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27 January 2022 afternoon

2022 - First part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of the sitting No. 8

Event on the occasion of the International Day of Commemoration in memory of the victims of the Holocaust

Opening address by the President of the Parliamentary Assembly of the Council of Europe

Projection of a video with excerpts from the speech of Simone Veil – Honorary President of the Foundation for the Memory of the Shoah, former President of the European Parliament – delivered in the hemicycle of the Palais de l'Europe in October 2002, on the occasion of a seminar of the Ministers of Education of Council of Europe member States on teaching about the Holocaust

Projection of the video presenting the European project “Convoy 77”

Ms Liliana Segre

Italian Senator for life, survivor of the Shoah

15:59:20

Un caro saluto al Presidente dell'assemblea parlamentare e per suo tramite a tutti i componenti dell'Assemblea parlamentare. 

 

E' per me un onore accogliere l'invito a commemorare Ms Simone VEIL, in particolare il suo discorso sulla memoria e il racconto della Shoah tenutosi nell'ottobre 2002.

Personaggio di grande rilievo pubblico, politico, e morale, Ms Simone VEIL protagonista nella storia del Novecento, ma di primissimo piano per la stessa storia politica e civile europea.

Mi hanno sempre colpito alcuni aspetti in comune tra la sua vicenda umana e la mia.

Ms Simone VEIL veniva da una famiglia ebraica laica, proprio come la mia, perfettamente integrata nella società francese dei primi decenni del Novecento; anche lei aveva poca dimestichezza con le usanze ebraiche, a conferma che la persecuzione razziale ebbe carattere biologico e colpì indiscriminatamente anche le comunità con i più elevati livelli di integrazione nei paesi di residenza.

 

In Francia vi furono le leggi razziste, esattamente come quelle italiane.

Varate da Mussolini nel 1938, in Francia lo furono nel 1940 ad opera del regime di Pétain, collaborazionista con i Nazisti. Significativo è che, anche in Francia, proprio come in Italia inizialmente si sottovalutò il pericolo, persino entro la comunità ebraica.

 

La mia famiglia rifiutò di partire per gli Stati Uniti perchè convinta che in Italia non sarebbe mai avvenuto quello che accadeva in Germania con Hitler. Ma anche Ms Simone VEIL ricorda nella sua autobiografia che quando Mr Raymond ARON raccontò a sua madre le violenze in corso in Germania, i falò di libri, eccetera... nessuno volle credergli. 

Come si vede la specularità fra le due situazioni è praticamente perfetta, a dimostrazione che mai nessuno è preparato al peggio, men che meno allo sterminio sistematico di una parte del genere umano.

Bisogna tener conto di questo fatto: noi non pensiamo mai che il peggio possa accadere e quando il peggio accade siamo impreparati.

Un pericolo che incombe ancora oggi. Incredulità e indifferenza sono sempre presenti nell'animo umano e rendono troppe persone insensibili ai pericoli del razzismo, dell'antisemitismo, della violenza, e predispongono alla diffusione di paure irrazionali verso i diversi e gli stranieri.

Ma anche quanto al capitolo Shoah, i parallelismi fra la mia vicenda è quella di Simone sono sorprendenti.

Anche lei fu espulsa dalla scuola, proprio come me; anche lei dovette studiare da privatista, anche lei si scontrò con poca solidarietà e molta indifferenza da parte di compagni di scuola, amici, conoscenti.

Fu qualcosa che riscontrò anche, soprattutto, al momento dell'arresto nel marzo del 1944, e poi il mese dopo, con la deportazione su un carro bestiame verso Auschwitz. "Discesa agli inferi" la chiama. 

Arrivò che aveva 16 anni, io ne avevo 13; lei fu reclusa insieme alla madre e una sorella e continuò a domandarsi angosciata "che fu di mio padre e di mio fratello?".  Non l'abbiamo mai saputo.

Esattamente la mia storia: separati nella bolgia della judenrampe, con mio papà non ci siamo mai più visti. Solo molti anni dopo, ero già adulta, quasi vecchia, ho trovato il coraggio per cercare di conoscere la data della sua morte.

Naturalmente poi anche Ms Simone VEIL ebbe il suo numero tatuato sul braccio, era il 78651; il mio è 75190. Normale, visto che io ero arrivata a febbraio del 1944 e lei ad aprile.

Anche lei riuscirà a sopravvivere, solo perché abile al lavoro, al lavoro da schiavi: fabbriche di componenti belliche.

Nel gennaio 1945 i campi più orientali furono abbandonati sotto la pressione dei sovietici che avanzavano.

Ma l'incubo non era finito. I tedeschi costrinsero, infatti, i deportati superstiti alla cosiddetta "Marcia della morte": Ms Simone VEIL fu costretta a trasferirsi verso il campo di Bergen-Belsen, che definisce "l'Inferno di Dante".

In una Germania ormai sull'orlo della catastrofe tutto era caos, epidemie e fame, morte.

Io dopo varie tappe e infinite orrori, raggiunsi ai primi di aprile un piccolo campo a nord della Germania, il campo di Malchow, che fu liberato a maggio.

Anche il ritorno a casa di Ms Simone VEIL, come quello di tutti i sopravvissuti, fu traumatico. Lei non voleva parlare, gli altri non volevano ascoltare, troppi volevano dimenticare. E anche questo ci ha accumunato. 

Mi è capitato spesso gli dire che da Auschwitz non si esce mai, neanche decenni dopo. E anche Simone scrive "la Shoah è onnipresente, niente si cancella". 

I treni, il lavoro, la prigionia, le baracche, il freddo, la mancanza di sonno, la fame, le umiliazioni, l'avvilimento, le botte, le grida: niente può né deve essere dimenticato.

Per questo è importante la memoria, perché ci permette di capire che cosa è potuta diventare la nostra Europa: terra di orrore, morte, distruzione, guerra... Se vogliamo un futuro migliore questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

 

Simone Weil, ha avuto successivamente una luminosa carriera politica e giuridica. Più volte Ministro, è stata Presidente del Parlamento europeo e membro del Consiglio Costituzionale francese.

Ma nelle diverse cariche da lei rivestite ha sempre tenuto alto il monito: mai dimenticare, sempre coltivare la memoria, la storia e la giustizia.

Io solo molti decenni dopo il 1945 ho trovato il coraggio di raccontare, ma da allora per circa un trentennio, non ho più smesso. Proprio perché ho sentito impellente una necessità: solo chi è stato testimone di quegli orrori può tentare di spiegare l'indicibile.

Quando noi non ci saremo più toccherà alle scuole, alla cultura, all'informazione: ma non si potrà mai rinunciare alle parole e alle immagini dei protagonisti diretti.

 

Grazie di nuovo, un caro saluto a voi tutti.  

Music performance – Wiegala, by Ilse Weber (1903-1944), composed in Theresienstadt concentration camp, played by Gaspard Perrotte, violinist

Debate: The Observatory on History Teaching in Europe

Vote: The Observatory on History Teaching in Europe

Debate: The functioning of democratic institutions in Armenia

Mr Piero FASSINO

Italy, SOC, Chairperson of the Committee on the Honouring of Obligations and Commitments by Member States of the Council of Europe (Monitoring Committee)

18:14:27

Grazie molte,

Naturalmente ringrazio anch'io i due relatori, che hanno fatto davvero un lavoro straordinario.

La situazione armena è stata descritta, è una situazione molto complessa che ha avuto negli ultimi anni delle vicende anche molto turbolente, sia nella politica interna e sia, soprattutto sotto l'incalzare dello scontro con l'Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh.

Gli ultimi avvenimenti, gli ultimi sviluppi della situazione in Armenia sono, diciamo, confortanti nel senso che si stanno realizzando una una serie di riforme democratiche e di passaggi di stabilizzazione politica che vanno nella direzione, anche proprio delle raccomandazioni, dei consigli che i nostri rapporteur, la stessa Commissione di Venezia, il Consiglio d'Europa, ha dato ed è importante che si riapra anche una fase nuova nelle relazioni tra l'Armenia e l'Azerbaigian. 

Qualche primo passo c'è stato, se ne dà conto anche nella relazione che i nostri rapporteur hanno presentato, bisogna andare avanti con molta determinazione, sapendo che Armenia e Azerbaigian insistono sullo stesso territorio dall'eternità e per l'eternità. E quando si è vicini anche se è più complicato e più difficile, bisogna creare le ragioni della coesistenza, della convivenza, della cooperazione.

E' stata eletta ieri, è stata rinnovata ieri, la Commissione, la sottocommissione della Commissione monitoraggio per la risoluzione dei conflitti tra Paesi membri, e uno dei primi argomenti che il nostro sottocomitato affronterà nel suo lavoro è esattamente quello di promuovere tutte le iniziative utili a favorire un miglioramento progressivo e costante delle relazioni tra l'Armenia e l'Azerbaigian, in ragione tale che ciascuno possa sviluppare, diciamo, la propria iniziativa politica, la propria vita interna e il proprio sviluppo economico, senza avere paura di nuovi conflitti e di nuove tensioni.

Il rapporto che è stato presentato è molto dettagliato, molto utile: è una base riferimento importante per il lavoro del Consiglio d'Europa e per la Commissione monitoraggio, e quindi noi continueremo a seguire la situazione armena e a fare di tutto per sostenere e promuovere e favorire processi di stabilità democratica e di pace nella regione.

Grazie.

Vote: The functioning of democratic institutions in Armenia

Request for an explanation of vote

The sitting is closed at 7:10 p.m.

Next sitting at 10:00 a.m.