di una certa dignità delle istituzioni così importanti, appunto, per tutelare il bene vivere insieme, l'uguaglianza, i valori che difendiamo in questo Consiglio.

 

C'è un fenomeno che non rispetta questa cosa, che vuole invece indebolire lo Stato, e parlo della Mafia.

Vorrei sapere, poiché ci sono queste ramificazioni internazionali della Mafia, che più o meno scopriamo, o non vogliamo vedere, nei nostri stati, cosa pensa lei della collaborazione internazionale per lottare contro questo fenomeno, se gli Stati fanno abbastanza e cosa si potrebbe promuovere nel caso contrario.

E mi scusi per mio povero italiano, grazie. 

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:47:27

Rispondo alla prima volentieri,

il rafforzamento del dialogo interreligioso a nostro avviso è prezioso per la pace e la convivenza.

Lo dimostrano tanti episodi significativi, e cito soltanto due: la lettera sulla Fratellanza umana con cui il pontefice della Chiesa cattolica, Francesco, e il grande Imam di al-Azhar Ahmed, EL TAYEB, hanno invitato poi i popoli e le differenti religioni a collaborare per la pace e il rispetto tra tutti quanti.

O l'incontro dell'ottobre scorso a Roma in cui sono stati oltre a questi due leader religiosi così importanti, anche altri leader altrettanto importanti, il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, il primate anglicano, l'arcivescovo Justin WELBY, il rabbino Noah Maransm, l'Ayatollah Mostafa Mohaghegh DAMAD, un vescovo luterano Frederick SHOO, il leader buddista Shoten MINEGISHI.

Tutti insieme per ragionare del clima e di come incoraggiare tutti gli aderenti, tutti i seguaci, delle fedi religiose a contribuire alle migliori sorti dell'umanità.

Con questi sforzi, questo dialogo è fondamentalmente importante, sul piano appunto dei valori umani e della dignità personale di ciascuno. Qualunque sia la sua idea, la sua religione o la sua mancanza di religione.

È un contributo veramente fondamentale perché toglie vigore agli estremismi e radicalismi, ai fondamentalismi, e induce tutti a riconoscersi nella comune condizione umana.

In questo, la Repubblica italiana riconosce, nella separazione netta tra sfera religiosa e sfera temporale, statale, riconosce però la dimensione religiosa, all'attività delle varie fedi religiose, alle varie confessioni religiose, un contributo al tessuto civile, anche al di là dei confini del loro credo.

E questo sul piano mondiale è un contributo al rispetto reciproco a trovare ragione di vita insieme, in comune, rispettando gli uni e gli altri.

Alla seconda domanda vorrei rispondere che noi siamo convinti che occorre sostenere, incoraggiare tutte le opportunità di negoziato che vi sono, naturalmente, anche se allo stato non c'è grande motivo di ottimismo, ma tutte le possibilità che vi sono possono nascere di possibile trattativa, e negoziato vanno sostenute e incoraggiate.

Ripeto, sperando che si aprano, cosa che fin qui non è avvenuta, degli spiragli di disponibilità da parte della Federazione Russa, che fin qui non ne ha dato alcun cenno. Nel rispetto naturalmente della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale dell'Ucraina.

In questo quadro, in questa chiave, in questo con questi intendimenti l'Italia ha offerto la propria disponibilità a essere parte dei garanti dello status internazionale dell'Ucraina.

Nel quadro e nella cornice internazionale convenzionale che preveda la neutralità dell'Ucraina, la disponibilità nostra c'è, speriamo che si possano realizzare condizioni che allo stato non si intravedono.

Alla terza domanda voglio rispondere che è indispensabile quello che lei ha sottolineato, la collaborazione internazionale per il contrasto alla criminalità organizzata.

Questa era la visione di una persona che ha dato la vita, sotto questo profilo, per questo impegno. È un protagonista della lotta contro la Mafia, che ho ben conosciuto, con cui mi sono incontrato tante volte per parlare di questi temi: Giovanni Falcone, di cui tra pochi giorni ricorderemo i 30 anni dall'assassinio.

La sua convinzione era che bisognasse collaborare a livello internazionale, perché questa era la strada per bloccare e sconfiggere i traffici mafiosi, perché la criminalità organizzata ha sempre più assunto dimensioni internazionali con ramificazioni articolate in diversi continenti, e anche utilizzando il dominio digitale.

Per contrastarla occorrono impegno analogo, continuamente aggiornato, rispetto alla qualità che ha la criminalità di utilizzare strumenti nuovi. Occorre costantemente aggiornare le forme di collaborazione internazionale e gli strumenti di contrasto.

Vi sono tante iniziative a questo riguardo, l'Italia collabora con tanti paesi: e sul piano dell'addestramento, della trasmissione di esperienze, e sul piano dell'inchiesta, delle indagini.

Vi sono anche iniziative di carattere multilaterale. Per esempio il progetto che nell'Interpol c'è, contro la Ndrangheta e le sue ramificazioni, particolarmente in America Latina, ma anche in altri continenti è molto importante. Sviluppare queste forme di collaborazione è il modo più efficace per contrastare la criminalità organizzata ed è un tema che va costantemente tenuto in alta considerazione.

Tra qualche giorno vi sarà a Palermo, nella mia città, dov'è stata firmata la Convenzione per l'impegno internazionale contro la criminalità organizzata, un convegno dei procuratori generali d'Europa e sarà quella un'occasione per riflettere su questi temi, naturalmente sono temi da sviluppare costantemente.

La ringrazio.

Mr Roberto RAMPI

Italy, SOC

12:53:37

Presidente,

a noi sta molto fuori il tema della cultura.

Lei è stato Ministro dell'educazione molti anni fa, e da presidente ha promosso molto questi diritti, e poco più di un anno fa questa assemblea parlamentare ha realizzato un suo auspicio del 2015, quello di garantire il diritto alla conoscenza.

Noi abbiamo provato a codificarlo, esattamente un anno fa in quest'aula, stabilendo alcuni pilastri: la diffusione della cultura, dell'educazione, l'informazione, l'osservatorio sull'informazione, la qualità del dibattito parlamentare.

La mia domanda è: in questa crisi della democrazia, questa crisi della cultura, questo mancato lavoro sulla cultura diffusa, non è forse uno degli elementi chiave su cui dobbiamo lavorare? Come possiamo farlo?

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

12:54:24

La ringrazio,

la dimensione culturale è fondamentale naturalmente, è fondamentale anche come base della crescita democratica, della consapevolezza dello Stato di diritto.

In questo ambito l'informazione: volevo sottolineare il ruolo decisivo dall'informazione libera e indipendente. Come Lei sa in in Italia questo è un principio salvaguardato dalla Costituzione, perché è un pilastro fondamentale per le democrazie, per costruirle e per farle vivere in maniera autentica.

La libertà di informazione, e diritti che questa comporta, sono elementi essenziali anche per una cittadinanza consapevole e attiva, che sia capace nella sua libertà, di una cultura del confronto, dello scambio di opinioni, della libera circolazione e discussione di idee, dell'approfondimento.

E' questa una cartina tornasole per misurare l'autenticità dell'impegno dei vari paesi ai principi di democrazia di Stato di Diritto; è veramente un punto nevralgico, veramente una cartina di tornasole.

Il Consiglio d'Europa in questo ha speso molte energie e molti impegni per garantire questo questo diritto e ne rappresenta un presidio fondamentale, con le iniziative volte a proteggere libertà di espressione, la libera informazione, e la difesa del giornalismo e dei giornalisti.

Le linee guida adottate per sostenere il pluralismo dei media, la trasparenza delle proprietà dei media, sono particolarmente importanti; così come è importante occuparsi e impegnarsi per combattere la manipolazione degli algoritmi: i processi algoritmici sono sovente manipolati per influenzare pubblica opinione, diffondendo fake news.

E' un modo tutelare anche la libera informazione, naturalmente con il presupposto che nessuna voce può essere compressa per la libertà di espressione. Vorrei anche ricordare la piattaforma per la professione del giornalista e del giornalismo.

In Ucraina stiamo vedendo e assistendo, tra i tanti e tante crudeltà, ai tanti orrori a cui assistiamo,  stiamo vedendo la morte dei cronisti, di questi reali e effettivi testimoni di verità. Dimostra questo quanto sia importante garantirne il lavoro e la professione.  

L'adozione di una Carta da parte del Consiglio d'Europa sull'educazione per la cittadinanza democratica e per educare ai diritti umani, così come il rapporto che Lei ha richiamato, conferma quanto questo organismo, il Consiglio d'Europa, abbia consapevolezza dell'importanza del tema, importanza che va crescendo a fronte di nuove tecnologie e delle prospettive dell'intelligenza artificiale.

E' un tema questo fondamentale per la democrazia e per lo Stato di Diritto, ed è importante averlo sempre come prioritario impegno. 

Ms Marta GRANDE

Italy, NR

13:02:40

Grazie Presidente,

Presidente, il sistema internazionale creato dal Dopoguerra ad oggi, e basato su principi e valori democratici, sta subendo sotto vari aspetti e fronti pesanti attacchi.

Assistiamo dopo anni ed anni di costruzione di un'architettura fortemente ancorate ai principi dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e della soluzione diplomatica dei conflitti, ad una vera e propria guerra in Ucraina.

A tal proposito, si parla spesso di riformare le istituzioni internazionali per far sì che possano essere in grado di rispondere in maniera più efficace alle sfide del mondo contemporaneo: in questo scenario, Presidente, quale pensa possa essere di ruolo riformatore di un'Istituzione quale il Consiglio d'Europa? 

Grazie

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

13:03:27

Grazie Presidente,

io devo innanzitutto scusarmi con lei presidente perché poc'anzi alla domanda di Sig. Roberto RAMPI ho risposto senza attendere le altre, ma il tema della libertà di informazione mi ha catturato.

Alla prima domanda di questo gruppo, che pone un tema importante, perché l'aumento del costo della vita e l'erosione del potere di acquisto, parzialmente, per le famiglie più vulnerabili, dal punto di vista economico è un problema davvero di estrema gravità, ed è un motivo, come lei ha ricordato, di preoccupazione per l'intera Europa.La pandemia lo ha provocato in maniera massiccia ed è diventato un tema per tutti i governi d'Europa.

Naturalmente per tutti i governi del mondo in realtà. L'Europa, e in questo l'Unione europea, si è mossa con tempestività e con efficacia, deve avere il coraggio di lavorare insieme per affrontare questo questo tema e queste difficoltà gravi che possono incontrare tante nostre concittadine e tanti nostri concittadini.

Lavorare insieme per trovare le formule che attenuino le conseguenze drammatiche sul potere acquisto. Adesso quei rischi provocati dalla pandemia sono moltiplicati dalla crisi energetica e dagli effetti della guerra condotta dalla Russia.

Tutto questo naturalmente aumenta la priorità del problema che Lei ha indicato: è un problema su cui intervenire con con tutti gli strumenti di cui disponiamo, all'interno dei paesi, ma anche in maniera coordinata al di sopra dei confini dei singoli paesi, a livello europeo ed internazionale.

Dobbiamo anche essere consapevoli che intervenire su questo piano e contenere le conseguenze negative, è un elemento indispensabile per conservare le nostre democrazie, per dimostrare la loro efficienza nel governare i problemi nell'interesse delle persone e della cittadinanza.

La seconda domanda.

L'Italia, l'ho già detto, sostiene con fermezza le sanzioni e naturalmente auspica che le sanzioni contro la Russia, nei confronti della Russia vengano applicate da tutti, la maggior estensione possibile.

Naturalmente, vi sono paesi che hanno una comune civiltà, paesi che l'hanno inferiore, ma questo è quello che riguarda l'Unione europea, riguarda il tema della verifica delle adesioni.

L'adesione interna europea significa avere un progetto di integrazione, con un comune patrimonio di valori e di criteri di comportamento, quindi per il periodo di pre-adesione di un paese candidato, lo stato di un paese candidato serve per valutare e verificare l'idoneità, l'adeguatezza di questa candindatura rispetto a questo acquis comunitario, a queste condizioni richieste dall'adesione a un progetto comune così impegnativo come quello di integrazione dell'Unione europea.

Naturalmente è importante impegnarsi per la pace in questo momento, è importante come stiamo facendo ampiamente, tanti paesi: sostenere sul profilo umanitario i nostri amici ucraini. Sostenerli politicamente, sostenerli anche nella resistenza che stanno sviluppando per la loro libertà e indipendenza. Questo naturalmente va accompagnato con la disponibilità di cercare continuamente, se possibile, ripeto, da dove si aprano spiragli che fin qui non ci sono, prospettive di negoziato di pace.

Quindi non va sottovalutata nessuna iniziativa che cerchi di sviluppare un negoziato per cercare di superare questa drammatica condizione, naturalmente con le condizioni che ben conosciamo che riguardano l'Ucraina, la sua indipendenza, la sua integrità territoriale, la sua piena libertà.

Per quanto riguarda la terza domanda, sono lieto che Lei l'abbia posta, è un tema di importanza particolare.

Questo della violenza sulle donne sul quale sono intervenuto pubblicamente molte volte nel mio paese. Naturalmente il suo caso che ha citato va chiarito che la Corte esamina casi singoli, che alle volte non coincidono con la normalità di quel che avviene in un paese, ma la crudezza di quel caso singolo ha allarmato tutti. Ha anche colpito molto l'Italia con un forte sentimento di dolore per quanto avvenuto.

Ma la condizione naturalmente generale dell'Italia è di strumenti molto forti, anche efficaci, per contrastare la violenza sulle donne. Vi è una grande attenzione a questo riguardo. La stessa Corte di giustizia, CEDU, ha sottolineato in quella medesima decisione, che il quadro giuridico italiano offre misure normative esecutive adeguate per assicurare la sicurezza delle donne rispetto alle minacce di violenza. E la stessa, sottolineando fin dal 2008 come l'Italia ha aderito alla Convenzione di Istanbul che cerchiamo di sviluppare nell'attuazione in tutti i modi possibili.

Esiste in Italia un piano nazionale strategico sulla violenza degli uomini contro le donne che è stato rinnovato per questo triennio, ed è incentrato già sulle prossime linee di azione, per la protezione e il supporto, per difendere le donne dalla violenza degli uomini.

La riforma recentissima della giustizia penale in Italia ha previsto ulteriori strumenti, di contrasto e repressione, con l'inasprimento di pene per i reati e i comportamenti violenti contro le donne.

Lo stesso è avvenuto per il processo civile, aumentando le facoltà, le possibilità di risarcimenti e di interventi a tutela, ed abbreviando i tempi di applicazione e di intervento. E questo tema è al centro della nostra attenzione, così come al centro dell'attenzione italiana come membro del Consiglio d'Europa, che su questo tema è particolarmente impegnata.

Questo è un tema su cui nel Comitato dei Ministri, l'Italia è fortemente impegnata per sviluppare tutte le forme possibili che garantiscono contro la violenza contro le donne.

L'impegno di fare in modo che la convenzione di Istanbul sia estesa nell'adesione il più possibile e concretamente e coerentemente applicata e attuata.

Per quanto ci riguarda faremo ogni sforzo a questo riguardo.

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

13:11:07

Dimenticavo, mi scusi onorevole Ms Marta GRANDE,

dimenticavo proprio lei. Vede, quello che è avvenuto con la sfida posta dalla Federazione Russa all'Ucraina è davvero grave, drammatico, intollerabile.

La scelta di accoglierla nel Consiglio d'Europa nel '96 era stata espressione della vocazione del Consiglio d'Europa a corrispondere all'aspirazione verso standard condivisi di libertà e democrazia.

È stata una scelta giusta allora, per incoraggiare queste possibilità e queste prospettive.

La Federazione Russa con il suo comportamento ha vanificato quell'apertura di credito che aveva dato il Consiglio d'Europa a suo tempo.

Quanto stato assunto come decisione al Consiglio Europa è assolutamente indiscutibile, ma  naturalmente tutto questo non frena il contributo, che definire prezioso è insufficiente, del Consiglio d'Europa alle prospettive di vita del continente europeo.

Io ho cercato poc'anzi, intervenendo, di ricordare i risultati che in questi decenni il Consiglio d'Europa ha ottenuto su diversi fronti, su tanti valori, principi,  criteri e comportamenti che prima erano, decenni fa, ignorati o non considerati, e adesso sono diventati prioritari in tanti paesi.

Questo grande relazione grazie all'azione anche del Consiglio d'Europa. Questa è una importante crescita di condizioni di civiltà nel nostro continente. Per questo occorre sviluppare con cornici nuove, di nuove convenzioni, rafforzando quelle esistenti: l'azione del Consiglio d'Europa per sviluppare, contro la barbarie e la violenza, ulteriormente questi principi, questi valori, mantenendo e sviluppando il ruolo del Consiglio d'Europa che, tanto più oggi, si manifesta prezioso e irrinunciabile per nostro continente.

Grazie.

Question by Ms Nina KASIMATI

Written reply by Mr Sergio MATTARELLA, President of the Italian Republic

Mr Sergio MATTARELLA

President of the Italian Republic

13:16:54

Il Trattato di delimitazione marittima tra Italia e Grecia costituisce senza alcun dubbio un esempio nel Mediterraneo, in questa fase di crescente “territorializzazione” del nostro mare. Italia e Grecia nel loro negoziato hanno saputo contemperare i rispettivi interessi, in linea con la loro storica e tradizionale amicizia, e coerentemente con i legami che uniscono i due Paesi all’interno dell’Unione Europea, dell’Alleanza Atlantica e di questa istituzione, e hanno mantenuto costante l’irrinunziabile riferimento al diritto internazionale. 

Questa esperienza indica un “metodo di lavoro” che può essere utile ad altri Paesi costieri del Mediterraneo: risolvere le controversie sulle delimitazioni marittime attraverso il dialogo, nella consapevolezza che soluzioni condivise presuppongono necessari compromessi e ponendosi sempre nel quadro di riferimento fornito dal diritto internazionale. Tenendo conto che le soluzioni condivise recano vantaggio a tutte le parti in questione.

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