Logo Assembly Logo Hemicycle

11 October 2023 afternoon

2023 - Fourth part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of the sitting num 22

Communication from the Committee of Ministers

Current Affairs Debate: Escalation of violence in the Middle-East following the recent Hamas attack on Israel

Mr Piero FASSINO

Italy, SOC

15:38:59

Il mondo intero è scosso dalle immagini agghiaccianti di questi giorni. Bambini uccisi nel sonno, case devastate da migliaia di missili su una popolazione inerme, centinaia di ragazzi massacrati mentre partecipano pacificamente a un concerto, famiglie sterminate nelle loro case, cittadini sequestrati e deportati per farne ostaggio o addirittura scudi umani. Atti barbari e terroristi che ci interrogano come esseri umani e per i quali non vi può essere alcuna giustificazione. Nulla davvero può giustificare le atrocità commesse da Hamas che replicano le efferatezze dell'Isis e di Al Qaida. Per questo la nostra condanna deve essere netta e totale e piena la nostra solidarietà a Israele e alle famiglie delle vittime. Quelle immagini ci hanno riportato alle violenze terribili vissute dagli ebrei nei pogrom che hanno subito nei secoli e all'immensa tragedia dell'olocausto.

L'obiettivo è terrorizzare, rendere impossibile la vita quotidiana agli Ebrei, ripulire la Palestina dalla presenza ebraica come recita lo statuto di Hamas, e come da anni proclama il regime fanatico di Teheran che è il principale fornitore di armi e finanziamenti ad Hamas e alla Jihad Islamica.

In queste ore, alcuni invocano le ingiustizie subite in questi anni dai palestinesi come la continua estensione di colonia in Cisordania o i soprusi delle autorità militari nei territori. Sono ingiustizie che quando accadute la comunità internazionale ha censurato senza reticenza. Ma in nessun modo quei fatti possono giustificare la violenza brutale e indiscriminata di Hamas. Una violenza non comparabile con nessun altro atto né giustificabile. Su questo non ci può essere davvero alcuna ambiguità.

Nelle prime ore, anche grazie a un impensabile défaillance dei servizi di sicurezza israeliani, Hamas ha cantato vittoria. Ma la realtà sta dimostrando il carattere suicida di questa guerra da cui Hamas difficilmente conseguirà i suoi obiettivi. Se Hamas puntava a interrompere la normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita, Riad ha già annunciato che intende proseguire quel cammino.

Se Hamas puntava ad assumere la guida del mondo palestinese, le atroci violenze commesse impediranno qualsiasi riconoscimento internazionale di una leadership di Hamas.

Se Hamas ha pensato di sfruttare le divisioni della società israeliana, dalle forze politiche israeliane è venuta una risposta di compatta unità, prospettando anche la formazione di un governo di unità nazionale.

Infine, se l'obiettivo di Hamas è di impedire qualsiasi negoziato, l'esito sarà ancor più negativo, facendo pagare un altro costo al popolo palestinese che rischia di continuare a vivere ancora per anni senza una patria e senza un futuro.

È forte il rischio di una regionalizzazione del conflitto. A poche centinaia di chilometri da Gaza prosegue la guerra civile che da 14 anni sconvolge la Siria e a nord, in Libano, agisce Hezbollah, anch'esso finanziato dall'Iran che è il vero regista della strategia di aggressione a Israele.

Sono trascorsi 30 anni da quel settembre 1993 in cui Yasser Arafat e Yitzhak Rabin sottoscrissero un accordo che avrebbe dovuto portare in cinque anni alla soluzione "due popoli, due stati". Anno dopo anno quel progetto è venuto sfilacciandosi e molti oggi si chiedono se un accordo sia ancora possibile. Dopo che in questi 30 anni molti errori sono stati compiuti sia da ciascuna delle parti, sia dalla comunità internazionale, logorando ed esaurendo quella fiducia reciproca, ancorché minima, senza la quale nessuna pace è possibile.

Nonostante ciò non possiamo rassegnarci e dunque anche in queste ore tutto deve essere fatto per bloccare l'aggressione di Hamas e ottenere la liberazione degli ostaggi. Riconoscendo a Israele il diritto a difendersi chiediamo alle autorità israeliane di non far pagare le colpe di Hamas al popolo palestinese, assicurandogli gli aiuti umanitari e i beni essenziali per la vita quotidiana, come sollecitato anche dal segretario generale dell'ONU. Anche per non spingere la popolazione palestinese nelle braccia di Hamas.

Contemporaneamente la comunità internazionale deve sentire la responsabilità di rimettere rapidamente in moto un'iniziativa politica e diplomatica che riapra la strada ad una soluzione negoziale, l'unica per quanto difficile, con cui soddisfare entrambe le parti e garantire pace e sicurezza nella terra di Abramo.

Valgono anche oggi le parole di Yitzhak Rabin: "combattere il terrore come se la pace non esistesse, fare la pace come se non ci fosse il terrore".

Siamo tutti consapevoli che la immane tragedia di questi giorni rende ancora più profondo il solco di incomunicabilità, di rancore, di odio tra le parti e riannodare i fili per una soluzione non sarà semplice e richiederà straordinaria determinazione, abbandonando definitivamente qualsiasi attendismo.

Proprio questa guerra dimostra che il decorso passivo del tempo non porta alla pace. Tutto deve essere fatto affinché le tragedie efferate di questi giorni non si ripetano mai più. Sì, mai più. Come scritto all'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz.

Debate: Pegasus and similar spyware and secret state surveillance

Mr Andrea ORLANDO

Italy, SOC

17:30:48

Voglio ringraziare il relatore per il lavoro che è stato fatto. Perché ci dà una risoluzione, una relazione che sono testi molto equilibrati ma anche molto coraggiosi che danno conto degli abusi che si sono consumati o che è possibile che si siano consumati, che chiede approfondimenti e chiarimenti alle autorità che sono chiamate in causa, che segnalano condotte improprie e possibili violazioni.

Però io non credo, come giusto pure che si faccia, che vada letta come soltanto una censura, una sentenza, e spero che i parlamentari dei paesi che sono interessati da questa vicenda non leggano soltanto l'elemento di censura appunto. Mi auguro che non si veda questa relazione soltanto come un'anticipazione, una ripetizione dell'azione che pure le magistrature nei diversi paesi stanno svolgendo. Gli antichi dicevano "de te fabula narratur". Io penso che sia assolutamente vero in questa circostanza, perché anche i paesi che non sono interessati hanno esattamente lo stesso problema: degli strumenti che sono fortissimi, pervasivi, che possono essere comprati a pochissimo prezzo, che non necessitano di una grande organizzazione per essere utilizzati, ma che sono in grado appunto, come abbiamo visto, di colpire le nostre libertà fondamentali e di sfuggire al controllo democratico. Addirittura di fare in modo alcuni pezzi dello stato facciano alcune cose senza che l'insieme dell'apparato statale ne sia a conoscenza.

Ecco questo enorme tema mette in evidenza non soltanto i singoli comportamenti ma anche l'inadeguatezza delle norme di cui disponiamo attualmente. Sia quelle procedurali, sia quelle sostanziali. La risoluzione indica una via che io credo dovremmo sostenere con grande forza, che è quella di una convenzione del Consiglio d'Europa. Anche questa ha di fronte a sé delle sfide enormi, perché noi in passato, quando avevamo strumenti così pervasivi, utilizzavamo una normativa molto di dettaglio, che diceva cosa si doveva fare e cosa non si doveva fare. Ma era una normativa che per essere partorita ci metteva molto tempo.

Ora noi rischiamo di fare delle leggi che sono già vecchie il giorno in cui sono approvate. Perché la tecnologia avanza con una velocità talmente grande che le norme rischiano di essere superate costantemente. È una sfida assolutamente nuova per il legislatore. Così come è una sfida individuare delle procedure che vaglino l'affidabilità delle persone che sono chiamate a utilizzare questi strumenti.

Ecco, io credo che noi dovremmo raccogliere anche questo aspetto della relazione, perché è il più importante. Cioè che cosa possiamo fare noi legislatori perché questi episodi non si ripetano più, sapendo che in futuro sarà molto più probabile che si ripetano, a causa della crescita della tecnologia.

Questa è la grande domanda che pone questa relazione, a cui tutti insieme credo dovremmo dare una risposta.

Grazie.

Vote: Pegasus and similar spyware and secret state surveillance

Debate: Preventing and combating violence against women with disabilities

Mr Francesco VERDUCCI

Italy, SOC

20:04:07

(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)

Presidente, voglio ringraziare la relatrice e l’intera Commissione Antidiscriminazioni per aver messo al centro della nostra discussione e dell’opinione pubblica il dramma della violenza contro le donne con disabilità.

Un dramma non solo individuale - per tantissime vittime - ma collettivo, perché è una ferita aperta per società che vogliano realmente essere democratiche e inclusive, dove nessuno sia condannato in partenza ad un destino di minorità ed emarginazione.

La violenza contro donne con disabilità è un male nel male.

E’ una violenza contro persone fragili ed indifese, esposte ad abusi sia dentro l’ambiente domestico che fuori di esso.

Una violenza spesso senza rimedio, prolungata, in un contesto di vulnerabilità ed isolamento, spesso senza poter chiedere aiuto, senza essere credute.

Un fenomeno il più delle volte messo a tacere, sotto silenzio.

Maltrattamenti, stalking, violenze sessuali, violenze psicologiche (come intimidazioni o minacce di abbandono). Reati ed abusi che il più delle volte le vittime non hanno la forza di denunciare, per la vergogna, per il senso di colpa, per la paura di non essere credute o spesso, per l’impossibilità di capire e di comunicare quanto accaduto.

Presidente, sempre più spesso i fenomeni di violenza contro le donne disabili sono amplificati da un rumore di fondo crescente e inquietante: sono i discorsi d’odio che si moltiplicano in rete contro le persone disabili e in particolare contro le donne con disabilità. C’è un caso eclatante: ed è il picco di odio online esploso in concomitanza con l’omelia tenuta da Papa Francesco sulla disabilità come sfida per costruire insieme una società senza discriminazioni. Un odio che si nutre di pregiudizi e stereotipi alimentati dai social network, che è un veleno che corrode le nostre società, che anche qui in questa sede voglio denunciare come questione dirimente per la tenuta delle nostre democrazie.

Il rapporto che oggi approviamo ha un valore politico.

Sta nella necessità di una legislazione più avanzata a protezione dei diritti delle donne e delle ragazze con disabilità: non solo contrastare violenze e discriminazioni, ma costruire emancipazione, inclusione, autodeterminazione attraverso l’istruzione, l’occupazione, la cultura, la partecipazione alla vita pubblica e tutto ciò che può dare significato all’esistenza di una vita e di una democrazia.

Vote: Preventing and combating violence against women with disabilities

The sitting is closed at 8.00 p.m.