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28 January 2025 afternoon

2025 - First part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of Sitting num 4

Address: Communication from the Secretary General of the Council of Europe

Debate: The absolute and urgent need to end the humanitarian crisis for women, children and the hostages in Gaza

Mr Piero FASSINO

Italy, SOC

18:17:52

Grazie, signor presidente. Parlo in italiano. [in inglese]

Ringrazio anche io, come molti colleghi, la collega Ms Saskia KLUIT per una relazione che, come dimostra il dibattito, è una relazione difficile. Difficile perché stiamo parlando di una guerra che ha scosso le coscienze di ciascuno di noi, che ha suscitato in ognuno e nelle opinioni pubbliche emozione, angoscia, inquietudine, indignazioni. E stiamo parlando di un'emergenza umanitaria drammatica, enorme, che è stata documentata, che ha prodotto un alto numero di vittime, un'enorme quantità di distruzioni di edifici, di infrastrutture, di scuole, di ospedali, lo sfollamento continuo di centinaia di migliaia di persone da una parte all'altra del territorio di Gaza. E tutto questo è avvenuto evidentemente con delle violazioni incontestabili del diritto internazionale.

C'è stata una reazione israeliana al terribile massacro del 7 ottobre molto dura, che ha assunto caratteri di sproporzione, una reazione che è andata al di là del diritto di autodifesa che tutti hanno riconosciuto. E quindi io credo che sia giusto quello che nella relazione viene richiamato, la necessità di denunciare le violazioni del diritto internazionale e di ricordare che il diritto internazionale è la base per qualsiasi comportamento e non è subordinato a reciprocità di comportamento.

Così come io credo vada anche ricordato, lo faceva adesso la collega francese che ha parlato prima di me, che il diritto internazionale non è stato rispettato da Hamas, le cui responsabilità non solo sono drammatiche per quello che è accaduto il 7 ottobre, ma anche per quello che è accaduto dopo. Ricordo che le Nazioni Unite avevano chiesto la liberazione incondizionata degli ostaggi e noi stiamo discutendo in questi giorni che si applichi un accordo di liberazione degli ostaggi sottoposto a condizioni.

Ricordo che Hamas ha vietato l'accesso della Croce Rossa agli ostaggi e una serie di altre cose che noi non possiamo ignorare, che naturalmente sono violazioni del diritto internazionale gravi che non giustificano altre violazioni del diritto internazionale che siano state operate da parte israeliana.

In ogni caso, adesso noi siamo davanti a un accordo. E noi dobbiamo, credo, lavorare perché si applichi pienamente quell'accordo. E la cosa non è affatto scontata, come già si è visto nei primi giorni. Abbiamo bisogno che la liberazione degli ostaggi sia completa, che ci sia un inoltro libero da qualsiasi vincolo e ostacolo degli aiuti umanitari che sono necessari alla popolazione civile, che il ritorno della popolazione palestinese a Gaza e della popolazione israeliana che ha dovuto evacuare le proprie città al confine con il Libano o con Gaza, sia un ritorno che viene garantito e sostenuto per tutti.

E soprattutto occorre mettere in campo un impegno per la ricostruzione e questo richiede un impegno forte della comunità internazionale. Proprio il solco di odio, di rancore, di sofferenza prodotto dalla guerra fa sì che ci sia bisogno di mettere in campo un'iniziativa internazionale senza la quale alla pace noi non arriveremo.

Grazie presidente.

 

Vote: The absolute and urgent need to end the humanitarian crisis for women, children and the hostages in Gaza

Mr Piero FASSINO

Italy, SOC

19:02:46

Per richiamare semplicemente che oltre a tutte le sofferenze patite dalla popolazione palestinese, su cui, c'è nella relazione un'ampia testimonianza, anche una parte della popolazione israeliana che vive nelle parti vicine alla frontiera di Gaza e alla frontiera del Libano hanno subito continui attacchi missilistici contro la popolazione civile.

In commissione la relatrice aveva dato parere favorevole e la commissione ha votato favorevolmente.

Debate: Addressing risks to human rights and the rule of law posed by mercenaries and private military and security companies: a call for comprehensive regulation

Mr Marco DREOSTO

Italy, EC/DA

20:01:40

(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)

 

Questo è un tema che tocca la stabilità e la sicurezza anche europea perché non possiamo non vedere il ruolo sempre più pervasivo di mercenari e milizie private in Africa. Non possiamo ignorare come questo fenomeno stia trasformando il continente africano in un terreno di competizione strategica, con Russia e Cina in prima linea. Attraverso gruppi come Wagner, la Russia offre sicurezza in cambio di risorse minerarie e lealtà politica. La Cina, con le sue infrastrutture e i suoi investimenti, integra protezione militare privata per consolidare la propria influenza. Entrambe stanno rispondendo a un’esigenza concreta: quella di stabilità e sicurezza che molti governi africani richiedono per affrontare minacce interne e regionali. E qui sorge la nostra sfida. Finora abbiamo puntato principalmente sulla cooperazione umanitaria, ma dobbiamo riconoscere che sviluppo e sicurezza sono due facce della stessa medaglia. Senza una cornice securitaria integrata, i nostri progetti di cooperazione rischiano di essere fragili e insufficienti. Se l’Europa continua a concentrare la propria azione solo su progetti economici e umanitari, senza offrire risposte reali sul piano della sicurezza, rischiamo di perdere terreno. E se non siamo noi europei a rispondere a questa richiesta, lo faranno altri. La sicurezza, infatti, è ormai diventata la moneta con cui si stringono alleanze in Africa. E dobbiamo riconoscerlo: la nostra attuale presenza sul continente è frammentata e insufficiente. Il Piano Mattei per l’Africa, un’iniziativa dell’attuale governo italiano, che pone al centro un partenariato paritario con i paesi africani, ci offre una base valida. Ma questa visione deve essere completata con strumenti che integrino anche una cornice securitaria ai nostri contributi per lo sviluppo del continente africano. La posta in gioco non riguarda solo l’Africa, ma anche noi. Il continente africano è strategico per l’Europa: è la fonte di materie prime essenziali, per la nostra industria e la nostra economia, un nodo cruciale per i flussi energetici e il primo punto di origine delle migrazioni verso il nostro continente. Non possiamo lasciare che la gestione di queste dinamiche sia dettata da potenze che usano la destabilizzazione come strumento politico. Ne va anche della nostra sicurezza! Dobbiamo costruire una presenza coerente e strutturata, che risponda alle esigenze dei nostri partner africani in modo completo. Non si tratta di militarizzare la nostra politica estera, ma di comprendere che senza sicurezza non c’è sviluppo e, senza sviluppo del continente africano, il nostro stesso futuro sarà meno stabile.

Vote: Addressing risks to human rights and the rule of law posed by mercenaries and private military and security companies: a call for comprehensive regulation

The sitting is closed at 8 p.m.