mercredi 29 janvier 2025 après-midi
2025 - Première partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Grazie Primo Ministro, per il suo intervento e le sue risposte e buon lavoro per il semestre di presidenza da parte della Delegazione di San Marino.
Il Presidente Trump ha annunciato la fine del Great New Deal alla luce dello slogan "Drill, baby, drill!".
Senza gli Stati Uniti, e vista anche la posizione di India e Cina, gli sforzi dell'Unione Europea associati all'Accordo di Parigi di ridurre le dimensioni di gas a effetto serra del 55% rispetto al 1990 saranno totalmente insufficienti per combattere il cambiamento climatico, essendo auto-evidente che la diffusione di anidride carbonica non conosce i confini nazionali.
Parrebbe quindi che la sfida non possa essere vista attraverso il cambio dei comportamenti e la riduzione dei consumi.
In che modo, secondo il Lussemburgo, uno tra i paesi più impegnati e anche più efficaci su questo piano, l'Unione Europea e gli Stati del Consiglio d'Europa devono rivedere la strategia globale della lotta contro il riscaldamento globale per vincerla?
Italie, CE/AD, Porte-parole du groupe
16:57:38
Grazie signor Presidente,
cari colleghi,
La questione delle credenziali della delegazione georgiana è delicata e cruciale. Tocca i principi fondamentali della nostra istituzione e il nostro dovere è di difendere la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani.
Sappiamo che la Georgia sta attraversando un momento difficile. Ci sono legittime preoccupazioni su alcune recenti scelte politiche e sulle loro implicazioni per il futuro democratico del paese. Tuttavia, non possiamo ignorare il fatto che una parte significativa della società georgiana guarda con speranza all'Occidente, all'Unione Europea, al Consiglio d'Europa. Si tratta di cittadini che scendono in piazza per chiedere e difendere le libertà fondamentali, che credono nei valori che noi qui rappresentiamo e che vogliono che la loro nazione continui il cammino verso una piena e autentica democrazia.
Pertanto, riteniamo che la risposta migliore non sia chiudere la porta, ma offrire un percorso. Accettare le credenziali con delle condizioni significa dare alla Georgia un'opportunità, ma anche un impegno. Significa accompagnare il paese in un processo di riforma e di consolidamento democratico, con l'obiettivo di rafforzare le istituzioni, garantire la separazione dei poteri e proteggere i diritti dei cittadini.
Sia chiaro: il nostro sostegno va al popolo georgiano, al suo desiderio di far parte di una comunità di nazioni fondata sulla democrazia e sul rispetto delle libertà fondamentali. Il nostro sostegno va alla società civile, ai giornalisti indipendenti, alle forze democratiche che lottano ogni giorno per un paese più libero, più giusto, più europeo. Tutti loro non possono essere lasciati soli.
E proprio per questo chiediamo alle autorità georgiane di dimostrare, con azioni concrete, il loro impegno verso questi principi. Chiediamo azioni quali rispettare la libertà di riunione, indagare sull'uso eccessivo della forza da parte della polizia, rilasciare le persone arrestate durante le proteste.
L'Europa non può allontanarsi dalla Georgia e la Georgia non può allontanarsi dall'Europa.
Non possiamo, lo ripeto, chiudere il dialogo. Dobbiamo essere fermi nella difesa dei nostri valori, ma anche responsabili nella nostra azione politica. Oggi non stiamo votando solo sulle credenziali, stiamo votando su un segnale da dare a coloro che in Georgia lottano per un futuro europeo.
Vi chiedo di tenerlo bene in mente e vi ringrazio.
"Grazie, signor Presidente" [in inglese]
"Parlerò in italiano" [in inglese]
Ringrazio la relatrice che ci propone una soluzione complessa, difficile, ma che io condivido. Perché in realtà noi siamo di fronte a un tema: noi sappiamo che in tutti i paesi che sono stai per oltre sessant'anni sotto al potere sovietico il passaggio dall'autocrazia alla democrazia non è un passaggio semplice.
Lo vediamo in Russia, lo vediamo in Bielorussia, dove prevalgono le logiche autocratiche e dittatoriali, lo abbiamo visto in Azerbaigian, nelle repubbliche dell'Eurasia e oggi lo vediamo in Georgia.
E allora il problema che noi abbiamo è, qual è il modo migliore per bloccare, contrastare una deriva autocratica e qual è il modo migliore per favorire e incoraggiare un'evoluzione democratica. E quello che è stato qui proposto dalla nostra relatrice corrisponde a questo criterio.
Noi non siamo chiamati solo a esprimere una sentenza, un giudizio, noi siamo chiamati a mettere in campo tutto quello che è necessario per bloccare la deriva autocratica che è in corso in Georgia, con tutto quello che è accaduto, e favorire invece che, bloccata quella deriva, si possa riprendere un cammino democratico.
E siamo interessati a non isolare l'opposizione democratica in Georgia che fatalmente sarebbe più debole nel momento in cui noi determinassimo semplicemente la sospensione della Georgia dalla nostra Assemblea, e siamo interessati a non spingere la Georgia ancora di più verso le braccia della Russia.
Per questo io credo che la decisione che ci viene proposta sia corretta.
Noi proponiamo una ratifica condizionata. Ratifichiamo come dimostrazione della nostra volontà che la Georgia continui a essere parte della nostra famiglia. Al tempo stesso diciamo chiaramente alle autorità georgiane che affinché loro possano continuare a essere qui devono ottemperare a quelli che sono i principi, le regole del Consiglio d'Europa e le regole e i principi democratici e liberali che regolano la vita delle democrazie.
Per questo io penso che sia corretta la proposta che ci viene fatta.
In questi mesi da qui ad aprile non dovremo soltanto attendere, ma dovremo mettere in campo tutto quello che è necessario per spingere le autorità georgiane ad accettare le nostre richieste e a mettere in campo delle misure che noi richiediamo.
E credo che dobbiamo sostenere l'iniziativa, come Assemblea Parlamentare, che il Segretario Generale del Consiglio d'Europa ha già messo in campo visitando la Georgia qualche settimana fa e mettendo in campo un'iniziativa che va nella stessa direzione della nostra risoluzione.
Grazie.
Grazie Presidente.
Due cose innanzitutto. La prima: voglio ringraziare la collega Kate OSAMOR per il suo lavoro molto prezioso e molto approfondito. Questo rapporto e la risoluzione accendono i riflettori su due questioni centrali e che rappresentano entrambe una sfida straordinaria per la politica. E quale cosa più importante c'è? Quale senso ha la politica se non quello di affrontare le sfide che ci attendono nel futuro? Questa è la domanda che dobbiamo porci in questa Assemblea.
La popolazione europea sta invecchiando, noi lo sappiamo, ma io credo che sia giusto richiamare alcuni dati essenziali. Ce li riporta Eurostat, che ci dice che entro il 2100 1 europeo su 3 avrà più di 65 anni, mentre nel 2023 gli ultra-65enni erano 1 su 5.
Questo cambiamento demografico avrà un'enorme pressione sul mercato del lavoro, sui sistemi pensionistici e sull'assistenza sanitaria.
Se nel 2022 i due terzi della popolazione europea erano ancora in età lavorativa, questa percentuale si ridurrà a circa la metà entro il 2100.
Ognuno di noi è in grado di stimare cosa significherà questo in termini di impatto sulla crescita economica.
Ma la parte anche più saggia e uno degli aspetti più intelligenti di questo rapporto e di questa risoluzione riguarda la proposta di considerare l'immigrazione come un approccio complementare, non la soluzione in assoluto, ma complementare ovviamente ad altre azioni che dovranno essere messe in campo per fare fronte all'invecchiamento.
Quello dell'immigrazione diventa un approccio complementare di successo alla luce dei modesti, lasciate dire, modestissimi risultati delle politiche di sostegno alla natalità, politiche che hanno una loro dignità ma che stanno funzionando veramente molto poco e che rischiano tra l'altro di fare fortemente indietreggiare i diritti delle donne, perché sentiamo tornare in campo discorsi e proposte che ci dicono che le donne devono essere pagate per rimanere in casa a badare magari o a lavorare per la propria famiglia.
E non può essere questa la risposta che una società propone oggi al futuro.
Tutto questo però esige, e qui vorrei rispondere a chi ha sostenuto che la migrazione ha rappresentato la distruzione di modelli positivi, esige dagli Stati membri un cambio di strategia. Forse questo è il punto dolente. Non siamo stati in grado di mettere in campo tutte quelle azioni che servono davvero a portare a una migrazione ben gestita.
Questo propone la risoluzione ed è per questo che noi la sosteniamo fortemente.
Grazie Presidente,
Sarò estremamente diretto e cercherò anche di non portarvi via molto tempo.
Quando ho visto questo tema in agenda sono rimasto, devo dire la verità, senza parole. L'immigrazione come soluzione al problema demografico in Europa. Ma siamo veramente seri? Davvero c'è ancora qualcuno che crede a questa follia? Ancora oggi esistono partiti o gruppi politici convinti che basti di portare delle persone per risolvere il crollo delle nascite?
No, io, guardate, sono sincero, non ci voglio credere, e trovo addirittura assurdo che ci sia un dibattito e se ne discuta. Poi il problema demografico si risolve evidentemente in un solo modo e noi ne siamo fermamente convinti, dando ai nostri giovani la possibilità di costruirsi un futuro, permettendo loro di formare una famiglia, di avere due o tre figli senza la paura di non arrivare a fine mese.
Si risolve combattendo il carovita, garantendo stipendi dignitosi, sicurezza e stabilità. Si risolve con politiche serie per la famiglia. Qui probabilmente mi sembra di aver visto che non se ne parla mai. Non con il solito schema dell'immigrazione di massa. E poi sentire proprio la sinistra, la sinistra anche di questo Parlamento, parlare quasi di importazione di migranti mi fa davvero rabbrividire.
Ma vi siete ascoltati quando parlate, vi ascoltate quando pensate a queste cose? Poi chi sono i veri razzisti? Quelli che difendono i confini o quelli che vedono gli esseri umani come numeri da spostare da una parte all'altra a piacimento.
E vogliamo parlare anche delle città governate dalla sinistra, ormai ostaggio di un'immigrazione fuori controllo. Dobbiamo raccontare che cosa sta succedendo nelle nostre strade, nelle nostre città.
Mi riferisco ad esempio a Milano, la città del sindaco trendy, ormai un Far West, una delle città più insicure d'Italia. Io ritengo che sia necessario, che dovete veramente svegliarvi e prendere atto di quello che sta accadendo. Non vedete che il mondo sta cambiando? A questo punto penso che dovete prendere atto che è sempre più difficile per voi vincere un'elezione in Europa e poi, aprite gli occhi, e a Washington è arrivato a Donald Trump.
La sinistra è rimasta ancora aggrappata ad una vecchia ideologia, un'ideologia che ormai è stata spazzata via dalla storia, ma nel frattempo cercate ancora di trascinare giù con voi onesti cittadini e le nostre città. Non ci riuscirete. Noi siamo qui e noi difenderemo il nostro popolo, i nostri cittadini, il nostro territorio, le nostre imprese.
L'agenda globalista è morta. E prima ve ne rendete conto, meglio sarà anche per voi. Forse tornerete ad essere almeno un po' più collegati con la realtà.
Grazie.
Sì, grazie Presidente.
Con questo emendamento chiediamo la cancellazione di due frasi del punto 3 di questa relazione, semplicemente perché non sono vere. E cioè, nella relazione si dice che per ragioni politiche i migranti non europei sono lasciati soli senza nessuna chance di essere integrati nelle nostre comunità.
Io penso che non ci sia nessun paese, nessun nostro paese governato da chi vi pare, destra, sinistra, rossi, gialli, verdi, che non dia chance agli immigrati non europei di essere integrati.
E quindi penso che non sia vero e per questo chiediamo la cancellazione di queste due righe.
Questo è un emendamento che poi ricorre anche su altri emendamenti. E cioè chiede che senza più toccare una riga della relazione che viene presentata, quindi senza toccare nulla e senza modificare nulla, vengano però integrati alcuni aspetti e cioè la tutela della famiglia, la promozione della natalità e quindi, se c'è una risposta sull'immigrazione, inserire però altri aspetti che aiutano a combattere l'invecchiamento della popolazione europea.
Penso che su questo anche altri gruppi possono fare le giuste riflessioni.
Non chiediamo di cambiare nulla, vogliamo solo aggiungere qualcosa e non penso che sia sbagliato.
Eccoci.
Questo è un emendamento che richiama il precedente in cui si chiede di prendere in esame quanto la popolazione giovanile in Europa stia diminuendo e quindi di investire, di avere strumenti per aiutare a crescere e a dare opportunità ai giovani in Europa.
Sì, l'emendamento 3 con i due sub-emendamenti che sono stati approvati in Commissione, quindi penso che su questo siamo tutti d'accordo, non penso che ci sia da aggiungere altro, riguarda sempre la possibilità di fare investimenti a favore della famiglia e della natalità.
Sì, grazie Presidente.
Nel punto 6 di questa relazione, la relatrice ci dice tutte le implicazioni che esistono nell'invecchiamento demografico. Quindi, accettando questa implicazione, è un emendamento che punta anche qui ad investire sulla natalità e sul sostegno alla famiglia.
Sì, grazie.
Allora, questo è un emendamento che vuole andare a sostituire il paragrafo 7, perché laddove si va a parlare del sostegno che bisogna dare alle famiglie che vogliono liberamente avere figli e avere più figli, e ci dicono tutte le indagini conoscitive che i giovani vorrebbero avere due, tre figli, poi dopo purtroppo una grande maggioranza si scontra con le difficoltà concrete, è stato più focalizzato su questo perché anche nel paragrafo originale si va di nuovo, là dove si parla di famiglie, a riparlare dell'immigrazione, di cui si è già parlato ampiamente negli altri paragrafi.
Sì, grazie Presidente,
Questo è un emendamento che prova ad immaginare delle politiche sempre a favore della famiglia, family friendly, per aumentare anche la possibilità intergenerazionale e quindi supportare le giovani coppie nell'incontro con le generazioni più anziane e quindi aiutare la famiglia e lo sviluppo delle nascite.
Grazie Presidente,
Siccome la relatrice pone giustamente la necessità di fare una strategia di comunicazione sulla possibilità per le persone immigrate di potersi inserire e integrare meglio, con questo emendamento chiediamo anche che gli stati membri facciano una strategia di comunicazione in favore delle famiglie e delle politiche che possono aiutare le nascite e quindi sconfiggere l'invecchiamento della popolazione europea.
Eccoci.
Questo è semplicemente un cambio di parola e cambiare "una sostenibile integrazione" con "uno sviluppo sostenibile" per tutte le politiche a cui fa riferimento questo rapporto.
Su questo, Presidente, siccome ci sono due sub-emendamenti che sono stati approvati in Commissione, lascerei la parola anche a chi deve illustrare i sub-emendamenti, che per noi vanno bene.