Grazie, Presidente,
Agli amici turchi voglio raccontare un proverbio italiano, che dice che non si può avere un piede in due scarpe. Questo è il momento delle scelte, della scelta di dove posizionare la Turchia. Se vuole essere la guida del mondo arabo e islamico, anche di quel mondo estremo, che sembra voler corteggiare il presidente turco ERDOĞAN, come quando afferma al termine del Ramadan "possa Allah distruggere Israele sionista", oppure scegliere, pur mantenendo, ovviamente, la propria identità, la propria tradizione, la propria religione, possa scegliere la via europea, che significa scegliere definitivamente la democrazia, lo Stato di diritto e la laicità dello stato.
Perché vedete, in tutti i nostri paesi può capitare che venga arrestato un sindaco, può capitare di arrestare un giornalista, in realtà molto raramente, ma accade sempre sulla base vera di un principio dello Stato di diritto. Il difficile della democrazia è sapere che le proprie idee non hanno un valore assoluto, che non sono giuste per antonomasia, che potrebbero non essere accettate da altri e che un diverso punto di vista non è lesa maestà, non è la trasgressione di un precetto religioso, è semplicemente un'altra idea.
Il bello della democrazia è che queste idee si confrontano e talvolta vincono alcune e talvolta altre. E quando perdono le tue non gridi al complotto, oppure non fai, prima delle elezioni, manovre strane, o non metti in difficoltà i tuoi rivali, magari con la complicità di istituzioni dello stato che dovrebbero essere e rimanere sempre terze.
Anche per questo i negoziati con l'Unione Europea non fanno progressi da tanto tempo, perché la democrazia è una cosa seria, e ci permette di essere liberi come persone e come società.
Datemi retta, il piede in due scarpe rende la vita scomoda. Meglio camminare con serietà e convinzione mettendo il piede giusto nella scarpa giusta.
(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)
Non c’è alcuna ragione che giustifichi l’arresto del Sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu con accuse assolutamente infondate e pretestuose. La verità è che Imamoglu è stato arrestato unicamente per impedirgli di essere candidato dell’opposizione alle prossime elezioni presidenziali. Un candidato popolare e competitivo che ha la possibilità di vincere le elezioni sconfiggendo Erdogan e mettendo fine al suo regime autocratico.
La conferma del carattere persecutorio dell’arresto di Erdogan e’ dimostrata dal fatto che sono stati arrestati tutti i suoi principali collaboratori e perfino il suo avvocato. E sono stati arrestati centinaia di giovani per aver partecipato alle manifestazioni di protesta. Così come sono stati incarcerati giornalisti per aver descritto quelle manifestazioni. E verso tutti si usa l’accusa di “terrorismo” applicandola a chiunque manifesti una critica a Erdogan e al suo regime.
Gli arresti di questi giorni sono il culmine del potere autocratico di Erdogan che in questi anni ha represso i curdi, destituito sindaci dell’opposizione, incarcerato ingiustamente giornalisti, intellettuali e chiunque esprimesse critiche al governo e alle sue politiche. Tutti atti in totale violazione dello stato di diritto, dei principi democratici e della Carta costitutiva del Consiglio d’Europa che la Turchia, come Paese membro del CdE, e’ vincolata a rispettare.
In questi giorni la Turchia democratica ha fatto sentire la sua voce con manifestazioni a cui hanno partecipato milioni di donne e uomini che chiedono la liberazione immediata di Imamoglu e rifiutano di vivere in un paese oppresso da regime di Erdogan.
Da questa Assemblea perciò chiediamo l’immediata liberazione di Ekrem Imamoglu e di tutte le persone arrestate. Cosí come chiediamo la liberazione di Osman Kavala, i cui arresto e condanna sono stati dichiarate illegittimi dalla Corte Europea dei Diritti Umani. E chiediamo la liberazione del leader del Partito in cui si riconoscono milioni di curdi Sehalattin Demirtas incarcerato anch’esso con accuse infondate. E chiediamo a tutti i Parlamenti dei paesi aderenti al Consiglio d’Europa e a tutti i loro governi di agire per ottenere la liberazione di Imamoglu e il ripristino dei principi dello stato di diritto.
(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)
Presidente,
Non possiamo tacere su quanto sta avvenendo in Turchia.
L'arresto di Ekrem Imamoglu è traumatico per la coscienza di chiunque si batta per la democrazia e per i diritti, in ogni Paese.
Imamoglu, Sindaco di Istanbul, città universale della cultura e della storia dell'intero pianeta.
Imamoglu, esponente principale dell'opposizione politica in Turchia, divenuto in questi anni la personalità che più incarna la speranza di libertà, di democrazia, di emancipazione per milioni di cittadini turchi; e dopo il suo arresto, divenuto un simbolo in tutto il mondo.
Noi ne chiediamo l'immediato rilascio.
Imamoglu è stato incarcerato - senza lo svolgimento di un processo - a ridosso delle prossime elezioni presidenziali da chi vuole impedire la sua candidatura.
È un arresto - e una incarcerazione - che viola le fondamenta dello stato di diritto.
E noi non lo possiamo accettare.
Abbiamo il dovere di far sentire la voce di questa Assemblea Parlamentare e dell'intero Consiglio d'Europa al fianco della voce di milioni di cittadini turchi che dal giorno del suo arresto non hanno mai smesso di manifestare per la liberazione di Imamoglu e per la liberazione di migliaia di esponenti politici, attivisti, insegnanti, studenti, amministratori locali, giornalisti incarcerati dal regime turco in questi anni e in questi mesi in una escalation di repressione autoritaria e liberticida.
L'arresto di Imamoglu ricorda quello di Osman Kavala, attivista per i diritti umani, e del leader democratico curdo Selahattin Demirtas, fautore della nonviolenza, entrambi costretti in carcere da molti anni per motivi esclusivamente politici.
Lo scrittore Oran Pamuk ha scritto: 'La Turchia non è più una vera democrazia. Non esiste libertà di parola nè di pensiero.'
Presidente, Colleghi, eppure sono convinto che nonostante la militarizzazione di queste ore del Paese e di Piazza Taksim, luogo simbolo della democrazia turca; nonostante la censura, le rappresaglie, le persecuzioni, a vincere saranno le nuove generazioni e tutta la popolazione che chiede democrazia.
Perchè non si può vivere senza libertà.
Dipende anche da noi, Presidente, Colleghi, non lasciar cadere nel silenzio il nome di Imagoglu e il nome della Turchia.
E avere fiducia nel futuro della Turchia come grande Paese democratico.
"Parlerò in italiano" [in inglese]
Grazie, Presidente.
Dopo 3 anni di guerra, ovviamente, la richiesta di pace sale da molte parti ed è giusto. Una guerra che ha prodotto devastazioni, distruzioni, vittime, massacri. E tuttavia io credo che si debba con grande chiarezza da questa Assemblea dire che non qualsiasi pace è una pace giusta.
Non è giusta una pace che premia l'aggressore e punisce l'aggredito.
Non è una pace giusta quella che accetta condizioni umilianti che sono state poste da Vladimir PUTIN per andare al negoziato. In particolare ricordo che PUTIN ha già annesso, non solo occupato, il Donbas. Avendolo annesso, oggi chiede che sia riconosciuto semplicemente che sia parte della Federazione Russa, così come aveva fatto nel 2014 con la Crimea.
Ricordo che chiede uno smantellamento di tutto il sistema militare ucraino e chiede condizioni di sovranità limitata per l'Ucraina che sono inaccettabili.
Io penso che bisogna avere chiaro tutto questo.
Noi vogliamo una pace giusta. E una pace giusta è una pace che riconosce i diritti di chi è stato aggredito e non premia chi ha aggredito, l'aggressore.
Ed è, secondo me, preoccupante che il Presidente degli Stati Uniti sia pronto a concedere a PUTIN qualsiasi cosa PUTIN chieda, perché così già rischia di mettere il negoziato su delle basi ingiuste e di creare le condizioni per cui PUTIN possa pensare di continuare la guerra, di dilazionare in qualsiasi momento la ricerca di un accordo e poi di porre le sue condizioni sapendo che il principale paese di questo pianeta è pronto ad accettare quelle condizioni.
Io credo che tutto questo ci debba spingere ancora di più a sostenere l'Ucraina nelle sue ragioni, a sostenerla mentre sta subendo un'aggressione che è ancora più acuta e atroce di quella che ha subito negli anni scorsi, e che sia giusto non soltanto battersi per una pace giusta, ma anche perché chi ha prodotto questa guerra e questa tragedia sia chiamato a risponderne. Sia chiamato a rispondere per i crimini che ha commesso e sia chiamato a rispondere per le devastazioni che sono state prodotte.
E in questa direzione, quindi, va l'azione del Consiglio d'Europa.
Io credo che noi dobbiamo chiedere a tutti i governi dei paesi membri del Consiglio d'Europa di sostenere il Consiglio d'Europa in questa sua iniziativa.
Grazie.
Romania, ALDE, Spokesperson for the group
19:07:11
"Cari colleghi" [in inglese],
Come rappresentante del gruppo ALDE, vorrei congratularmi con il Signor Constantinos EFSTATHIOU per aver continuato la sua attività di relatore sull'attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Redigere un rapporto di tale complessità rappresenta senza dubbio un approccio ricco di sfide.
Nei 75 anni della sua esistenza, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dimostrato la sua rilevanza istituendo un vasto spazio giuridico all’interno del quale ogni cittadino ha l’opportunità di ottenere giustizia in seguito alla violazione dei suoi diritti e interessi e quando le vie di ricorso nazionali sono state esaurite.
Questo è il modo più concreto per difendere i tre pilastri fondamentali del Consiglio d’Europa: diritti umani, democrazia e stato di diritto nel continente europeo.
I parlamenti nazionali svolgono un ruolo chiave attraverso commissioni o sottocommissioni specializzate, esercitando il controllo su come i nostri governi attuano le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Questo è anche il caso del Senato rumeno, dove già da qualche anno è stata istituita una struttura parlamentare permanente, la Commissione per la Costituzionalità, il cui mandato si limita, tra l'altro, all'esercizio del controllo sull'attività del governo in questo campo.
È giunto il momento di un ruolo rafforzato per i parlamenti nazionali, come riconfermato al massimo livello in occasione del quarto vertice dei capi di Stato e di governo degli Stati membri del Consiglio d’Europa, svoltosi nel maggio 2023 a Reykjavík, in Islanda.
Esprimo il mio sostegno alle iniziative dell’Assemblea, seguendo le raccomandazioni del vertice di Reykjavík di investire il Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa con un ruolo più significativo in termini di supervisione dell’esecuzione delle sentenze della CEDU da parte degli Stati che fanno parte della Convenzione, sollevando tali questioni in riunioni ad alto livello.
Esprimo inoltre il mio apprezzamento per le sessioni informative per le delegazioni nazionali costantemente organizzate dal Dipartimento per l'esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, nonché per l'iniziativa dell'Assemblea di istituire una rete di parlamentari per l’attuazione delle sentenze della CEDU al fine di diffondere esempi di buone pratiche rilevanti e incoraggiare l’esecuzione delle sentenze della CEDU a livello nazionale.
La questione dei casi principali deve essere affrontata in modo adeguato dagli stati che si trovano ad affrontare tali problemi, come: Azerbaigian, Bulgaria, Ungheria, Italia, Repubblica di Moldavia, Polonia, Romania, Turchia e Ucraina.
Misure generali, come la modifica di alcune disposizioni del quadro legislativo, laddove la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia riscontrato violazioni della Convenzione.
Grazie.