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20 April 2021 afternoon

2021 - Second part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of sitting num 11

Vote: The Assembly's vision on the strategic priorities for the Council of Europe

Question time: Ms Marija PEJČINOVIĆ BURIĆ, Secretary General of the Council of Europe

Debate: Fighting fiscal injustice: the work of the OECD on taxation of digital economy

Mr Gerardo GIOVAGNOLI

San Marino, SOC, Spokesperson for the group

15:34:28

Grazie, presidente.

Grazie al segretario generale Gurría.

A nome del Gruppo dei Socialisti, dei Democratici e dei Verdi sostengo le conclusioni e le proposte contenute nella relazione preparata dall'onorevole Mr Georgios KATROUGKALOS e le conclusioni del rapporteur Ms Selin SAYEK BÖKE per la Commissione Affari Sociali.

Il tema dell’ingiustizia fiscale, in particolare in riferimento all’economia del digitale si impone in questo momento con grande forza, una forza accresciuta dalle conseguenze disastrose della pandemia Covid-19.

Già prima di essa una revisione dei sistemi di tassazione nazionali era necessaria per adeguarsi al mutato contesto di funzionamento di una economia globale che sempre più, in particolare in riferimento ai grandi colossi del digitale, sfugge alle imposizioni fiscali nel luogo in cui il fatturato viene creato e sfugge anche perché diversi stati consentono molteplici possibilità di elusione fiscale e di aggressiva pianificazione fiscale.

Le passività fiscali tradizionali, basate su concetti come quello della "stabile organizzazione"...

 

<<interruption in English from the chair, Mr Kimmo KILJUNEN: Sorry, I must interrupt you because we are going to need interpretation in English. I am so sorry. Let's check the situation.>>

<<the speaker says that he transmitted the speech in Italian and he thought it was already being translated. The chair asks him to start once again from the beginning and apologises.>>

 

Grazie, presidente.

Grazie al segretario generale GURRIÁ.

A nome del Gruppo dei Socialisti, dei Democratici e dei Verdi sostengo le conclusioni e le proposte contenute nella relazione preparata dall'onorevole Mr Georgios KATROUGKALOS e le conclusioni del rapporteur Ms Selin SAYEK BÖKE per la Commissione Affari Sociali.

Il tema dell’ingiustizia fiscale, in particolare in riferimento all’economia del digitale si impone in questo momento con grande forza, una forza accresciuta dalle conseguenze disastrose della pandemia Covid-19.

Già prima di essa una revisione dei sistemi di tassazione nazionali era necessaria per adeguarsi al mutato contesto di funzionamento di una economia globale che sempre più, in particolare in riferimento ai grandi colossi del digitale, sfugge alle imposizioni fiscali nel luogo in cui il fatturato viene creato e sfugge anche perché diversi stati consentono molteplici possibilità di elusione fiscale e di aggressiva pianificazione fiscale.

Le passività fiscali tradizionali, basate su concetti come quello della "stabile organizzazione" sono ampiamente superate nell'economia digitale, dove la maggior parte del valore viene creato attraverso piattaforme virtuali e apolidi.

Per questo il lavoro congiunto di OCSE e di altre agenzie, tra le quali è bene che il Consiglio d’Europa sia tra quelle più attive, è di fondamentale importanza.

La sfida è quella di creare un quadro fiscale concordato a livello multilaterale per l'economia digitale, come proposto dall'OCSE e di risposte politiche coordinate a livello internazionale.

La sfida è particolarmente complicata, anche perché molte amministrazioni nel mondo vedono una opportunità nella concorrenza fiscale sleale, una fiscalità particolarmente attraente per quello stato, che però innesca una lotta al ribasso che finisce per danneggiare la comunità internazionale nel suo complesso.

L’argomento dell’equità fiscale non è secondario, soprattutto in Europa dove una base imponibile inferiore del reddito delle società è stata associata ad un aumento delle tasse, soprattutto sui redditi da lavoro e sui consumi, poiché i governi hanno cercato compensare le perdite avute durante la crisi.

Infatti nel corso del 2019, le entrate fiscali sono diminuite in tutta l'OCSE per la prima volta in un decennio. D'altra parte, i profitti delle multinazionali digitali hanno raggiunto record storici, soprattutto nel 2020, nel pieno della crisi del Covid-19.

Questo è chiaramente, ora più che mai, intollerabile, perché ciò comporta la diminuzione dei diritti e dei servizi alle persone.

È bene cogliere allora un’esigenza condivisa di cambiamento e lavorare a livello multilaterale per ripianare queste divergenze, queste ineguaglianze, non solo perché produttrici di nuove povertà e discriminazioni, ma anche perché tali diseguaglianze pongono un freno alla ripresa dopo le multiple crisi degli ultimi anni.

L’innovativo quadro proposto dall’OCSE e supportato dal report prevede due intelligenti pilastri: il primo è un approccio unificato assieme ad un nuovo diritto di tassazione ed il secondo prevede un'aliquota fiscale minima.

Tale schema è sicuramente ambizioso ma senza dubbio tale deve essere l’atteggiamento di chi pensa con lungimiranza alla risoluzione di un problema, come quello dell’elusione fiscale digitale, che qualche decennio fa non era nemmeno pensabile.

È il momento giusto, in conclusione, per intervenire e per sostenere questo sforzo che solo organizzazioni che hanno un’ottica globale e non nazionale possono mettere in campo. Sommiamo quindi le forze di OCSE e Consiglio di Europa per rendere le nostre società più eque e prospere.

Grazie.

Mr Alberto RIBOLLA

Italy, EC/DA

18:01:18

(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)

Vorrei ringraziare il segretario generale dell’ocse per il suo interessante intervento e i relatori per questo report che tratta un argomento molto importante, quello della tassazione digitale, problema che stanno affrontando tutti gli Stati del mondo.

Multinazionali e giganti del web, come Amazon Facebook Ebay Google Netflix Uber, hanno altissimi profitti ma pagano imposte praticamente tendenti allo zero.

In Italia il fatturato del 2019 di molte di queste aziende è stato di circa 3,3 miliardi di Euro ma hanno pagato tasse per solo 70 milioni.

Netflix ha pagato imposte per 6 mila Euro, meno di un contribuente italiano in fascia bassa. Ciò comporta non solo un problema fiscale ma anche un problema di natura sociale.

Si determina infatti anche una Concorrenza sleale nei confronti del commercio locale, dei negozi di vicinato, fondamentale presidio di sicurezza nel mio paese, importante fattore di socializzazione.

In merito al rapporto vorrei soffermarmi su 3 punti. C’è un problema che viene evidenziato: il dumping fiscale, ovvero la corsa al ribasso del fisco, tra i paesi UE, per attirare le multinazionali. Ciò però impoverisce tutti gli Stati ed è da evitare. L’eros ione del gettito fiscale comporta di conseguenza una riduzione dei servizi che uno stato può offrire.

Altra cosa è la riduzione della pressione fiscale generale,la flat tax fortemente voluta dal leader del mio partito, Matteo Salvini. La flat tax per i i propri contribuenti nazionali è sintomo di virtuosità/equità, così come il reshoring, politiche che incentivano il rientro in patria delle proprie aziende.

C’è poi il problema del copyright, proprietà intellettuale. Spesso giganti del web non pagano per i contenuti che utilizzano.

Nell’apprezzare il contenuto del rapporto, sul quale voteremo favorevolmente, concludo il mio intervento sottolineando però che pur essendo il multilateralismo utile, non va però violata la sovranità fiscale, perché talvolta lo stesso multilateralismo ha dimostrato forti limiti.

Grazie

Vote: Fighting fiscal injustice: the work of the OECD on taxation of digital economy

Current affairs debate: Armenian prisoners of war, other captives and displaced persons

Mr Roberto RAMPI

Italy, SOC

17:46:59

Signora presidente, grazie.

Non è facile ma è anche un grande onore intervenire in quest'aula dopo aver sentito gli interventi di tre colleghi che appartengono a due nazioni differenti e che sono completamente coinvolte in questa vicenda.

Il nostro intervento qui ha un senso particolare perché questa vicenda non riguarda solo la storia e la vita di questi due paesi. E io vorrei davvero che i nostri colleghi Armeni e i nostri colleghi Azeri capissero che questa risoluzione che io condivido molto è davvero un'opportunità.

Tutti i nostri paesi, forse ce lo siamo dimenticati, sono passati da vicende molto simili, hanno avuto guerre violente in cui ci sono stati i morti, persone che sono scomparse, prigionieri di guerra.

Io vengo dall'Italia, la mia nonna però è cresciuta in quella parte dell'Italia che era Austria prima conflitto. Ed è cresciuta da bambina avendo perso il padre nella guerra con l'Italia. È stata un italiana il cui papà, è stata orfana a 4 anni, era stato ucciso dagli italiani sul fronte di guerra. Austria e Italia erano in guerra e mia nonna è diventata orfana così.

Bè, oggi pensare a un conflitto tra l'Austria e l'Italia sarebbe un fatto incredibile, lo dico la mia amica Petra, che adesso non vedo qua in aula.

Ecco, allora non c'era l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, allora non c'era un luogo dove l'Italia e l'Austria potevano discutere, potevano ragionare, potevano faticosamente... perché io capisco le emozioni che coinvolgono quando si discute di queste questioni. Però noi oggi possiamo fare un passo avanti.

Questo luogo è nato esattamente perché noi pensiamo che i conflitti siano un fatto superato, perché noi pensiamo perfino che in un certo senso le nazionalità sia un fatto superato. Nel senso che i confini tracciati, quell'idea ottocentesca per cui da una parte stanno i buoni, quelli che credono in una certa religione, quelli che parlano una certa lingua, e li chiudiamo dentro un confine e gli altri devono stare dall'altra parte del confine, oggi è un'idea che non ci convince più.

Noi pensiamo che i popoli possano convivere, che esistano le comunità, che esistano le identità, che esistano tradizioni che sono molto importanti. Ieri ne abbiamo parlato rispetto alle minoranze interne nei paesi. Ma che i conflitti siano qualche cosa di superato, che appartengano a una vecchia storia dell'umanità.

E allora tenere fede a questa risoluzione, continuare a provare a discutere, credere nella pace, andare oltre le proprie comprensibili emozioni e non alimentare una cultura dell'odio è davvero una grande lezione.

Io penso che tra molti anni i cittadini d'Europa andranno ad imparare dagli amici Armeni e Azeri, non ad insegnare, perché loro faranno meglio di quello che noi abbiamo saputo fare 70 anni fa.

The sitting is closed at 6 p.m

Next sitting Wednesday at 10 a.m.