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26 June 2025 morning

2025 - Third part-session Print sitting

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Opening of the sitting No 25

Debate: Saving the lives of migrants at sea and protecting their human rights

Mr Francesco VERDUCCI

Italy, SOC

10:45:28

Presidente, sono di queste ore le immagini terribili di corpi senza vita che galleggiano nelle acque al largo della Libia, senza che nessuno, e non le milizie libiche che noi finanziamo, li abbia recuperati.

Dall'inizio dell'anno sono più di 500 le persone morte nel Mediterraneo. Dal 2014 sono oltre 31.000. Tantissime sono bambine e bambini. L'umanità è morta innumerevoli volte nelle acque europee.

Penso che ogni volta che pronunciamo la parola "migrante", come fosse uguale alle altre quando invece non lo è, noi abbiamo il dovere di avere consapevolezza di tutto questo.

E questo è il principale merito del rapporto redatto da Paulo PISCO: non chiudere gli occhi di fronte all'enormità della strage in atto.

Questo è il punto politico.

Non assoggettare i diritti umani e il principio di non discriminazione, su cui si basa tutto il nostro costituzionalismo, alle esigenze del realismo, dei presunti interessi nazionali o al cinismo di uno strumentale consenso elettorale.

Io ho rispetto per il disorientamento di tanti di fronte ai fenomeni migratori ma non ho rispetto per i cattivi politici che lucrano sulla paura, creando ad arte mostri e capri espiatori.

La migrazione è un fatto strutturale, globale e va governata, non può essere rimossa. Nasce da storture e disparità feroci del modello di sviluppo e, come tale, ci riguarda.

Salvare ogni vita in mare è un obbligo giuridico e morale e, aggiungo, politico.

Le ONG svolgono un ruolo importantissimo, colmando un vuoto e dobbiamo ringraziarle perché tengono alto il nome dell'umanità e dell'Europa.

Presidente, dobbiamo rilanciare la necessità di una missione stabile europea sul modello di mare nostrum.

Soprattutto, colleghi, dobbiamo fare in modo che questo documento non diventi carta straccia e che, a pochi passi da qui, Commissione europea, Consiglio europeo e anche il Parlamento europeo non continuino ad avallare politiche di deportazione, di esternalizzazione delle frontiere, di respingimenti, di costruzione di centri lager.

L'Europa dimostri di essere all'altezza dei suoi valori, che sono la sua forza.

Questa Assemblea chieda con nettezza che ogni Stato membro del Consiglio d'Europa dica no al rinnovo degli accordi con la Libia, che sono stati un'ignominia e lo sono tuttora e che hanno causato e causano tuttora crimini sistematici contro i migranti, contro l'umanità e sono una delle pagine più oscure della storia dei Paesi europei.

Grazie, Presidente.

Ms Sandra ZAMPA

Italy, SOC

10:55:55

368 morti migranti: era l'ottobre 2013. Fu così che trovò impulso la missione umanitaria Mare Nostrum, 368 morti, annegati a due passi da Lampedusa.

Lo straordinario impegno cui diedero vita le forze armate italiane e i volontari italiani hanno impedito il ripetersi di quel dramma enorme e hanno strappato all'annegamento centinaia di vite umane.

Lampedusa fu il punto profetico dal quale cominciò il suo magistero Papa Francesco: lo scelse per mandare un messaggio al mondo intero.

Ma poi, dopo Lampedusa, dopo quei salvataggi, dopo Mare Nostrum, le stesse voci che avevano giudicato inaccettabile l'immagine di quelle bare, piccole e grandi bare, nell'hangar dell'aeroporto, cominciarono a cambiare idea e a sostenere che Mare Nostrum era la causa dei flussi migratori verso l'Italia, verso l'Europa, e che proprio per la sua esistenza arrivavano e aumentavano i flussi.

Sono passati molti anni da allora. I flussi sono continuamente aumentati. Mare Nostrum è stata cancellata ed è stata cancellata perché si vuole continuare a chiudere gli occhi di fronte al fatto che i flussi migratori del Mediterraneo sono figli dello sconvolgimento di molti Paesi del Nord Africa, del Medio Oriente, della Libia, della Siria. E, invece che fare cambiare idea all'Unione Europea, chiedendo più responsabilità e più solidarietà, noi continuamente continuiamo ad accettare che possano continuare i naufragi e i morti in mare.

La soluzione non può passare dal lasciare che nuove persone, nuovi bambini, nuove donne, nuovi uomini continuino ad annegare in mare. Occorre che l'Europa faccia finalmente la propria parte e questa parte si nutre di due parole: responsabilità e solidarietà.

Ci vuole la forza di dare risposte politiche a, in realtà, un fenomeno che è strutturale, che è quello della migrazione. Siamo stati tutti migranti, siamo tutti figli di migranti.

I nostri nonni, i nostri bisnonni hanno attraversato il mare e attraversato Paesi. Siamo, per fortuna, diversi e questo ci rende più ricchi. Siamo popoli che sanno esprimere e portano con sé tanta storia.

Così deve essere: responsabilità e solidarietà.

Vote: Saving the lives of migrants at sea and protecting their human rights

Mr Marco DREOSTO

Italy, ECPA

11:16:35

Un chiarimento: dovevano essere presenti un sesto dei presenti per la votazione valida o un sesto dell'Assemblea intera?

Debate: The challenges and needs of public and private actors involved in migration management

Ms Sandra ZAMPA

Italy, SOC, Rapporteur

11:25:36

Thank you Mr. President.

Cari colleghi,

Siamo tutti consapevoli della sfida che la gestione dei flussi migratori pone e di quanto sia complesso affrontare questo tema nel rispetto delle Convenzioni internazionali, isolandolo dai tentativi di strumentalizzarlo nel dibattito pubblico per lo scontro politico.

Proprio a partire da questo, ho voluto affrontare un aspetto specifico e molto concreto dell’ambito migratorio: analizzare e comprendere il ruolo e le esigenze di tutti gli attori pubblici e privati, che quotidianamente si confrontano con la gestione dei flussi migratori, svolgendo ognuno il proprio compito. Con lo stesso spirito, ho rivolto attenzione alle buone prassi messe in atto nei diversi Stati membri del Consiglio d’Europa, al fine di presentare proposte costruttive ed efficaci.

Innanzitutto, chi sono questi attori?

Gli attori pubblici coinvolti nella gestione della migrazione sono le autorità pubbliche nazionali e locali, le amministrazioni, le agenzie internazionali che si occupano di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rispetto all’arrivo, alla prima assistenza e all'accoglienza nel sistema istituzionale, nonché di quanto avviene nelle situazioni informali ai margini dei nostri territori.

Per quanto riguarda gli attori privati, sono due le tipologie: enti privati che hanno contratti con le autorità pubbliche e per gestire, o cogestire, le strutture nelle diverse fasi del sistema di accoglienza; ci sono attori privati, come enti di tutela, fondazioni, organizzazioni non governative, che lavorano in stretta collaborazione con il settore pubblico.

Le interazioni tra tutti questi attori sono inevitabilmente complesse ma, abbiamo verificato, possono portare a risultati positivi che è importante far conoscere e diffondere.

Ci siamo concentrati sulla prima assistenza all’arrivo, l'accoglienza di chi fa richiesta di protezione internazionale, con l’esistenza di eventuali percorsi dedicati per persone vulnerabili (minori non accompagnati, persone vittime di tratta); inclusione sociale e lavorativa per le persone che ottengono la protezione internazionale.

Occorre ribadire, quindi, che stiamo parlando di un segmento della popolazione migratoria, e cioè richiedenti asilo, rifugiati, persone vulnerabili, anche se, inevitabilmente, in questi mesi ci siamo imbattuti anche in persone che restano fuori dal sistema, in condizioni precarie e spesso estremamente gravi.

Numerose sono le informazioni raccolte in questi mesi di lavoro: tre visite conoscitive in tre Stati membri (Francia, Italia e Regno Unito). Abbiamo potuto osservare da vicino situazioni diverse tra loro, incrociando, tuttavia, questioni che non riguardano esclusivamente questi tre contesti geografici, ma contribuiscono a disegnare un quadro più generale, con dinamiche comuni che si osservano lungo le varie rotte migratorie in Europa e alle frontiere dell'Europa.

Il rapporto rivolge un chiaro invito agli Stati membri a garantire procedure rispettose dei diritti umani, stabilendo standard minimi per un'assistenza e un’accoglienza dignitosa, con particolare attenzione alle persone vulnerabili, alle donne, ai bambini, ai minori non accompagnati e alle vittime di tratta, che sono davvero i più precari e delicati partecipanti di questi flussi migratori. Sappiamo bene quanto siano numerose, anche in Europa, le situazioni critiche rispetto a come queste persone vengono trattate, in particolare nelle zone di confine.

Le verifiche hanno confermato quanto sia importante intervenire sui tempi per l’esame delle domande d’asilo, che sono ovunque troppo lunghi. Le persone, singoli o famiglie, restano in un limbo, nei centri dove spesso le condizioni di vita non sono dignitose e i servizi forniti sono minimi, senza formazione al lavoro o altro. Senza una preparazione sufficiente all’autonomia e all’inclusione, una volta ottenuto lo status, si esce dal sistema e si è costretti però a rivolgersi di nuovo al sostegno di associazioni o organizzazioni per sopravvivere. Perché non si è stati preparati.

Il momento della transizione, dall’accoglienza all’inserimento nella comunità, risulta quello più critico e spesso determina situazioni di estrema precarietà.

Nella bozza di risoluzione, faccio riferimento all’importanza di coinvolgere le autorità locali e le diverse realtà del territorio (servizi sociali, scuole, biblioteche, associazioni) nei percorsi di accoglienza e inclusione dei rifugiati, che solo così riescono a raggiungere una propria indipendenza ed entrano a far parte della comunità. Ciò significa evitare di ricorrere a strutture di accoglienza su larga scala e dare priorità a strutture più piccole, alloggi dignitosi diffusi su tutto il territorio nazionale. Non bisogna concentrarsi in alcune aree specifiche, nelle grandi città, coinvolgendo le autorità locali invece nella programmazione degli interventi.

Oltre alle criticità, il rapporto indica diversi casi di buone prassi, che consentono di garantire l'inclusione dei rifugiati e dei richiedenti asilo nelle comunità ospitanti, grazie a una sinergia tra i diversi attori. Le pratiche di accoglienza inclusive nei centri SAI in Sicilia e iniziative come il Trinity Homeless Project del Regno Unito sono modelli esemplari, che promuovono la comprensione reciproca tra i diversi attori, lo sviluppo locale e un'integrazione riuscita.

Una riflessione va fatta anche rispetto a tutti coloro che restano esclusi dal sistema di accoglienza e vivono in insediamenti informali, presenti in tanti, se non in tutti i nostri Stati, e non solo a Calais. Oltre alla mancanza di beni e servizi di prima necessità, sono continui i rischi per la salute e la sicurezza. Queste persone non hanno accesso effettivo ai loro diritti fondamentali e spesso diventano vittime nuovamente di sfruttamento a vari livelli.

Infine, lasciatemi ricordare un tema che mi sta molto a cuore: i minori stranieri non accompagnati, i più vulnerabili. Eppure, per loro occorre, prima di tutto, assumere, fare riferimento a raccomandazioni che già il Consiglio d'Europa ha emanato e dare priorità alla presunzione di minore età.

In ultimo, ringrazio il segretariato della Commissione migrazione e quello della delegazione italiana per il supporto attento e competente, che hanno riservato a questo rapporto e alla mia persona.

Ms Sandra ZAMPA

Italy, SOC, Rapporteur

12:02:44

Grazie Presidente, ga chi è intervenuto. Il dibattito è stato molto interessante.

Approfitto di questa replica per ringraziare le organizzazioni non governative, le associazioni e la società civile che si mobilita e che collabora per la gestione dei flussi migratori.

C'è una favola africana che racconta di un grande incendio nella foresta e degli animali che fuggono. Solo i colibrì restano e corrono avanti e indietro a prendere l'acqua col becco e portano l'acqua, riempito il becco, e la rovesciano sull'incendio. E un rinoceronte dice al colibrì: "cosa pensi di fare in questo modo?" E il colibrì risponde:  "io faccio la mia parte!".

Io voglio quindi ringraziare tutte le persone che fanno la propria parte, le persone di buona volontà, che insieme alle istituzioni, e noi dobbiamo fare in modo che le istituzioni mettano a disposizione l'acqua, questo è il punto essenziale.

Alle istituzioni va la responsabilità di organizzare, insieme alla società civile, l'impegno per favorire, per gestire con più intelligenza e razionalità i flussi migratori.

Le buone prassi che abbiamo visto nei Paesi che abbiamo visitato, ma che sono anche altrove, e ne ho conosciute tante altre, dimostrano che si può fare un uso intelligente delle politiche migratorie, che le politiche migratorie possono rispondere a molti bisogni delle società e mi dispiace che ci sia chi non ha compreso nemmeno oggi, e nemmeno di fronte a questo pragmatico rapporto, qual è il ruolo del colibrì, che è quello di portare acqua, e qual è il ruolo delle istituzioni, che è quello di mettere a disposizione quell'acqua.

Tutti insieme dobbiamo abituarci all'idea che i flussi migratori sono fenomeni strutturali, che la migrazione andrà gestita.

Voglio ringraziare in particolare la collega BILOZIR, che è intervenuta.

Giusto per ricordare qui le donne ucraine che ho incontrato a Londra e che erano ospiti di una grande associazione, una grande ONG che abbiamo visitato e che ha il compito, con il sostegno delle istituzioni locali e nazionali, aveva proprio il compito di, in qualche modo, accompagnare la presenza dei migranti, di rendere più facile e più semplice non solo a loro la vita, ma anche alla società che li accoglie.

Il ricordo di quella donna ucraina, che era insieme a sua figlia, non me lo dimenticherò nei prossimi anni.

Grazie.

Vote: The challenges and needs of public and private actors involved in migration management

Mr Marco DREOSTO

Italy, ECPA

12:06:53

Scusi Presidente, sempre in riferimento all'articolo 42 del nostro Regolamento, sottolineo quanto sia imbarazzante porre al voto risoluzioni, mozioni e progetti come questo di tale rilevanza con meno di un terzo dei parlamentari onorevoli presenti e che quindi sarebbe opportuno rivedere perlomeno come viene considerato il numero legale per queste votazioni.

Grazie.

Mr Marco DREOSTO

Italy, ECPA

12:08:21

No Presidente, non chiedevo la verifica del numero legale perché so che il Regolamento così com'è non lo consente, non ci sono i numeri, però ritengo che è inopportuno ed è inadeguato il sistema di valutazione previsto oggi da Regolamento.

Address: Mr Gordan GRLIĆ RADMAN, Minister of Foreign and European Affairs of Croatia

The sitting is closed at 1:10 p.m.

Next sitting at 3:00 p.m.