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25 June 2019 morning

2019 - Third part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Continuation of sitting No 20 of Monday 24 June 2019

The sitting was closed at 00h48

Next sitting at 10am

Opening of the sitting No. 21

Examination of credentials

Changes in the membership of committees

Election of a Vice-President of the Assembly

Debate: Progress report of the Bureau and the Standing Committee

Joint debate: Budget and priorities of the Council of Europe for the biennium 2020-2021 / Expenditure of the Parliamentary Assembly for the biennium 2020-2021

Ms Vanessa D'AMBROSIO

San Marino, SOC

12:11:28

Grazie, signora Presidente.

Intervengo sulla questione del budget per il prossimo biennio per diverse ragioni che cercherò di rappresentare in questi minuti. Mi unisco a chi – compreso il rapporteur – è preoccupato per la situazione del bilancio del Consiglio d'Europa. Ricordo che già durante la commissione ad hoc si era iniziato a discutere su come ottimizzare le risorse per far fronte al deficit di bilancio. Condivido con il rapporteur le parti in cui si sottolinea la volontà di tutelare i programmi sull'intelligenza artificiale, l'uguaglianza di genere e una maggiore cooperazione con le Nazioni Unite, solo per riprendere alcune parti del contenuto del testo.

Ciò detto, non posso in alcun modo condividere il paragrafo 21 del Doc. 14903 nel quale viene introdotto un principio a mio avviso poco democratico, che ha trascurato a piè pari le realtà territoriali ed economiche di 16 Stati membri. Un passaggio che ha ignorato le regole e le condizioni che gli Stati hanno accettato quando sono entrati nel Consiglio d'Europa.

Introdurre un contributo minimo di 500 mila euro va contro i principi di cui all'articolo 38 dello Statuto, mettendo così a rischio la partecipazione di 16 Paesi al Consiglio d'Europa. Mi sorgono dei dubbi: siamo una grande casa dei diritti umani o un club privato? Qual è il prezzo di un diritto umano? Quanto costa il diritto di un cittadino di qualsiasi Paese che qui rappresentiamo di appellarsi alla Corte dei Diritti? Sono convinta che in un contesto multilaterale come il Consiglio d'Europa i cittadini – così come i diritti e gli Stati – non siano numeri e non abbiano, pertanto, un prezzo.

Per questi motivi la proposta di introdurre un minimo è sbagliata, è orientata all'esclusione e non all'inclusione.

Qualcuno potrebbe pensare che in linea di principio questo ragionamento possa essere condivisibile, però a livello pratico come lo possiamo tradurre? Vedete, probabilmente la risposta è ancora più semplice della domanda. Cosa potrebbe accadere se questi 16 Paesi non riuscissero a pagare il famoso minimo che si sta tentando di introdurre? Semplice quanto banale: altro deficit di bilancio.

Il mio Paese è uno dei 16, ma il mio ragionamento non cambierebbe di una virgola anche se fosse un grande contribuente, perché è una questione di equità.

Mi sarei aspettata di leggere come far funzionare il Consiglio d'Europa tagliando e ottimizzando; mi sarei aspettata di discutere su come alleggerire la burocrazia perché – e qua lo sapete tutti meglio di me – la burocrazia pesante ha un costo; ma mai, mai mi sarei aspettata di leggere e dover contrastare l'introduzione di un contributo minimo trasformando così la casa dei diritti svendendola – qui sì – a chi di diritti e di valori può fare anche a meno perché semplicemente può pagare di più.

Un ultimo appunto: i giudici non lavorano per il proprio Stato di appartenenza, bensì nell'interesse unico della Corte e di tutti – ripeto: tutti – i cittadini che vi fanno ricorso. Stesso discorso vale per i funzionari del segretariato che lavorano: essi sono al servizio dell'organizzazione nella sua interezza.

Concludo ringraziando e chiedendo all'Assemblea di sostenere gli emendamenti che insieme ad altri colleghi abbiamo depositato per cancellare l'introduzione del minimo, e chiedo la disponibilità del rapporteur e del collega Mr Mart van de VEN di poterli tenere in considerazione. Grazie.

Mr Marco GATTI

San Marino, EPP/CD

12:25:12

Signor Presidente, egregi colleghi, sicuramente non è semplice trovare delle soluzioni per raggiungere un equilibrio di bilancio in una situazione economica e socio-politica che stanno attraversando tutti i Paesi membri e anche l'organizzazione stessa; per queste ragioni sicuramente apprezzo la bozza di relazione che è stata presentata per cercare di contenere le spese e anche valutare maggiori introiti per il bilancio dell'organizzazione. Però chiedo un'attenzione affinché le ragioni economiche di questa relazione non sovrastino quelle che sono le ragioni del diritto e della giustizia.

Dico questo parlando di un paragrafo cui si è già accennato, ovvero il paragrafo 21 della relazione, dove si ipotizza forse l'unica proposta ben definita che è quella dell'introduzione di un contributo minimo a carico di tutti gli Stati, giustificandolo – come è stato detto – come la necessità di dare copertura al costo annuale di un giudice o di un amministrativo e di un assistente. Probabilmente è sfuggito il disposto dell'articolo 38 dello Statuto del Consiglio d'Europa, che determina che i contributi debbano essere calcolati secondo la popolazione di ciascun Paese e che la modalità di questo calcolo venga stabilita dal Comitato dei Ministri. Così come è sfuggito il fatto che il giudice non lavora esclusivamente per quel Paese; anzi, per i Paesi piccoli lavora prevalentemente per tutti gli altri Stati, al pari del segretariato, come è stato già accennato.

Quindi stabilire un contributo minimo penalizza sicuramente i Paesi che hanno minore popolazione e anche i Paesi più poveri.

Crediamo che quanto stabilito sino ad oggi dal Comitato dei Ministri – quindi un criterio che tiene conto del numero della popolazione e del PIL del Paese – sia il criterio giusto. Poi lavoreremo sul parametro, ma non assolutamente sul criterio.

Quindi chiediamo di rivedere questa posizione con degli emendamenti che sono stati presentati.

Dal mio punto di vista, c'è anche una ragione per cui il Comitato dei Ministri decide: ovvero perché nel Comitato dei Ministri c'è una parità di dignità dei Paesi; ogni Paese ha un voto. Non è che i Paesi, perché hanno maggiore popolazione, maggiore rappresentatività nell'Assemblea, possono decidere anche sui piccoli. Credo che questo debba essere fortemente riaffermato dall'Assemblea.

Per concludere, pongo due questioni. La prima di diritto: rispetto dello Statuto. Credo che lo Statuto non possa essere superato da un regolamento oppure da una risoluzione. La seconda è una questione di giustizia: la crisi non può essere pagata dai Paesi più piccoli o da quelli più poveri.

Quindi, mi auguro che nel rispetto dello Statuto e utilizzando il buon senso si possa evitare il ricorso a un parere giuridico. Grazie.

Vote: Budget and priorities of the Council of Europe for the biennium 2020-2021 / Expenditure of the Parliamentary Assembly for the biennium 2020-2021

Ms Vanessa D'AMBROSIO

San Marino, SOC

12:40:25

Grazie, Presidente.

Chiediamo di abrogare il paragrafo 21 perché l'introduzione di un minimo significa andare a superare il principio di proporzionalità presente nello Statuto all'articolo 38.

Ricordo ancora che i giudici, come i membri del segretariato, lavorano per l'interesse collettivo e di tutti, non per i Paesi di appartenenza. Pertanto è vero, non siamo in un club sportivo, non giochiamo a golf, nessuno ha detto che i piccoli Paesi non debbano pagare, ma si chiede di rispettare il principio di proporzionalità. Grazie.

Ms Vanessa D'AMBROSIO

San Marino, SOC

12:42:29

Grazie, Presidente.

Prendo la parola per esprimermi in modo contrario a questo emendamento perché è il principio del contributo minimo ad essere sbagliato.

Se diciamo che gli Stati debbono contribuire in modo proporzionale, il paramentro è, appunto, la proporzionalità. Mettere un contributo minimo significa togliere il principio della proporzionalità. Ragioniamo sulla proporzionalità e non sui minimi. Grazie.

The sitting was closed at 12h50

Next sitting at 3:30 pm