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25 June 2019 afternoon

2019 - Third part-session Print sitting

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Opening of sitting No. 22

Election of a Vice-President of the Assembly

Joint debate: The Istanbul Convention on violence against women: achievements and challenges / Towards an ambitious Council of Europe agenda for gender equality

Ms Maria Elena BOSCHI

Italy, SOC

17:47:24

Grazie, Presidente.

Il Consiglio d'Europa è la casa della democrazia e nei suoi 70 anni di storia spesso ha aperto la strada all'affermazione di nuovi diritti e ha rappresentato, e rappresenta tuttora, un faro per la tutela di donne e uomini del nostro continente, soprattutto i più fragili.

Tra i tanti risultati di cui essere orgogliosi, sicuramente l'approvazione della Convenzione di Istanbul è uno dei più importanti; a quasi 5 anni dalla sua entrata in vigore, è lo strumento giuridico ancora più moderno e più ambizioso per la tutela delle donne vittime di violenza.

In questi cinque anni molti Paesi hanno fatto importanti passi in avanti, partendo proprio dalla Convenzione di Istanbul; tra questi vi è anche il mio Paese, l'Italia, uno dei primi a ratificare la convenzione – per altro con un voto all'unanimità di tutto il Parlamento – e a darle poi attuazione con importanti risorse economiche pubbliche, per un primo Piano nazionale antiviolenza, per sostenere le vittime, puntando soprattutto sulla prevenzione e sulla educazione, a cominciare dalle scuole, e cambiando anche la legislazione per avere strumenti più efficaci di tutela delle vittime di repressione, introducendo il femminicidio; prevedendo anche una commissione in Parlamento sul femminicidio.

Eppure sono preoccupata. Siamo preoccupati perché nell'ultimo anno il nuovo Governo di Lega e Movimento 5 Stelle ha bloccato i trasferimenti delle risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio, ha bloccato l'attuazione del Piano nazionale antiviolenza; ma soprattutto quello che mi preoccupa è un nuovo clima che sembra essere ovunque in Europa – anche nei Paesi che siedono qui al Consiglio d'Europa, così come in Italia – che cerca di tornare indietro. Sembra che qualcuno voglia sabotare i principi della Convenzione di Istanbul, che voglia minare quei principi giuridici e la tutela dei diritti delle donne. E lo fa spesso portando falsamente avanti dei valori.

Questo avviene anche in Italia. Un senatore della maggioranza, vicino a Matteo Salvini, il senatore Pillon, ha presentato una proposta di legge su cui si è acceso un grande dibattito pubblico, perché apertamente viola la Convenzione di Istanbul: prevede la mediazione obbligatoria per le donne che vogliono separarsi anche se vittime di violenza, la possibilità di affidare i figli vittime di violenza assistita ai padri in caso di separazione. Ci stiamo battendo in Parlamento, e lo faremo anche nelle piazze, perché questa proposta non divenga legge. Eppure è il sintomo di quello che sta avvenendo, non soltanto in Italia.

Allora io dico – da cattolica convinta, praticante, ma anche da donna che si è sempre impegnata per i diritti delle altre donne, che è stata chiamata, anche per i suoi ruoli istituzionali, ad attuare la Convenzione di Istanbul al Governo – che non ci può essere un finto valore della famiglia, o dell'unità, o in qualche modo dell'interesse dei minori quando c'è la violazione di un diritto umano, quando c'è una violenza, quando si ledono i diritti delle persone. Non ci può essere dubbio – dobbiamo essere chiari – che dove c'è una donna che cerca di liberare se stessa e i propri figli da una violenza o da una minaccia, ecco, lì non c'è una violazione dei diritti dellla famiglia o della persona, la violazione c'è da parte dell'uomo che picchia la propria compagna di fronte ai propri figli, che la violenta, che arriva ad ucciderla.

Dobbiamo avere ben chiaro chi è il responsabile e chi è la vittima.

Vote: The Istanbul Convention on violence against women: achievements and challenges / Towards an ambitious Council of Europe agenda for gender equality

The sitting was closed at 7:15pm

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