jeudi 2 octobre 2025 matin
2025 - Quatrième partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Italie, GUE, Porte-parole du groupe
10:18:41
La Russia è un regime liberticida. In Russia anche l'informazione è prigioniera di un Governo assolutista e tanti giornalisti e politici di opposizione hanno pagato con la vita le loro idee.
La Russia ha violato le più elementari norme del diritto umanitario e del diritto internazionale. Unanime e convinta è stata dunque la decisione di allontanare la Federazione Russa da questa nostra Assemblea, che è culla del diritto europeo. L'Europa non potrà mai tollerare una violazione del principio di sovranità nazionale, perché il rispetto delle sovranità nazionali è il primo pilastro delle nostre democrazie.
Sappiamo però che, oltre alla criminale invasione dell'Ucraina, la Russia sta provando ad aggredire la coesione sociale dei nostri Stati. E lo fa influenzando e orientando le nostre opinioni pubbliche.
È innegabile il suo tentativo di erodere i nostri processi democratici, facendo leva sul malcontento e sulla sofferenza delle nostre classi sociali più deboli.
È parere di chi parla che, davanti a questa minaccia, la migliore risposta non possa arrivare dalla politica del riarmo e solo dalla politica del riarmo. Spendere 800 miliardi di euro in più per acquistare armi, aumentare al 5% il contributo NATO, nella piena consapevolezza che per reperire questi soldi dovremo fare debito sui nostri bilanci nazionali, sarà un errore politico.
Sappiamo che ogni euro che dovremo spendere in più in armi sarà un euro tolto alla sanità, alla scuola, al welfare. E tutto questo genererà protesta, rabbia, malcontento, delusione nelle nostre periferie, alimentando in questo modo il cancro dei nazionalismi, di cui si nutre il pensiero russo. Convertire le nostre economie sociali in economie di guerra significherà cadere nella trappola di Putin.
Per rafforzare le nostre democrazie davanti alla minaccia russa, serve investire nella vita, nel benessere dei nostri cittadini e nello sviluppo ecosostenibile.
Se vuoi la pace, prepara la pace.
Grazie Presidente.
Ringrazio il collega BULAI per l'ottima relazione che ci ha presentato, che indica il salto drammatico di qualità a cui noi siamo di fronte.
L'aggressione russa ormai si estende a nuovi settori, che vanno ben al di là soltanto della guerra guerreggiata. I bombardamenti sulle città ucraine hanno conosciuto un'intensificazione enorme, che da molto tempo Kiev e le altre città non conoscevano, con un carico di devastazioni, di lutti, di sofferenze enorme.
C'è un ammassamento al confine tra Ucraina e Russia di truppe russe in vista di una possibile nuova offensiva per conquistare il nuovo territorio ucraino.
C'è un'interruzione seria e preoccupante delle riforniture energetiche, sia sulla centrale di Zaporizhzhia, sia sulla centrale di Chernobyl, con il rischio che l'Ucraina non sia in grado di garantire quell'approvvigionamento energetico in un inverno, che è assolutamente essenziale per la quotidianità di vita di milioni di persone.
E c'è un'estensione del conflitto alla violazione degli spazi aerei di molti Paesi: la Romania, la Polonia, i Balcani, la Norvegia, la Danimarca, in una chiara opera di intimidazione nei confronti dei Paesi che sostengono l'Ucraina.
E a questo si aggiunge, come ha ricordato bene BULAI, l'intensificazione degli strumenti di guerra ibrida. Lo abbiamo visto per le elezioni della Moldavia, per le elezioni della Romania.
Di fronte a tutto questo è chiaro qual è l'obiettivo di Putin: piegare l'Ucraina e costringerla a una resa senza condizioni. E, quindi, Putin sta cercando una vittoria militare e tutto quello che sta facendo va in questa direzione.
Per questo noi dobbiamo sostenere senza se e senza ma l'Ucraina, sostenere le forze di opposizione russa, come quelle che abbiamo ieri accolto nel nostro Consiglio, e dare fino in fondo attuazione al piano di azione e alle iniziative che il Consiglio d'Europa ha assunto, in particolare il Tribunale contro i crimini commessi e il Registro dei danni e dei risarcimenti a chi ha subito queste sofferenze.
Grazie.
Adesso voglio parlare con Lei, il signore dall'Italia. I partigiani italiani, lottando contro i nazisti, non hanno fatto questa cosa senza cose concrete, non solamente i discorsi sulla pace, senza avere cose nelle mani.
C'è questa cosa che io volevo dire, non vogliamo cose complici, ma vogliamo un po' più di empatia da questo gruppo, per quelli che sono nell'Europa dell'est, che sono minacciati ogni giorno da questo tipo di aggressione.
Grazie.
Italie, CEPA, Porte-parole du groupe
11:22:37
Grazie Presidente.
Stiamo discutendo oggi di come porre fine alla devastante catastrofe umanitaria a Gaza.
Tutto il mondo ne sta parlando, ma non per questa relazione.
Per quello che questa relazione non dice, o meglio, dice solo in due righe e mezzo su sei pagine di relazione.
Nel mondo si parla della catastrofe umanitaria a Gaza, come porre fine, grazie al piano presentato dagli Stati Uniti d'America e dal presidente Trump, e non per quello di cui noi stiamo discutendo oggi qui.
Piano di pace su cui è d'accordo Israele, l'Autorità nazionale palestinese, la Turchia, l'Egitto, il Qatar, gli Emirati Arabi, la Giordania, l'Indonesia, gli Stati Europei, l'Unione Europea, le Nazioni Unite, il Vaticano. Manca solo, drammaticamente, Hamas.
Forse siamo vicini a una soluzione.
Nel mondo si discute questo, ma non per il Consiglio d'Europa, che invece tutto questo tema non lo vede, non esiste, non lo percepisce.
Parliamo di una relazione che di tutto questo non prende nulla in considerazione, come se non fosse accaduto nulla per porre fine alla drammatica emergenza umanitaria a Gaza.
E ne parleremo, discuteremo, ci saranno degli emendamenti. Parleremo di tutto ciò che in realtà è superato dall'attualità e, spero, forse anche dalla storia. È un nonsenso, è surreale. Non ci stupiamo poi se i cittadini, i Governi, la società civile non comprendono il ruolo del Consiglio Europeo.
Questa relazione poteva essere fatta di una riga sola e scrivere: "aspettare una settimana per capire se porremo davvero fine alla crisi umanitaria a Gaza".
E al bambino di Gaza, di cui parlava Lord GERMAN, potremmo dire che c'è davvero una proposta per far finire tutto questo, sperando che per una volta i terroristi di Hamas si dimostrino degli esseri umani.
Oggi a Gaza siamo di fronte a una tragedia umanitaria che scuote le coscienze di tutto il mondo, mondo che chiede con forza e disperazione un'azione immediata da parte dei vari Governi.
Di fronte all'inazione politica, la società civile si è mobilitata, dimostrando con la Flotilla coraggio e grandezza morale, attraverso la non violenza, un potente strumento che spaventa chi è armato fino ai denti.
E oggi, qui, ricordiamo il 2 di ottobre, la Giornata internazionale della non violenza, che è proprio oggi, il 2 di ottobre. Non violenza che i giornalisti esercitano ogni giorno nel loro lavoro, veri difensori dei Diritti umani, soprattutto nelle aree di conflitto.
Eppure, nel 2025 siamo ancora costretti a ricordare che uccidere giornalisti è inaccettabile, è assurdo, è barbaro, è vergognoso.
E allora voglio ricordare qui Maryam ABU DAQQA, giornalista palestinese, uccisa a Gaza alla fine di agosto di quest'anno.
Mi trema anche la voce.
Nella sua lettera d'addio al figlio ha scritto: "se non posso proteggerti con il mio corpo, spero che le mie parole proteggeranno il tuo futuro".
Se vogliamo che le sue parole abbiano un senso, dobbiamo far sentire la nostra voce a difesa dell'umanità, della libertà di espressione e del diritto alla vita.
Anche qui, oggi, al Consiglio d'Europa.
Grazie.
Presidente, questa notte la Sumud Flotilla, diretta verso Gaza per portare cibo e per porre l'attenzione del mondo sulla catastrofe umanitaria in atto nell'inerzia dei Governi, è stata attaccata dall'esercito israeliano: un'aggressione in acque internazionali contro la legge. Gli attivisti, tra cui anche giovani ebrei e alcuni nostri colleghi parlamentari, non hanno opposto resistenza e sono stati arrestati.
Presidente, la nostra Assemblea deve condannare quanto sta avvenendo.
La Flotilla è una missione umanitaria, non violenta, nel pieno rispetto della legalità internazionale. Sta dando voce a milioni di persone che non vogliono rimanere indifferenti.
Lo sterminio di Gaza è un crimine contro l'umanità. L'intera striscia di Gaza è ridotta in macerie.
Fame, carestia, migliaia di bambini morti, ospedali bombardati, giornalisti uccisi per impedire che tutto venisse documentato.
Il Presidente Netanyahu dovrà risponderne. All'infamia del terrorismo criminale di Hamas, le democrazie hanno il dovere di reagire con una fermezza che non violi i propri principi fondanti.
Ne va della loro credibilità, della loro forza morale e politica, invece si è usata una forza brutale, che colpisce senza distinzioni, che colpisce gli innocenti e distrugge il Diritto internazionale.
Si fermi l'occupazione, vengano liberati tutti gli ostaggi, si aprano corridoi umanitari, venga riconosciuto subito lo Stato di Palestina.
Presidente, deve continuare a vivere l'idea della pace, due popoli e due Stati. È il modo più forte anche per contrastare ogni forma di antisemitismo e per non arrenderci a un mondo di odio che divora se stesso.
Grazie Presidente.
Grazie Presidente.
I'm going to speak Italian.
Siamo tutti ovviamente colpiti dalle sofferenze, dai lutti, dalle devastazioni che da due anni tormentano la popolazione di Gaza. E siamo del tutto consapevoli anche delle tante violazioni dei diritti che in questi due anni si sono consumate. E come il diritto all'autodifesa di Israele, che tutti abbiamo riconosciuto, sia stato in realtà spesso trasformato in una punizione collettiva del popolo palestinese.
Per questo, io penso che in questo momento noi dobbiamo concentrare tutte le nostre energie per fermare la guerra, perché fermare la guerra significa intanto fermare ogni forma di ulteriore sofferenza.
Il piano Trump non è indenne da ambiguità, che sono già state richiamate, però offre un'opportunità. E, dopo due anni, è la prima volta che c'è la possibilità concreta di interrompere questo conflitto e di avviare la ricerca di una soluzione politica.
Per questo, io credo che dobbiamo insistere anche da questa sede perché tutte le parti in conflitto accettino il piano e ci rivolgiamo compreso ad Hamas. E dobbiamo chiedere che vengano compiuti subito i primi passi di quel piano: liberazione degli ostaggi, cessazione del fuoco, inoltro senza ostacoli di tutti gli aiuti umanitari alla popolazione.
E tutto questo per aprire la strada all'unica soluzione possibile: due popoli, due Stati.
Spesso si pensa che in conflitto lì siano un diritto, un torto e una ragione. Non è così.
Lì in conflitto sono due ragioni. Perché è una ragione l'aspirazione del popolo palestinese ad avere una patria, ed è una ragione l'aspirazione di Israele a vivere riconosciuta e sicura, senza che più nessuno metta in discussione la sua esistenza.
E mettere insieme due ragioni è spesso più complicato che non trovare la soluzione tra un torto e una ragione.
Ed è questo l'impegno su cui noi dobbiamo concentrare il nostro impegno.
L'unica soluzione possibile: due popoli, due Stati.