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10 April 2019 afternoon

2019 - Second part-session Print sitting

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Opening of the sitting No 15

Joint debate: The role and responsibilities of political leaders in combating hate speech and intolerance / Stop hate speech and acts of hatred in sport

Ms Maria Elena BOSCHI

Italy, SOC

16:05:20

Grazie, Presidente.

Vorrei innanzitutto ringraziare e complimentarmi con la relatrice per il lavoro ben documentato e approfondito che ci ha presentato quest'oggi.

Tutti noi sappiamo che il discorso d'odio è in aumento. Purtroppo, è diffuso in tutti i nostri Paesi. È un odio verso chiunque sia diverso: per genere, per orientamento sessuale, per religione. Nella maggior parte dei casi, ci dice il rapporto, soprattutto per l'origine etnica; e non è un caso che le vittime principali, oggi, del discorso d'odio siano le comunità rom, sinti, e soprattutto i migranti.

L'odio è sempre esistito. Fa parte della storia dell'umanità. Oggi però sembra che sia consentito odiare liberamente, come se fossimo passati dall'età del libero amore a quella del libero odio. Non ci si vergogna più a dire anche in pubblico quello che si pensa verso gli altri, con minacce e offese, utilizzando spesso i social network come elemento di diffusione di massa, di viralizzazione. Non c'è più una condanna dell'imbarbarimento del discorso d'odio, ma è come se fosse un senso di libertà, di maggior coraggio.

I campioni del discorso d'odio spesso diventano gli esponenti politici, i leader politici, soprattutto nei partiti nazionalisti, populisti, in alcuni casi anche xenofobi. Diventano imprenditori della paura. Cercano di cavalcare il senso di insicurezza, la preoccupazione dei cittadini dovuta alla globalizzazione, alla sfida delle migrazioni, anche alla difficoltà economica. Cercano di speculare un consenso immediato, politico, giocando sulla paura e utilizzando il discorso d'odio, senza rendersi conto che se ci sono dei leader, ci sono anche dei followers. Vale nei social network, ma anche nella società, nella vita vera.

Allora i leader politici possono diventare influencer. Possono cambiare, con le loro parole e il loro atteggiamento, il modo di pensare, la mentalità delle persone che li possono prendere come punto di riferimento. Ecco perché abbiamo una responsabilità enorme oggi e abbiamo una responsabilità che ci consegna anche la storia, perché sappiamo come in passato i regimi totalitari si siano originati da un'escalation, dalla violenza verbale alla violenza fisica.

Certo, non sempre il discorso d'odio diventa dittatura, ma noi sappiamo che ogni volta che c'è stata una dittatura nella storia questa è corrisposta a un venir meno dell'argine nel discorso pubblico, a un'esondazione del discorso d'odio che è diventato poi violenza fisica.

Abbiamo oggi una grande responsabilità. È una responsabilità che ha anche il mio Paese. Ovviamente non posso essere orgogliosa, da italiana, di leggere nel rapporto che Salvini, il Vicepresidente del Consiglio, è citato come esempio negativo proprio del discorso d'odio nei confronti dei rom e dei migranti.

Abbiamo bisogno però di leader veri. I leader veri sono coloro che prendono le distanze e che sanno andare controcorrente. Sono coloro che non restano in silenzio perché il silenzio può essere complice, ma condannano anche i loro supporter e i loro sostenitori, se si fanno promotori di un discorso d'odio. Questo vuol dire perdere voti e consenso nell'immediato? Forse. Ma significa anche mantenere la barra dritta sui valori fondamentali in un momento di difficoltà.

Vorrei concludere ricordando una figura cara a tutti noi, una donna impegnata in politica, una giovane donna: Jo Cox, che è morta per le sue idee.  È un classico esempio di una violenza verbale che diventa mano armata, violenza fisica. Purtroppo è diventata un simbolo suo malgrado, perché avrebbe voluto continuare a fare la mamma e a portare avanti il suo impegno politico.

Ecco, non vorremmo più dover avere simboli come Jo Cox, perché vorremmo poter avere donne in grado di portare avanti il proprio impegno politico, ma per questo abbiamo bisogno di leader capaci di opporsi al discorso d'odio.

Vote: The role and responsibilities of political leaders in combating hate speech and intolerance / Stop hate speech and acts of hatred in sport

Urgent debate: Role and mission of the Parliamentary Assembly: main challenges for the future

Mr Andrea ORLANDO

Italy, SOC

17:53:40

Credo che abbiano ragione i colleghi che dicono che non stiamo parlando né del bilancio né del regolamento; ma non stiamo parlando nemmeno della Russia. Per questo vi prego di non dividerci tra chi è più amico e chi è meno amico della Russia. Stiamo parlando del futuro del Consiglio d'Europa.

Il Consiglio d'Europa è stato omogeneo per la violenza della guerra, e poi della guerra fredda, fino a un certo punto del secolo scorso. Il dialogo è stato fatto tra storie simili. Da un certo momento in poi il dialogo è incominciato tra storie diverse. Si pensava che queste storie naturalmente si sarebbero incontrate; non è andata così.

Oggi noi dobbiamo decidere se rinunciamo a fare incontrare queste storie, o invece ci sforziamo nell'esigenza che sta alla base dei principi fondamentali del Consiglio d'Europa. Questo è il punto politico e per questo ha ragione il Presidente del mio gruppo quando ci invita a concentrarci sulle cose che il Consiglio d'Europa può fare. Non si tratta di una rinuncia all'ambizione, si tratta di aiutare la soluzione dei conflitti che si possono prevenire, dato che noi non possiamo risolvere conflitti che sono in qualche modo determinati da Stati che appartengono anche a questo Consiglio. Tuttavia, poter far sì che 700 milioni di persone possano adire alla Corte europea dei diritti dell'uomo è lo strumento fondamentale per mitigare le conseguenze di quei conflitti e per evitare che se ne generino altri.

Nei confronti di chi si allontana dai passi fondamentali della carta Europea, qual è l'atteggiamento che vogliamo assumere? Quello di provare a ricondurlo a quei passi, o di alzare le mani e rinunciare ad agire in quella direzione? Questa è la domanda che ci stiamo facendo e questa domanda oggi riguarda la Russia ma può riguardare anche altri Paesi; anzi, riguarda anche altri Paesi.

Noi non miglioreremo la situazione se priveremo i cittadini dei Paesi che aderiscono al Consiglio d'Europa di uno strumento fondamentale come quello di poter far valere i loro diritti direttamente. Questa è la specificità di questa organizzazione ed è stata la leva fondamentale per far evolvere processi di riforma in molti dei Paesi nei quali quelle riforme probabilmente da sole non sarebbero mai andate avanti. Questi sono ancora oggi – lo vediamo quando iniziamo un rapporto o quando apriamo un dossier – gli strumenti fondamentali sui quali fanno leva le organizzazioni non governative e la società civile di tutti quei Paesi in cui i diritti fondamentali non sono pienamente rispettati. Vogliamo privarli di questa leva? Vogliamo privarli di questa sponda? Lo possiamo fare.

È vero, non stiamo parlando di regolamento, stiamo parlando del futuro del Consiglio d'Europa e per questo motivo io credo che la proposta del collega Mr Tiny KOX provi a dare strumenti nuovi a una fase totalmente differente che il Consiglio d'Europa deve affrontare. Grazie.

Vote: Role and mission of the Parliamentary Assembly: main challenges for the future

The sitting was closed at 20:05