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25 June 2024 afternoon

2024 - Third part-session Print sitting

Sitting video(s) 1 / 1

Opening of the sitting No 18

Address: Mr Volker TÜRK, United Nations High Commissioner for human rights

Debate: Protecting women human rights defenders in Europe

Ms Catia POLIDORI

Italy, EPP/CD

17:00:18

Grazie presidente,

Allora intanto ringrazio subito la collega Ms Petra BAYR per la sua importante relazione.

Oggi affrontiamo un tema tanto difficile quanto delicato. Noi abbiamo bisogno di queste donne, di donne coraggiose che difendono i diritti delle altre donne. Non possiamo rinunciare alla loro capacità di mediazione, non possiamo rinunciare al loro coraggio, non possiamo rinunciare alla loro capacità di trascinare altre donne e di infondere questo coraggio.

Ma dall'altra parte non siamo in grado di proteggere queste donne. Donne che con il loro coraggio hanno osato sfidare stereotipi sociali, hanno osato sfidare tradizioni, hanno osato sfidare delle forme di patriarcato molto forti, hanno osato sfidare un mondo sociale difficile e avverso. E per questo hanno messo a rischio anche tutta la loro famiglia. Queste donne per questo vengono perseguitate, vengono incarcerate, vengono picchiate, vengono umiliate e non hanno più la possibilità di vivere alla luce del sole.

Sono donne che hanno una vita ombra, sono donne che spesso sono costrette a scappare dal loro paese sotto falso nome, sono costrette a cambiare vita spesso, a cambiare nome spesso. Sono donne che non riescono a trovare lavoro perché un lavoro ufficiale consentirebbe ai loro aguzzini di trovarle.

Sono donne che sono costrette a trascinare i loro bambini in giro per il mondo sotto falsa identità. Sono delle vere servitrici dell'umanità, sono dei militanti, fanno un servizio civile segreto. E per questo noi dovremmo essere in grado, loro difendono questi diritti, e noi dovremmo essere in grado di difendere il loro spazio di azione, dar loro uno spazio di azione. E dal mio punto di vista c'è una sola cosa che potremmo fare: legittimarle. Si può passare solo attraverso la legittimazione del loro lavoro, riconoscerle come fosse in effetti un servizio civile.

Noi potremmo anche pensare, per parlare in maniera proprio chiara e pratica, ad un sostentamento di queste donne che sono fuggite con la famiglia al seguito. La protezione deve passare anche per atti pratici. Dobbiamo pubblicizzare il loro lavoro, proteggendole. Quindi va considerata questa persecuzione come la difesa della loro libertà. Perché la loro libertà significa la libertà dei diritti e la libertà di tantissime altre donne nel mondo.

Grazie Presidente.

Mr Marco DREOSTO

Italy, EC/DA

17:18:58

Grazie Presidente,

onorevoli colleghi,

donne con il burqa bardate dalla testa ai piedi con i soli occhi visibili. Donne segregate alle quali è vietato lavorare. Donne che non possono girare liberamente per le loro città, ragazze che subiscono violenze all'interno delle mura domestiche, bambine che diventano spose, le cosiddette spose bambine, obbligate a matrimoni combinati.

Dove siamo? Non siamo nell'Iran degli Ayatollah, non siamo a Kabul sotto il controllo dei talebani, noi siamo ad esempio a Monfalcone. Monfalcone è una città del nord-est italiano dove un'immigrazione incontrollata ha provocato un'islamizzazione che in quella cittadina, in provincia di Gorizia, una tranquilla cittadina ha sconvolto abitudini e identità.

Chi ha alzato la voce a difesa di queste donne? Chi si è schierato pubblicamente denunciando questi soprusi? Femministe da salotto o delle serate di gala? Attiviste dei diritti umani tanto attente a condannare immaginarie violazioni del governo italiano, ma zitte davanti a quello che succedeva sotto i loro occhi? No, cari colleghi, a rischio della loro sicurezza personale, sono state le coraggiose donne della Lega, che sono volute intervenire denunciando queste situazioni e violazioni dei diritti proprio delle donne.

Sono state le donne della Lega che sono state messe sotto scorta per non volere tacere, per non voler chinare il capo davanti al politicamente corretto. Ecco, vorrei allora in questa occasione pubblicamente ringraziare loro, che sono state accusate di essere razziste, ignoranti, che sono state osteggiate e denigrate. Ma senza le loro denunce determinate situazioni non sarebbero mai venute alla luce.

Non voglio in questa sede essere retorico. E, credetemi, le provocazioni non fanno parte del mio stile, ma cari colleghi, ricordatevelo quando leggete quegli articoli che denigrano il governo italiano o il mio partito, la Lega, e ascoltate attentamente quel silenzio assordante della sinistra italiana ed Europea quando si parla di violazioni dei diritti delle donne, in particolare di quelle musulmane in Europa.

Grazie.

Vote: Protecting women human rights defenders in Europe

Debate: Ensuring human rights-compliant asylum procedures

Ms Sandra ZAMPA

Italy, SOC

18:30:44

Le procedure di asilo. Innanzitutto voglio ringraziare molto per questo importante rapporto sulle procedure di asilo la collega Ms Stephanie KRISPER, sia per la qualità che per l'impegno, che ho potuto vedere e seguire da vicino.

Si tratta di un lavoro importantissimo che appella e parla alle nostre coscienze di cittadini europei. Innanzitutto le procedure di asilo conformi ai diritti umani, questo va ricordato, fanno parte degli obblighi di ogni stato membro secondo il diritto internazionale della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Con enorme preoccupazione invece assistiamo a una crescente erosione di questi obblighi che gli stati hanno e anche all'adozione di riforme politiche che restringono non solo il diritto ad ottenere, ma persino il diritto a chiedere l'asilo, e infine il diritto di accesso ai territori di asilo stesso.

L'Europa, e mi riferisco in particolare al patto approvato ad aprile, assomiglia sempre di più a una fortezza escludente che ritiene che i diritti umani appartengano sempre più e ormai quasi solo ai cittadini europei, ma non si estendano e non possano essere fruibili da parte di altri. Eppure, proprio i diritti umani e lo stato di diritto, sono il cuore pulsante dell'Europa e sono la base su cui l'Europa ha fondato se stessa.

Noi sappiamo, sulla base della convenzione di Ginevra del 1951, che le persone hanno diritto ad un esame individuale della propria condizione, nel momento in cui possono chiedere asilo a un paese. E invece assistiamo a procedure di frontiera che non garantiscono più in alcun modo questo diritto. Ci domandiamo, nel momento in cui si decide che una persona per esempio non ha diritto all'asilo, che fine fa questa persona e chi controlla che sia effettivamente rispettato il diritto d'asilo.

Assistiamo anche a una sorta di appalto all'esterno, Tunisia ed Egitto sono già state richiamate, lo stesso ruolo di Frontex, non chiaro e sempre più ambiguo. Tunisia, Egitto, Libia e, anche, in questo momento siamo molto preoccupati, proprio per l'appalto che avviene in Ruanda, ma anche l'Albania. E un'Europa che dice che questa procedura può essere una procedura accettabile. Per questa ragione esprimo il mio assoluto consenso e supporto al rapporto ma anche ribadisco in questa sede una viva preoccupazione per il destino del diritto d'asilo.

Se dovesse venire meno, sarebbe una perdita tragica per questo continente.

Vote: Ensuring human rights-compliant asylum procedures

The sitting is closed at 7:35 p.m.