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mardi 24 juin 2025 matin

2025 - Troisième partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n°21

Débat d'actualité : La Cour européenne des droits de l'homme: relever les défis de notre temps

Mme Elisabetta GARDINI

Italie, CEPA, Porte-parole du groupe

10:33:06

Grazie Signor Presidente.

Desidero prima di tutto ringraziare il Presidente della Corte per il suo intervento e anche il collega Lord KEEN per il contributo importante che ha datto alla discussione. È un confronto importante, che arriva in un momento delicato per le nostre democrazie.

La lettera aperta firmata il 22 maggio da nove capi di Stato e di governo propone una riflessione di alto livello sulle grandi convenzioni internazionali; non per indebolirle, come qualcuno ha interpretato, ma proprio per rafforzarle. Perché renderle più aderenti alla realtà di oggi significa proprio proteggerne il valore e garantirne l’efficacia anche in un mondo che è profondamente cambiato.

Dobbiamo ricordarci che queste convenzioni sono nate in un'epoca totalmente diversa: era il secolo scorso, era dopo il secondo conflitto mondiale, quindi un contesto completamente diverso da quello attuale.

Oggi, le nostre società si confrontano con sfide nuove, complesse, globali; a partire dal fenomeno migratorio, che, come è già stato ricordato, incide sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla capacità degli Stati di rispondere in modo giusto ed equilibrato.

E bisogna ammettere che, in alcuni casi, l’applicazione di principi che sono, e lo sottolineo, sacrosanti ha generato esiti difficili da capire anche per l’opinione pubblica, soprattutto per la pubblica opinione.

Penso, ad esempio, a decisioni che hanno impedito l’espulsione di stranieri condannati per crimini gravi.

Ecco, poprio per questo, ritengo giusto e doveroso aprire una riflessione seria, il mio gruppo lo ritiene importante, che ci permetta di verificare se gli strumenti giuridici a nostra disposizione siano ancora proporzionati, efficaci, adeguati alle sfide del presente.

Quindi non si tratta di mettere in discussione i valori che le convenzioni incarnano, ma di rafforzarli.

Ringrazio il Segretario Generale Alain BERSET che, tra le tante cose che ha detto, ha detto anche che non ci devono essere tabù, perché, secondo noi, il vero pericolo per i diritti fondamentali non è il confronto, ma il dogma. È quando il diritto si chiude alla realtà che perde la sua forza e la sua legittimità.

Vi ringrazio.

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

10:54:46

Grazie Presidente.

Io credo che questo dibattito sia minato da un equivoco: la lettera dei nove capi di Governo e di Stato evoca un conflitto tra la sovranità nazionale e la Corte europea, sostenendo sostanzialmente che la Corte europea nelle sue interpretazioni mina, lo ha detto adesso il collega austriaco, la sovranità nazionale dei singoli Paesi.

Io credo che non sia così. Credo che la Corte europea di Giustizia e dei Diritti umani è stata creata per tutelare i cittadini e per garantire l'uguaglianza di trattamento di tutti i cittadini dei Paesi che sono membri del Consiglio d'Europa. E il rispetto della sovranità è assoluto. Tant'è vero che, come ha ricordato il Presidente della Corte, la Corte interviene soltanto dopo che nella giurisdizione interna siano stati escussi tutti i gradi di giudizio. E quindi, da questo punto di vista non è davvero vero che l'attività della Corte mette in discussione la sovranità nazionale.

In realtà i diritti non sono una variabile, non è che i diritti cambiano a seconda delle maggioranze politiche. Le maggioranze politiche che sono democraticamente elette hanno diritto di elaborare, proporre, far approvare i provvedimenti legislativi che corrispondono ai loro programmi, ma non possono questi provvedimenti legislativi essere contro fondamentali diritti di uguaglianza e di rispetto della titolarità dei cittadini. E io credo che questo sia il problema.

E noi dobbiamo garantire quindi l'indipendenza della CEDU e la sua attività, proprio per garantire i cittadini, perché è a tutela dei cittadini che è stata creata molti anni fa la Corte e non a tutela degli Stati nazionali. E quindi io penso che si può discutere di tutto, la discussione non è mai negata e quindi discutiamo anche delle cose che vengono evocate in quella lettera, ma sapendo che le nostre società oggi non sono più deboli perché ci sono troppi diritti. Le nostre società oggi sono più deboli perché spesso i diritti non vengono tutelati e rispettati.

M. Marco DREOSTO

Italie, CEPA

10:59:47

Prendo spunto, Presidente, da questo importante dibattito per parlare delle vergognose, offensive, ideologiche dichiarazioni rivolte dalla Commissione contro il razzismo e l'intolleranza al Consiglio d'Europa alle forze dell'ordine italiane e del nostro Paese.

La Corte europea dei Diritti dell'Uomo, di cui oggi parliamo, ha certamente il compito di valutare fatti oggettivi, ma queste parole sono allusive e noi le respingiamo al mittente. Oltretutto, signor Presidente, minano la credibilità delle istituzioni europee.

Offendere le nostre forze dell'ordine significa colpire uomini e donne che ogni giorno rischiano la vita per proteggere quella degli altri. Lo ricorda anche, lo ha ricordato recentemente il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha messo parole chiare a difesa della professionalità, della dedizione e del ruolo insostituibile della Polizia italiana a tutela della democrazia e della legalità.

Io ritengo Presidente, lo dico anche al Presidente della Corte di Giustizia, che serva una vera e profonda riflessione su queste commissioni, ma forse, più in generale, anche sul ruolo del Consiglio d'Europa. Se deve essere utilizzato come una clava, ripeto, una clava per attaccare governi che sono non graditi alla sinistra da salotto, allora forse è il momento di rivedere anche concretamente la nostra partecipazione e questi soldi evidentemente che si andranno a risparmiare potranno essere utilizzati proprio per le forze dell'ordine, che sono sempre a servizio del Paese per la nostra difesa.

Grazie

Mme Aurora FLORIDIA

Italie, SOC

11:05:44

Thank you Mr. President, dear collegues,

oggi scelgo di intervenire in italiano. Intendo, infatti, rivolgermi anche al mio Paese, l’Italia, perché è soprattutto in casa nostra che si sta alimentando un clima preoccupante di messa in discussione dei fondamenti della democrazia.

Oggi, avverto l’onere di sollevare la questione di un’offensiva politica ben precisa: una rete coordinata, promossa dai partiti di estrema destra, che attraversa i confini e che oggi punta alla Convenzione EDU. Una rete che, sotto il pretesto di “aggiornare” la convenzione, mira in realtà a svuotarla di significato, come sta già avvenendo peraltro anche in Italia con alcune libertà fondamentali, a cominciare da quella di riunione.

È pericoloso, e lo dico con massima chiarezza, strumentalizzare temi così delicati con operazioni mediatiche travestite da lettere aperte. Non sono semplici opinioni: sono atti politici che mettono in discussione la legittimità di una Corte indipendente. Il rischio è evidente: manipolare l’opinione pubblica, delegittimare il potere giudiziario, smantellare gradualmente diritti fondamentali che mettono in pericolo la stabilità democratica. Basta guardare, infatti, quante volte la Convenzione EDU è già stata aggiornata per capire che questa nuova urgenza non è tecnica, ma profondamente politica.

Purtroppo, non credo alla buona fede di chi chiede la revisione di trattati e Istituzioni senza un previo confronto tecnico e parlamentare. È un metodo opaco, sintomatico di una visione del potere verticale, impermeabile alla verifica democratica.

Colleghe e colleghi, difendere le Istituzioni europee significa difendere noi stessi, perché oggi la democrazia è come un fuoco acceso in una notte ventosa: va protetta con cura e alimentata con costanza, per non spegnerla. Quindi, niente distrazioni e ingenuità, ma occhi aperti: dobbiamo vigilare sulla democrazia.

Grazie

Mme Sandra ZAMPA

Italie, SOC

11:20:38

Grazie, Presidente.

Per evitare una debacle elettorale, l'ex primo ministro conservatore del Regno Unito, SUNAK, si era aggrappato alla questione migratoria e aveva messo in discussione la Corte europea dei Diritti, che gli aveva impedito di attuare il suo piano di espulsione. Sappiamo com'è andata a finire.

Oggi torna quello spirito, nella lettera pubblicata dai nove Paesi, rivolta evidentemente all'opinione pubblica, per attaccare la Corte accusandola, in qualche modo, di impedire l'esercizio della loro autorità e del loro potere.

Si tratta, a tutti gli effetti, di una messa in causa dei diritti umani e di un attacco alla separazione dei poteri.

Non si può suggerire, come fa la lettera, che ci siano diritti umani di serie A e di serie B o che i diritti fondamentali siano una concessione ai meritevoli. I diritti fondamentali non sono concessioni discrezionali, bensì garanzie imprescindibili da rispettare per ogni individuo, indipendentemente; così come la separazione dei poteri è la salvaguardia, e tale deve restare, salvaguardia essenziale per la sopravvivenza della democrazia.

Voglio concludere citando quanto il Segretario Generale BERSET ha detto appena preso e letto questa lettera: "In una società governata dallo stato di diritto, nessun organo giudiziario dovrebbe subire pressioni politiche. Le istituzioni che proteggono i diritti fondamentali non possono piegarsi ai cicli politici".

E credo che faremmo tutti molto bene a ricordarcelo, perché i cicli politici cambiano, ma i diritti fondamentali dell'uomo non devono e non possono essere sottoposti a questo cambiamento.

Débat conjoint : Questions juridiques et violations des droits de l'homme liées à l’agression de la Fédération de Russie contre l’Ukraine / Favoriser les négociations politiques en vue de l'échange et de la libération des prisonniers de guerre

Discours : Communication du Comité des Ministres

La séance est levée à 13h05

Prochaine séance à 15h30