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10 April 2019 morning

2019 - Second part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of the sitting No 14

Joint debate: The role and responsibilities of political leaders in combating hate speech and intolerance / Stop hate speech and acts of hatred in sport

Mr Roberto RAMPI

Italy, SOC

10:51:32

Signora presidente, colleghe e colleghi,

credo che la connessione che si è creata tra questi due discorsi, quello dell'odio nelle attività sportive e quello della politica, sia interessante. Ormai da molto tempo la politica si ispira allo sport e utilizza parole e linguaggi dello sport, ma invece che prenderne l'aspetto più positivo e più interessante, quello di una competizione sana e rispettosa uno dell'altro, ne prende una dimensione eccessivamente agonistica.

La parola "vittoria" è diventata dominante nel nostro discorso politico. In realtà, in una cultura parlamentare non c'è qualcuno che vince e qualcuno che perde, ma ci sono opinioni diverse che si confrontano, che vengono rappresentate e che devono necessariamente trovare una sintesi.

Dico questo perché sono molto d'accordo con quello che ho sentito dire questa mattina e quindi non ripeterò molte delle proposte, che tra l'altro sono contenute nelle risoluzioni.

Dobbiamo avere il coraggio di far diventare i discorsi di armonia, di coesione e di sintesi più affascinanti e più potenti di quelli dell'odio. La politica ha una stretta relazione col consenso e finché l'odio e la sua amplificazione saranno strumenti più affascinanti, più capaci di produrre consenso, rimarranno dominanti nella politica.

Il motivo per cui oggi molti leader politici cedono e diventano promotori, invece che combattenti, dei discorsi di odio è che quello è il meccanismo migliore per raccogliere voti. C'è una stretta relazione tra la discussione di oggi e quella che faremo sui social media.

I social media sono un luogo in cui l'odio tiene le persone agganciate alla rete e questo produce guadagni e ricavi economici, perché più le persone restano lì e più ci sono entrate. La politica è nella stessa condizione: alimentando i discorsi di odio si rimane al centro dell'attenzione, si ha spazio nei telegiornali, nei giornali, nell'opinione pubblica, si diventa popolari e si guadagnano voti.

Noi dobbiamo avere l'ambizione straordinaria - ma questo è un luogo dell'utopia e quindi dobbiamo avere questa capacità del sogno - di far diventare i discorsi dell'armonia e della sintesi più affascinanti, più capaci di produrre consenso e quindi più interessanti, anche per quei politici che magari, non guidati dall'etica che è quello che invece noi chiediamo, ma dalla ricerca del consenso, possono scegliere quella strada.

Quando pensiamo a Nelson Mandela, a Martin Luther King, a Kennedy e a molti altri, anche a Winston Churchill che fu il promotore di questo luogo, pensiamo a persone che con i loro discorsi di amore ottenevano consenso, quindi dobbiamo lavorare e investire sulla cultura in questa direzione. Grazie. 

Ms Vanessa D'AMBROSIO

San Marino, SOC

11:41:28

Grazie, Presidente.

Ho sempre sostenuto che siamo le parole che scegliamo di usare. Il nostro linguaggio, le parole che decidiamo di usare e verso chi indirizzarle sono frutto di ciò che diciamo, nel bene e nel male.

Non voglio nascondermi dietro un dito e dire che il fenomeno dell'hate speech sia momentaneo. Da sempre - e la storia ce lo insegna - i discorsi di odio sono stati utilizzati per fomentare la folla, per non dare il tempo alle persone di sviluppare il proprio pensiero. Sono stati utilizzati per indirizzare l'opinione pubblica, fomentando la paura e risvegliando gli istinti elementari, come li chiamava il filosofo Lévinas.

Stiamo vivendo chiaramente una nuova e brutale ondata; questo è innegabile. La gravità è che questa violenza verbale, che spesso nasconde mondi ancora più oscuri, come il razzismo, la xenofobia, il bullismo, la violenza di genere, è di fatto legittimata da una classe politica che estremizza e costruisce la delegittimazione seriale dell'avversario, dell'altro, solo per il proprio mero tornaconto.

Non credendo più a niente, non trovando punti di riferimento solidi, la persona è quindi portata ad ascoltare chi urla più forte, chi individua un nemico, purché questo nemico non sia se stesso. Si sente legittimata a fare discorsi di odio e a sua volta a comportarsi così. È un processo a cascata che porta a puntare il dito contro l'altro e a scaricare le proprie responsabilità.

È importante che come classe politica - e in questa Assemblea rappresentiamo tutti, maggioranza e opposizione, da sinistra a destra - ci si renda seriamente conto delle responsabilità che abbiamo. I nostri concittadini ci ascoltano, ci prendono come riferimento, quindi i concetti che esprimiamo e come li esprimiamo diventano un messaggio fondamentale, diventano rappresentativi.

Dovremmo capire che, invece di rincorrere la prossima vittima, dovremmo essere degli esempi positivi. Le persone non ci chiedono di esseri inumani. Al contrario, cercano in noi una spalla, un supporto, una legittimazione. Noi siamo i loro rappresentanti. Ci hanno scelto, quindi il servizio che possiamo rendere è quello di affermare le idee e le proposte che portiamo avanti senza ridicolizzare l'avversario, senza per forza trovare un nemico o uno spettro.

La collega KOVÁCS lo dice chiaramente: i politici hanno un ruolo essenziale nel combattere gli hate speech e l'intolleranza, hanno una responsabilità morale.

In questo senso, l'appello che il Consiglio d'Europa fa agli Stati membri sicuramente sarà efficace. A mio avviso sono tutti interventi giusti: dell'autoregolamentazione negli Statuti, ai monitoraggi della situazione nel proprio Paese, ma c'è un elemento che arriva prima di qualsiasi indirizzo, forse è l'ovvietà più grande: la responsabilità personale del politico rispetto alla comunità; con comunità mi riferisco alla società tutta del Paese in cui si vive. Il presupposto è quello di lavorare per rendere un servizio ad esso e non pro domo propria.

I discorsi di odio e le manifestazioni di intolleranza si riflettono in tutti gli ambiti della vita, sport incluso.

Il tempo è tiranno. A San Marino il Comitato Olimpico Nazionale va nelle scuole per promuovere gli ideali dello sport, l'integrità e i valori positivi che lo sport porta. L'impegno deve essere corale. Grazie.

Address by Mr Mamuka BAKHTADZE, Prime Minister of Georgia

The sitting was closed at 13:05