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30 January 2025 afternoon

2025 - First part-session Print sitting

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Opening of Sitting num 8

Debate: Women in the economy: employment, entrepreneurship and gender-responsive budgeting

Vote: Women in the economy: employment, entrepreneurship and gender-responsive budgeting

Debate: Regulating content moderation on social media to safeguard freedom of expression

Ms Valentina GRIPPO

Italy, ALDE, Rapporteur

17:37:08

Signor Presidente, colleghi,

Oggi presentiamo un rapporto che affronta una delle sfide più complesse della nostra epoca: la regolamentazione e la moderazione dei contenuti sulle piattaforme digitali.

Recentemente, Mark ZUCKERBERG ha promesso "più libertà di parola e meno errori" nei servizi Meta, interrompendo il lavoro dei fact-checker terzi. Google ha preso una decisione simile per quanto riguarda Search e YouTube.

Queste decisioni non possono che vederci contrari, perché contribuiranno alla proliferazione della disinformazione online.

Tuttavia, non tutto ciò che Meta ha annunciato è sbagliato. L’intenzione di dare priorità all'applicazione delle norme sulle violazioni illegali e di elevata gravità, ad esempio, va nella direzione di correggere gli eccessi che possono derivare da errori e abusi nella moderazione di contenuti ed è in linea con alcuni aspetti di quanto previsto nel nostro rapporto.

Il rapporto, in effetti, si muove su un delicato equilibrio tra due principi fondamentali: da un lato, la responsabilità delle piattaforme nel garantire che i contenuti online non violino i diritti fondamentali; dall'altro, la necessità di evitare che gli strumenti di moderazione vengano usati in modo arbitrario, compromettendo la libertà di espressione.

Sappiamo bene che, nel contesto digitale odierno, un semplice bot o un algoritmo possono essere utilizzati per diffamare una persona, violare i diritti dei minori, fomentare odio e istigare alla violenza. Chi possiede e gestisce un impero comunicativo con la capacità di modellare l’opinione pubblica globale non può esimersi dalla responsabilità di ciò che avviene sui propri spazi digitali.

Al tempo stesso, il rapporto sottolinea l'importanza che gli strumenti di moderazione non diventino un'arma di censura arbitraria. Le piattaforme hanno il diritto e il dovere di agire contro contenuti dannosi, ma devono farlo con criteri chiari, trasparenti e controllabili.

Certamente la moderazione dei contenuti è un'impresa complessa e sì, la rimozione accidentale di contenuti può succedere. E accade anche troppo spesso che i contenuti vengano rimossi, retrocessi o che gli account vengano chiusi per scopi poco chiari o per motivi non meglio identificabili.

Dalla guerra in Ucraina al conflitto israeliano-palestinese, dalle elezioni negli stati uniti all’assalto a Capitol Hill, dalle discussioni all’epoca del movimento Black Lives Matter nel 2020, solo per citare alcuni eventi importanti, sono state moltissime le occasioni dove le piattaforme sono state accusate di muoversi in modo non neutrale con contenuti che venivano rimossi o venivano resi inaccessibili sui social, o viceversa altri promossi e indirizzati con una precisa strategia.

Secondo le parole di Irene KHAN, relatrice speciale dell'ONU sulla libertà di espressione, questo è il risultato di "politiche intrinsecamente parziali, moderazione dei contenuti opaca e incoerente, forte affidamento su strumenti automatizzati per moderazioni e traduzioni e un approccio permissivo alle richieste di rimozione dei contenuti da parte dello Stato".

In ogni caso, che sia per caso o per progetto, la rimozione indebita di contenuti o la sospensione degli account degli utenti è un grave problema democratico, un problema che è al centro della risoluzione che vi presento oggi.

Da una parte bisogna ricordare che il diritto alla libertà d’espressione non è un diritto assoluto, e i social media hanno l’obbligo per legge di rimuovere i contenuti illeciti dai loro servizi.

Inoltre le aziende di social media sono anche titolari di diritti fondamentali, come il diritto di proprietà e di libertà d’impresa, significa che sono libere di determinare in una certa misura come gli utenti possono utilizzare i loro servizi e quali contenuti possono pubblicare. Ciò è regolato contrattualmente nei cosiddetti "termini e condizioni". Ma di fronte a qui termini e condizioni le parti non sono uguali e noi dobbiamo tenerne conto.

Ora, questi principi generali sono importanti ma noi quello che abbiamo fatto con questo report, e io sono molto orgogliosa dell'indirizzo che il Consiglio d'Europa si appresta a dare, è stato quello di trovare anche dei metodi pratici con i quali era possibile dare un indirizzo a colossi dell'informazione che pesano più di stati sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista della loro presenza internazionale. E abbiamo per questo definito delle azioni molto importanti dal punto di vista concreto.

Prima, di tutto i termini e le condizioni devono essere accessibili, chiari ed informare su ciò che gli utenti possono o non possono fare e sulle conseguenze a cui si espongono se non seguono le regole. Secondo, quando un contenuto viene moderato, l'utente che lo ha pubblicato deve essere avvisato senza ritardo ingiustificato, e ricevere una spiegazione adeguata, evitando la pratica subdola, così chiamata, di shadow banning.

Inoltre non dimentichiamoci che non tutti i contenuti nascono uguali. I contenuti forniti dalla stampa o dalle emittenti televisive sono già fortemente regolamentati e non possono essere moderati o censurati come qualsiasi altro contenuto.

Un altro tipo di contenuto sensibile che abbiamo rimarcato nel rapporto è quello che riguarda contenuti che arrivano in zone di guerra. I video che arrivano possono servire come prova di crimini di guerra in un tribunale e non possono essere eliminati definitivamente dai server e dai social media, anche se questo sarebbe consentito dai termini e dalle condizioni.

Un'altra questione fondamentale che affrontiamo nel rapporto è chi si occupa della moderazione dei contenuti. Come sapete la moderazione spesso è effettuata con mezzi automatizzati, con l'intelligenza artificiale, ma ciò che l'intelligenza artificiale non può fare è comprendere appieno le sottigliezze dell'interazione umana, l'ironia, la parodia, la satira, e non può valutare il contenuto nel suo contesto come farebbe un essere umano. Ecco perché i moderatori umani devono rimanere la pietra angolare di qualsiasi sistema di moderazione. Ma ricordiamoci che anche gli esseri umani possono essere parziali e per questo nel report abbiamo detto che servono standard e serve formazione adeguata. Ci siamo anche soffermati a vedere il lavoro di chi si occupa di queste cose perché i moderatori umani non sono macchine, sono sottoposti a uno stress molto elevato. Abbiamo cercato di chiedere delle certezze affinché possano vedere riconosciuto il loro stress da lavoro.

In ultimo, una misura che potrebbe rivelarsi utile per la risoluzione dei conflitti è l'istituzione di organismi indipendenti di risoluzione extra giudiziale delle controversie. In questo caso anche la collaborazione fra le aziende di social media nell'istituzione di tali organismi potrebbe essere utile. Li abbiamo sollecitati nei nostri incontri. Forse sapete che alla fine del 2024 è stato creato un nuovo organismo, l'Appeal Center Europe. Questo organismo risolve le controversie relative alle politiche sui contenuti di Facebook, TikTok e YouTube e noi pensiamo che sia nella giusta direzione.

Spero pertanto che vorrete sostenere le nostre proposte che apriranno uno scenario di maggior riconoscimento di diritti così importanti per le persone.

Grazie.

Mr Francesco VERDUCCI

Italy, SOC

18:01:02

Grazie Presidente,

Colleghi,

Questo rapporto tiene insieme, in modo a mio avviso giusto, due questioni che non solo non sono antitetiche, ma che invece sono indispensabili l'una all'altra: dare regole alle piattaforme dei social network per rafforzare la libertà di espressione di tutti ed evitare, come ormai accade, che la libertà di espressione di alcuni sia a scapito, impedisca, neghi la libertà di espressione di altri.

È il caso dei discorsi d'odio, che non possono essere giustificati, colleghi, in quanto libertà, ma che vanno contrastati in quanto negazione della dignità e della libertà dei soggetti che ne sono vittima.

Non può esserci libertà democratica - reale, pari per tutti - al di fuori di regole che valgano per tutti.

I proprietari privati delle piattaforme web multinazionali - come X, come Meta, come Tik Tok, come Google e potrei continuare - esercitano un potere illimitato, assoluto, mediatico, economico, commerciale, che se avulso da regole, come di fatto è adesso, costituisce non solo un condizionamento, un'intimidazione, una minaccia per le democrazie liberali, un gigantesco conflitto d'interessi che distorce la libertà di espressione e la libera formazione dell'opinione pubblica e del consenso elettorale.

Tempo fa, rispondendo ad un'audizione nel Senato italiano, Michelle BACHELET disse: "devono essere le persone a decidere, non gli algoritmi." Eppure in questi anni non è stato fatto abbastanza, né nei singoli paesi né soprattutto a livello sovranazionale, e rischiamo che sia troppo tardi.

E non è una questione di destra o di sinistra, è una questione che riguarda tutti, che riguarda la nostra democrazia di fronte al rischio incombente di nuovi autoritarismi e nuovi totalitarismi.

Per questo è necessario che le regole adottate dall'Unione Europea vengano applicate in modo stringente.

Devono valere per tutti. Basta Far West!

È inaccettabile che Meta e X cancellino i programmi di fact-checking, perché questo significa lasciare deliberatamente campo a disinformazione, a discorsi d'odio, anzi di più, alla monetizzazione della disinformazione e dei discorsi d'odio.

Per tutelare la libertà di espressione di tutti e la democrazia serve invece un mondo digitale che sia sicuro e inclusivo, dove nessuno sia discriminato da un potere arbitrario e personale.

La risoluzione di oggi va in questa direzione e per questo voglio ringraziare la relatrice Valentina GRIPPO e i colleghi della commissione cultura.

Grazie Presidente.

Ms Valentina GRIPPO

Italy, ALDE, Rapporteur

19:03:49

Colleghi,

La discussione è stata molto interessante e arricchente. Ringrazio tutti i colleghi a riprova del fatto che è un tema molto sentito e che le piattaforme in questo momento sono davvero il nodo della democrazia, della possibilità di espressione.

Abbiamo sottolineato che potere che hanno i social media.

Nella stesura del rapporto che è nato dopo aver ascoltato sia le piattaforme, sia le associazioni di cittadini, sia gli utenti, proprio per avere una visione completa, non dobbiamo dimenticare però che è un tassello in un puzzle molto importante, del quale la Commissione e il Consiglio d'Europa, spesso essendo avanti a tante altre istituzioni mondiali, si è occupato in questi anni. Abbiamo un dossier sulla propaganda, un report sulla propaganda che abbiamo votato non meno di tre mesi fa, rapporti sulla libertà di espressione, sulla media freedom, rapporti specifici sulle situazioni di conflitto.

Per questo anche laddove abbiamo valutato in Commissione di restringere il campo anche valutando negativamente alcuni emendamenti è stato proprio con l'obiettivo di mantenere stretto l'obiettivo di questo rapporto, perché se rimane stretto è davvero efficace.

Il rischio che abbiamo è che magari questo tipo di affermazione, il bilanciamento di diritti così importanti, come talvolta è accaduto in prese di posizione internazionale, sia solo una dichiarazione di intenti, di buone intenzioni e non abbia poi delle messe a terra concrete di come questi obiettivi si debbano realizzare.

No, questo rapporto va in una direzione diversa, dà delle indicazioni molto precise che da domani gli stati membri e le piattaforme potranno realizzare e mettere a terra, e per questo è stato importante non diluire questo messaggio con impegni importanti, fondamentali, che alcuni colleghi hanno sottolineato, ma che sono ben previsti in altri rapporti, come quello sulla propaganda e sulla libertà di espressione.

Quando abbiamo iniziato a fare questo lavoro, non sapevamo che saremmo stati così di attualità, era più di un anno fa, ma sapevamo che questo tema era importante in Commissione Cultura, approfitto per ringraziare anche gli uffici della Commissione, che hanno fatto un importante lavoro su questo, e invece vediamo che proprio in questi giorni, dalle dichiarazioni dei proprietari delle grandi piattaforme, dalla discussione che c'è in tutto il mondo, abbiamo veramente toccato un nucleo importante e per una volta, come tante altre volte, il Consiglio d'Europa potrà essere il primo a regolamentare una cosa così sensibile.

Quindi io ringrazio tutti i colleghi che hanno dato un contributo alla discussione di oggi e vi invito a sostenere con forza questo rapporto.

Grazie.

Vote: Regulating content moderation on social media to safeguard freedom of expression

The sitting is closed at 7:20 p.m.