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28 January 2021 morning

2021 - First part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of the sitting num 7

Debate: Challenge, on substantive grounds, of the still unratified credentials of the parliamentary delegation of the Russian Federation

Vote: Challenge, on substantive grounds, of the still unratified credentials of the parliamentary delegation of the Russian Federation

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Current affairs debate: Freedom of expression (Article 10 of the ECHR) under threat by "Big Tech" Companies

Ms Deborah BERGAMINI

Italy, EPP/CD, Spokesperson for the group

11:03:34

Buongiorno.

Grazie presidente.

Cari colleghi, io credo che sia importantissimo il dibattito di oggi. La recente chiusura dell'account Twitter del presidente americano Trump ha evidenziato ancora una volta la funzione pubblica che di fatto viene esercitata oggi dai giganti del digitale e le distorsioni evidenti di questa situazione che è venuta a determinarsi perché non si è ancora riusciti a costituire una governance democratica della rete e del suo utilizzo.

Voglio essere chiara su questo punto. Qui non si tratta di difendere l'utilizzo che Trump ha fatto dei social network. Ma si tratta di prendere atto che la censura che è stata esercitata unilateralmente da funzionari di una piattaforma privata sulla funzione pubblica esercitata da un presidente degli Stati Uniti ci pone una domanda rispetto alla democrazia. E noi dobbiamo rispondere. Che cosa accadrebbe, per esempio, se domani, alla vigilia di una elezione politica... (connection lost) ...decidesse sulla reazione di un intero partito? Che cosa ne sarebbe della salvaguardia della democrazia?

Già oggi migliaia di contenuti - questo è già stato ricordato - vengono cancellati dalle piattaforme digitali senza alcun criterio condiviso. E non mi riferisco solo a contenuti politici. Pensiamo per esempio al famoso dipinto di Courbet, "L'origine del mondo", che regolarmente viene rimosso da Facebook perché l'algoritmo lo equipara a pornografia.

Quindi pensate già a quale distorsione della realtà umana noi stiamo vivendo. E questo mentre assistiamo in parallelo alla crescita vertiginosa di contenuti di odio, di razzismo, di antisemitismo, fake news che spesso sembrano non suscitare analoghe iniziative di rimozione o, se lo fanno, sempre con molto ritardo. Eppure inquinano drammaticamente il dibattito democratico.

Noi tutti come legislatori abbiamo un'enorme responsabilità. Scegliere se limitarci a biasimare le piattaforme digitali che si sono inserite così fortemente in una funzione svolta tradizionalmente dagli stati e hanno disarticolato proprio il canone della democrazia, perché sta venendo meno la proporzione fra i poteri. E di questo dobbiamo occuparci. Quindi vogliamo limitarci a biasimare oppure vogliamo lavorare tutti rapidamente per colmare un ritardo, un ritardo oggettivo accumulatosi nel normare questa vicenda.

Ecco io credo che noi dobbiamo rapidamente costruire una cornice regolatoria che vada in questa direzione. Sappiamo quante sono le complessità ma siamo chiamati a farlo per salvaguardare i principi democratici che come Consiglio d'Europa siamo chiamati a custodire e difendere. Per cui questo lavoro è molto urgente. Il Consiglio d'Europa sta già facendo tanto. Possiamo fare ancora meglio. E possiamo essere propulsori di questa necessità di normare su questo tema.

Grazie.

Mr Roberto RAMPI

Italy, SOC

11:32:05

Sì, signor presidente, signori colleghi.

La prima volta che presi la parola in questa assemblea parlamentare ormai quasi 3 anni fa lo feci proprio su un tema come questo. Anche perché avevo presentato nel mio parlamento nazionale la proposta di una commissione d'inchiesta su quello che avvenne con il caso di Cambridge Analytics.

Io credo che il tema di oggi sia un tema fondamentale. In quel mio intervento dissi che siamo di fronte a delle nuove frontiere, delle nuove terre che si trovano esattamente nella situazione in cui si trovavano le terre nel Medioevo, dove il signore del momento aveva tutto il potere e poteva decidere della vita e della morte dei propri cittadini. Dal Medioevo siamo usciti proprio perché abbiamo introdotto le norme, le leggi e quindi poi il diritto che siamo qui a difendere. Lo stato di diritto che garantisce alle persone indipendentemente da chi è il proprietario, il ricco, il possidente di quelle terre.

Oggi, quelle terre, quei feudi si chiamano appunto Facebook, Instagram, ma si chiamano anche TikTok, e sono di proprietà di singole persone o di società che fanno profitto o magari hanno dietro anche grandi paesi, grandi nazioni, e decidono che cosa si può fare, che cosa si può fare nelle loro terre.

Però c'è un altro problema ed è la confusione che abbiamo noi e i nostri cittadini, che quei luoghi siano luoghi pubblici. Mentre non è così. Quando noi accediamo a Facebook noi ci dimentichiamo continuamente che quello è un luogo di profitto dove legittimamente un'azienda ha costruito un meccanismo per guadagnare sulle inserzioni pubblicitarie, tenta di tenerci il maggior tempo possibile collegati. Spinge con un algoritmo a litigare ad odiarci ad aggredirci perché l'odio e l'aggressività come ha dimostrato anche il dibattito di questa mattina purtroppo in quest'aula sono molto più forti, molto più diffusi, coinvolgono molto più le persone, consumano molto più tempo, invece del dialogo, del confronto, del tentativo di capirsi l'un l'altro, che dovrebbero prevalere.

Ecco noi abbiamo in commissione cultura, educazione e media un rapporto sul diritto alla conoscenza, sul right to know, che discute proprio di questo, di come dare ai cittadini gli strumenti per capire in quale contesto operano. Perché io credo che la democrazia possa funzionare solo se i cittadini hanno gli strumenti culturali per capire quali sono i contesti della discussione. E quello che dobbiamo recuperare in termini democratici è quello di appunto re-imparare a comprendere i contesti. Anche rispetto al tema tante volte citato delle cosiddette fake news, delle false notizie, (che è un pò pericoloso perché dà l'idea che da qualche parte qualcuno possa dire che cosa è vero e che cosa è falso). Il tema vero è che le persone hanno bisogno di avere gli strumenti per capire. Su questo dobbiamo lavorare. Penso che quel rapporto molto presto sarà anche in quest'aula e vi consiglio di leggerlo e vi chiedo di dare il vostro contributo.

Debate: Ethnic profiling in Europe: a matter of great concern

Mr Roberto RAMPI

Italy, SOC

12:00:00

Sì, signor presidente, signori colleghi.

Questo tema è un tema particolarmente delicato e mi complimento davvero per il bellissimo rapporto che credo ci dia gli strumenti di una riflessione e di un intervento. C'è un aspetto che riguarda sicuramente il comportamento delle forze dell'ordine che è stato ricordato con forza, c'è un aspetto di natura culturale di fondo.

Entrando questa mattina nel palazzo dell'Europa abbiamo tutti lasciato un pezzo di cuore su quei fiori deposti ai piedi della targa che ricorda l'olocausto. E purtroppo se trattiamo questi temi non possiamo non pensare che il punto di arrivo finale di un processo di profilazione etnica, il più tremendo, il più incredibile e, spero, il più irraggiungibile sia stato esattamente quello della Shoah.

E la Shoah ci insegna tante cose. Ce ne insegna anche una particolarmente drammatica. Cioè che la tecnologia, l'innovazione, le capacità crescenti dell'intelligenza umana che possono produrre del bene, tanto bene, pensiamo alla medicina, pensiamo alla capacità produttiva, pensiamo alla capacità organizzativa, che furono alla base della Rivoluzione Industriale, possono essere, gli stessi strumenti, utilizzati per produrre tanto male.

Perché questa fu la vicenda e la storia della Shoah. Intelligenze straordinarie, uomini di intelligenza straordinaria applicati alla distruzione di un'intera razza, come la definivano loro. E noi non la definiamo così perché sappiamo che non esistono in realtà le razze su questo pianeta.

Ecco io credo che quello a cui siamo di fronte oggi e quello a cui dobbiamo prestare particolarmente attenzione rispetto a questo rapporto e rispetto a questo tema è proprio quanto un comportamento sbagliato che appartiene ai singoli individui ma che può diventare moda, può diventare comportamento collettivo, viene rafforzato dagli strumenti tecnologici che permettono di far diventare questo un comportamento ordinario.

E voglio citare in quest'aula, anche se non riguarda i 47 paesi del Consiglio d'Europa, il tema degli Uiguri e la vicenda drammatica della popolazione dell'Uiguristan, oggi Cina, che viene profilata in maniera etnica da moltissimi anni.

Ecco io credo che a tutti questi comportamenti sbagliati noi dobbiamo reagire.

E l'ultima cosa che vorrei dire nel mio paese succede troppo spesso: L'informazione pubblica ha una grande responsabilità, quando un colpevole o un presunto colpevole viene descritto non come donna o come uomo ma in virtù della propria provenienza e viene detto, questo cittadino di questo paese ha commesso omicidio, ecco, si sta alimentando questo comportamento.

Vote: Ethnic profiling in Europe: a matter of great concern

Constitution of the Standing Committee

Appointment of the members of the Standing Committee

The sitting was closed at 13:10