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mercredi 21 avril 2021 matin

2021 - Deuxième partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n° 12

Discours de M. David SASSOLI, Président du Parlement européen

M. David SASSOLI

Président du Parlement européen

10:12:02

Grazie, Signor Presidente DAEMS, grazie per le sue gentili parole.

Onorevoli membri dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa,

signore e signori,

è per me un grande onore intervenire oggi dinanzi alla sessione plenaria della vostra assemblea. Sarei stato lieto anch'io di poter essere con voi di persona, a Strasburgo, e anche il Parlamento Europeo spera di tornare presto alle proprie attività consuete al ritorno a Strasburgo in tempi rapidi perché Strasburgo incarna bene, alla perfezione la storia europea e questo è scritto nel nostro DNA comune. Perché dico DNA, perché ci tengo a ricordare che tra qualche giorno celebreremo l'anniversario della firma di un testo che ha cambiato il corso della storia del nostro continente ed è lo Statuto del Consiglio d'Europa. 

Era il 1949, a pochi anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che causò perdite incommensurabili lasciando l'Europa in uno stato di desolazione. Sulle ceneri di quel conflitto, alcuni grandi leader lungimiranti hanno avuto il coraggio di costruire le fondamenta del nostro edificio, le fondamenta dell'Europa moderna.

"Lo scopo del Consiglio d'Europa", recita lo statuto, "è di realizzare una più ampia unità tra i suoi membri" al fine di salvaguardare e di realizzare ideali e principi comuni e consolidare naturalmente la pace. Sono proprio questi i germi dell'integrazione europea per la quale lavoriamo assieme già da 72 anni. Un’epoca che non è lunghissima ma è molto lunga per i tempi e i ritmi della storia Europea. Si trattò di un momento storico, di un vero punto di svolta per l'Europa.

È stato il Consiglio d'Europa a incarnare per la prima volta la comunità di valori che dà forma al nostro continente, allo spazio europeo come lo conosciamo oggi. La libertà individuale, la libertà politica, il rispetto dello stato di diritto, la democrazia, i diritti umani: sono questi i valori che costituiscono la nostra identità. È proprio sulla base di questi principi che sono state fondate le nostre istituzioni, istituzioni aperte che vogliono rafforzarsi, ammodernarsi. E attraverso la Convenzione dei diritti dell'uomo, tali valori si sono tradotti in diritti per tutti i cittadini, sul cui rispetto vigila la Corte europea dei diritti dell'uomo.

Diritti che anche voi difendete in seno all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. La vostra assemblea, che dà voce al continente europeo, rappresenta oggigiorno 820 milioni di cittadine e di cittadini. Essa ha spianato la strada al parlamentarismo transnazionale ed è stata fonte di ispirazione anche per noi qui al Parlamento europeo.

Analogamente, gli enormi progressi compiuti dal Consiglio d'Europa costituiscono dei punti cardine per l'istituzione che ho l'onore di presiedere. Mi riferisco, in particolare, all'abolizione quasi totale della pena di morte nel continente europeo o, ancora, allo sviluppo di strumenti che ci consentono di tutelare i diritti dei minori, delle donne, delle persone più vulnerabili. Un altro esempio significativo è il costante sostegno fornito al processo di democratizzazione dei paesi dell'Europa centrale e orientale a partire dal 1989. Nel corso degli anni, il Consiglio d'Europa ha creato standard in materia di diritti umani, di democrazia, con i quali ci misuriamo quotidianamente e che guidano il nostro lavoro ogni giorno.

Signore e signori,

ci troviamo oggi nel mezzo di una crisi di vasta portata - quella della pandemia Covid-19. Edgar Morin, un maestro, in un recente dibattito sul mondo post-pandemia, che ho organizzato qui al Parlamento europeo, ha qualificato questa crisi come "totale". E penso che avesse ragione. Perché la pandemia ha sconvolto ogni aspetto delle nostre vite: la salute, le relazioni con gli altri, il lavoro, l'istruzione, l'economia. Ha messo in luce le nostre debolezze e ha messo a nudo le disuguaglianze troppo grandi che attraversano le nostre società.

Tuttavia, paradossalmente, la pandemia ci ha anche ricordato fino a che punto tutti noi siamo interdipendenti, interdipendenti gli uni dagli altri. Esiste un unico modo per uscire da una crisi di così grande portata: quello della solidarietà, all'interno dell'Europa e con il resto del mondo. Per prevenire crisi future e migliorare le nostre risposte, il mondo di domani dovrà più che mai essere strutturato intorno alla cooperazione, al multilateralismo e alla solidarietà.

La risposta che abbiamo dato alla pandemia a livello di Parlamento europeo, a livello di Unione europea, ha dimostrato, ancora una volta, la pertinenza di una vecchia osservazione formulata da uno dei nostri padri fondatori, Jean Monnet, ossia che l'Europa si costruisce attraverso le crisi che essa affronta. Dinanzi alla situazione sanitaria senza precedenti, abbiamo adottato politiche che solo qualche mese prima sarebbero state impensabili. Attraverso la negoziazione e l'adozione dello strumento per la ripresa economica e del quadro finanziario pluriennale, abbiamo proposto un modello di sviluppo sostenibile per l'Unione europea incentrato sulla giustizia sociale e sulla giustizia ambientale.

Abbiamo altresì compiuto un passo in avanti che definirei anche storico per quanto riguarda il rispetto dei valori che definiscono l'identità dell'Europa. Ormai, il finanziamento a carico del bilancio europeo non è più senza condizioni. Come richiesto da tempo dal Parlamento europeo, il bilancio è legato al rispetto dello Stato di diritto, che è il fulcro di qualsiasi sistema democratico.

Questo modello è originale, è il nostro modello, non ha uguali nel resto del mondo. E di questo Noi dobbiamo essere molto fieri.

Come avete giustamente affermato in una risoluzione approvata nell'ottobre 2020, la pandemia ha rappresentato anche una prova di resistenza delle istituzioni a livello nazionale e internazionale. Questa prova ci ha mostrato fino a che punto la solidarietà europea è necessaria per poter rispondere efficacemente a una crisi di questa portata. È ormai chiaro che dobbiamo dotare l'Unione europea di strumenti nuovi, adeguarne le competenze, trasferirne poteri, per poter affrontare più efficacemente e rapidamente le sfide che ci troviamo di fronte.

Ed è in questo contesto che avvieremo il 9 maggio prossimo la Conferenza sul futuro dell'Europa, a cui faceva riferimento il presidente Mr Rik DAEMS. Il nostro obiettivo è di offrire un momento di riflessione sugli insegnamenti della crisi nonché su come rafforzare e aggiornare la democrazia europea.

Qual è il tempo migliore per farlo? Be’, è questo. Non ce n'è un altro. E dopo il Covid sarebbe troppo tardi. Ecco perché è molto importante che questa riflessione su noi stessi, sull'efficienza e l'efficacia e l'ammodernamento della democrazia europea avvenga in questo momento.

Abbiamo bisogno di un'Unione europea più efficiente, più flessibile, più resistente e anche più democratica. La Conferenza sarà un evento senza precedenti, che offrirà a tutti i cittadini europei, alle nostre opinioni pubbliche, ai nostri giovani, alle organizzazioni del mondo del lavoro e dell'impresa e alle nostre istituzioni nazionali l'opportunità di plasmare il futuro, il loro futuro. Anche i parlamenti nazionali e regionali, così come la società civile, gli attori locali, i ricercatori, le nostre università svolgeranno un ruolo importante in questo dibattito.

Parallelamente, il Parlamento europeo trarrà anche insegnamenti dalla crisi che stiamo attraversando. Per mantenere viva la fiamma della democrazia, siamo stati costretti a cambiare il nostro modo di lavorare di fronte alla pandemia. Questo ha avuto un riflesso in tutte le nostre istituzioni. Per continuare a discutere e a legiferare, ci siamo dovuti adattare e rinnovare. Ora è giunto il momento di riflettere in modo più ampio sul funzionamento della nostra assemblea per garantire che essa incarni l'ideale democratico che vogliamo rappresentare.

L'apertura di tanti settori di riflessione in seno al Parlamento europeo e, più in generale, nell'Unione europea parte da una constatazione molto semplice. Il mondo di ieri, quello in cui abbiamo vissuto prima della pandemia, non tornerà più. Ed è nostro dovere, oggi, immaginare e costruire un mondo migliore, più giusto, più equo e più rispettoso dell'ambiente.

Dobbiamo costruire il mondo di domani, lasciare in eredità alle nostre giovani generazioni un patrimonio di valori che sappia dialogare con il mondo della contemporaneità, che sappia difendere il rispetto dei diritti umani, la dignità della persona, la libertà. Noi dobbiamo guidare questo processo.

E mi preoccupa in modo particolare il fatto che i nostri valori, siano messi alla prova, oggi, più che mai in tutto il resto del mondo. La libertà è in declino a livello mondiale. Meno della metà della popolazione mondiale vive in un sistema democratico. Soltanto 80 dei 197 paesi riconosciuti hanno un sistema democratico.

La disinformazione sta guadagnando terreno. Il populismo, il nazionalismo, la xenofobia e l'autoritarismo sono ideologie che trovano grande seguito larghi settori della popolazione mondiale. La pandemia è servita loro come giustificazione per indebolire lo Stato di diritto e la democrazia e rafforzare tendenze autoritarie.

Questo è il mondo in cui l'Unione Europea si trova a vivere oggi.

Siamo onesti: questi valori tanto cari all'Europa non sono indistruttibili. Ed è per questo che la loro difesa richiede tutta la nostra energia e la nostra determinazione.

Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul dimostra chiaramente che assistiamo a un regresso per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Le donne hanno sofferto in modo sproporzionato delle conseguenze della pandemia e di un aumento della violenza nei loro confronti, e questa decisione, la decisione delle autorità della Turchia, infligge un duro colpo ai progressi compiuti in questo campo.

Il Parlamento europeo continuerà ad essere vigile, a militare per un capovolgimento della decisione relativa al recesso della Turchia dalla Convenzione di Istanbul. Inoltre, come abbiamo sempre fatto, chiederemo che tutti gli Stati membri dell'Unione europea ratifichino subito, rapidamente, questa Convenzione, e che l'Unione europea aderisca a quest'ultima. E continueremo anche a insistere sull'applicazione delle sentenze della Convenzione europea dei diritti dell'uomo riguardanti la Turchia, che è membro del Consiglio d'Europa da oltre 70 anni.

Questo pomeriggio, cari colleghi, discuterete della situazione in Bielorussia, un argomento che è al centro dell'attenzione, come sapete, delle nostre istituzioni e, naturalmente, da tempo del Parlamento europeo. Nel dicembre dello scorso anno ho avuto l'onore di consegnare il premio Sakharov per la libertà di pensiero all'opposizione democratica in Bielorussia. La determinazione e il coraggio di quei cittadini in quel paese sono una lezione di libertà. E abbiamo l'obbligo di sostenere le loro richieste legittime e di denunciare con tutte le nostre forze le innumerevoli violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime della Bielorussia. Ed è per questo motivo che il mese scorso il Parlamento europeo ha varato una piattaforma per la lotta all'impunità in Bielorussia. I crimini e le violazioni dei diritti umani che sono stati commessi devono essere puniti. E vi invito a collaborare, a collaborare con noi per garantire che ciò avvenga.

Domani discuterete anche con procedura d'urgenza dell'arresto e della detenzione di Alexei Navalny. Sono molto preoccupato, siamo tutti molto preoccupati, riguardo alla sua salute, alle sue condizioni di carcerazione. Penso che dovremmo unire le nostre forze per assicurarci che le autorità russe forniscano ad Alexei urgentemente tutta l'assistenza medica di cui ha bisogno. Il Parlamento europeo continuerà a chiedere il suo rilascio immediato e incondizionato e a fare tutto il necessario per arrivare a questo fine.

76 anni fa, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la pace ancora non regnava nel nostro continente. Lo scorso anno due paesi partner dell'Unione europea, due paesi membri del Consiglio d'Europa, si sono affrontati in una guerra che ha causato la perdita di numerose vite e ha provocato indicibili sofferenze nelle popolazioni, ci ha ricordato che nessun conflitto è congelato per sempre. Per questo motivo è necessario intensificare gli sforzi dedicati al sostegno della pace nel continente europeo.

E in questo contesto, sono particolarmente preoccupato dallo spiegamento delle truppe russe lungo le frontiere ucraine e nel territorio illegalmente annesso alla Crimea. È essenziale un allentamento delle tensioni ed è fondamentale che la Russia compia un passo indietro e rispetti i suoi impegni internazionali.

Per il Parlamento europeo, il Consiglio d'Europa e la vostra assemblea parlamentare sono degli alleati naturali. E insieme dobbiamo sostenerci a vicenda nelle nostre iniziative per la promozione dei diritti umani e per lo sviluppo e il consolidamento della pace. Dai Balcani occidentali alla Moldova, di cui avete avuto il piacere di ascoltare la nuova presidente Maia Sandu durante la sessione di lunedì, dalla Georgia all'Ucraina, desidero che la nostra cooperazione, già estremamente significativa, si rafforzi ulteriormente.

L'impatto dell'intelligenza artificiale sui diritti umani è un altro ambito in cui dovremmo senza dubbio collaborare più strettamente. Una riflessione comune su questo tema potrebbe aiutarci a trovare il giusto equilibrio tra la tutela dei diritti dei cittadini e il sostegno allo sviluppo tecnologico.

Le vostre competenze, conoscenze ed esperienze sono molto preziose per il Parlamento. E i pareri e le relazioni del Consiglio d'Europa sono stati dei punti di riferimento fondamentali nei procedimenti a norma dell'articolo 7 riguardanti l'Ungheria e la Polonia.

Le vostre risoluzioni e posizioni hanno spesso consentito di essere dei riferimenti ai testi adottati dalla vostra assemblea, così come ai pareri e alle relazioni della Commissione di Venezia e alle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo. Anche le nostre missioni congiunte di osservazione elettorale ci hanno offerto molte possibilità di collaborazione e l'opportunità naturalmente di lavorare insieme.

Dovremmo però spingerci oltre. Non dobbiamo fermarci e non dobbiamo avere tabù. Lavoriamo insieme, da commissione parlamentare a commissione parlamentare, negli ambiti in cui si riscontra un valore aggiunto. Lavoriamo congiuntamente all'interno delle famiglie politiche, e, naturalmente, rafforziamo ancora di più la cooperazione tra le nostre due amministrazioni.

Attendo con interesse il giorno in cui i legami tra le nostre istituzioni saranno ulteriormente rinsaldati dall'adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La ripresa dei negoziati di adesione dimostra la nostra determinazione a conseguire tale obiettivo, di cui il Parlamento è stato un attore attivo e un promotore.

Signore e signori,

ho cominciato il mio discorso con un riferimento alla storia del secolo scorso, che ha creato le condizioni per permettere la nascita di istituzioni democratiche, innovative e anche rivoluzionarie come il Consiglio d'Europa e come l'Unione europea. Ormai il ventesimo secolo fa parte della storia, abbiamo di fronte a noi delle nuove sfide. Dinanzi a queste nuove sfide, le nostre due assemblee dovrebbero intensificare congiuntamente i propri sforzi per rispondere a tutte le situazioni in cui, all'interno del continente europeo, i progressi compiuti in materia di diritti umani e democrazia vengono rimessi in discussione.

Vi ringrazio per questa opportunità e sono qui ad ascoltare anche le vostre domande.

Naturalmente vi auguro buon lavoro.

Grazie.

M. David SASSOLI

Président du Parlement européen

10:38:58

Si, questo è il campo fondamentale per rafforzare la nostra collaborazione.

Voi sapete quanto il Parlamento Europeo sia attento alla difesa dello stato di diritto. E i risultati che sono stati ottenuti con l'ultima negoziazione sullo stato di diritto e sulle condizionalità dello stato di diritto dimostrano che nulla è tabù, che possiamo migliorare le nostre performance, che possiamo in qualche modo essere un'Unione Europea che si presenta sulla scena globale con una forte carta d'identità.

Ecco perché io credo che in questo momento tutta la collaborazione tra noi sia possibile, nulla può essere escluso e naturalmente nei rispettivi ambiti. Noi siamo un assemblea legislativa abbiamo delle priorità che riguardano il funzionamento del parlamento. Ma nello stesso tempo tutto il grado di collaborazione che noi possiamo ottenere in questo momento non deve essere escluso.

Ecco perché credo che in questo momento in particolare, soprattutto avendo a disposizione un'iniziativa come quella della Conferenza sul Futuro dell'Europa, questi temi debbano essere al centro della nostra attenzione.

Nulla può essere escluso, nulla e tabù e dobbiamo naturalmente migliorare tutte le nostre efficienze e le nostre performance.

M. David SASSOLI

Président du Parlement européen

10:42:10

Grazie per questa domanda, perché il Parlamento Europeo è un grande sostenitore di questa adesione e sono soddisfatto dell'adesione di un nuovo mandato negoziale dell'Unione Europea nell’ottobre del 2019 che ha sbloccato il processo di adesione.

L'adesione dell'Unione alla convenzione Europea dei diritti dell'uomo rafforzerà certamente la protezione dei diritti fondamentali in Europa. Ed è per noi una priorità e questo lo abbiamo sottolineato più volte.

Il Parlamento dovrà anche dare il suo consenso all'accordo di adesione e ha seguito da vicino la prima fase dei negoziati, fino al 2013 ha collaborato con la PACE a questo proposito. Forme simili di cooperazione tra due organi parlamentari sarebbero anche utili per gli attuali negoziati e credo che su tutto questo avrete al vostro fianco il Parlamento Europeo.

M. David SASSOLI

Président du Parlement européen

10:45:00

Grazie onorevole,

Penso che ci siano nella sua domanda alcune risposte che ho cercato di dare anche nel mio discorso per cui non vorrei ripetermi.

Noi abbiamo bisogno di rafforzare la nostra identità e quello che è successo alla fine dell'anno è davvero importante, è straordinario. È la prima volta che istituzioni sovranazionali pongono dei paletti molto forti al rispetto all'interno del proprio spazio geografico e politico alla difesa dello stato di diritto.

Non è mai successo e non era mai successo da nessuna parte, non abbiamo esempi di questo.

Ecco perché credo che per quanto riguarda tutte le violazioni dei diritti delle libertà individuali, della persona, in questo momento siamo più forti e possiamo, naturalmente con la collaborazione di tutti gli stati membri, rendere questo uno strumento che rafforza la nostra identità.

Poi abbiamo bisogno, mi permetta, di rafforzare la nostra presenza sulla scena globale. Noi ci dimentichiamo spesso di aree del mondo anche a noi vicine e poi quando ci sono le crisi ce ne accorgiamo perché magari ne veniamo travolti.

No, dobbiamo essere un po' più lungimiranti.

Lo spazio del mediterraneo è casa nostra. Dobbiamo occuparcene di più. E nello stesso tempo dobbiamo occuparci anche di relazioni con i paesi dell'area del Mediterraneo che vediamo essere attratti da forme di autoritarismo che diventano anche molto pericolose.

Credo che questo atteggiamento di dialogo, di confronto, di rafforzamento della nostra diplomazia sia necessario. Non possiamo pensare di rafforzare l'Unione senza inserirla nel contesto globale.

Ecco perché la pandemia ci dà tante lezioni. Non mettiamole nel cassetto. Sarebbe un errore, un errore strategico, un errore per il nostro futuro. Non possiamo prendere le lezioni del Covid e metterle in un cassetto e pensare di tornare al mondo di prima. Perché questo non avverrà.

Già vediamo tante dinamiche muoversi e se noi pensiamo di rimanere fermi dobbiamo saperlo: gli altri si muoveranno molto più rapidamente di noi.

M. David SASSOLI

Président du Parlement européen

10:49:51

Ah, sì, sì. No, pensavo ci fosse un'altra domanda. Scusate, ma sulla Turchia noi siamo stati molto chiari fin da subito.

Ricordo che nella tornata di gennaio il Parlamento ha dichiarato molto chiaramente che per aprire una nuova pagina nelle relazioni con l'Unione Europea, la Turchia deve ritrovare un cammino che oggi ha smarrito. E il cammino è quello improntato ai valori democratici.

Noi siamo stati molto chiari e naturalmente su questa lettura vogliamo essere anche conseguenti con tutti gli atti che come sapete arriveranno anche in parlamento e che riguarderanno le relazioni tra Unione Europea e Turchia.

Però questa domanda mi consente di fare anche un'altra osservazione.

Noi non possiamo essere troppo distratti rispetto a quello che ci succede attorno e, lo ripeto, abbiamo bisogno di rafforzare la nostra politica estera. Naturalmente anche su questo alcuni dei nostri stati membri dovrebbero fare un po' di esame di coscienza, perché pensare di continuare ad andare ognuno per proprio conto e poi sostenere che l'Unione Europea non è in grado di assolvere a compiti di politica estera, questa diventa una contraddizione infantile.

E penso che alcuni paesi in particolare dovrebbero riflettere. Perché oggi abbiamo bisogno di politica estera dell'Unione Europea. Non può esserci la fuga di nessuno, non può esserci nessuna capacità da parte dei nostri stati membri di supplire a questa necessità.

Ecco perché questo è un periodo in cui dobbiamo ripensare ai poteri dell'Unione Europea per renderla più efficiente.

D'altronde quale cittadino della nostra unione, di tutti e 27 i paesi, può essere innamorato di un sistema che non risponde con rapidità ed efficienza ai bisogni delle nostre opinioni pubbliche? Chi può essere innamorato di questo?

Ma noi abbiamo, purtroppo, su tanti capitoli e su tante questioni un’Unione Europea che non ha competenze. Quanti anni che tanti cittadini chiedono una risposta europea sui temi dell’immigrazione? E invece l'Unione Europea può fare solo supplenza.

Credo che questo sia un tema fondamentale. Perché se non avremo naturalmente le competenze per poter rispondere con rapidità, naturalmente i nostri cittadini penseranno che l'Unione Europea è soltanto un peso e non una grande opportunità.

M. David SASSOLI

Président du Parlement européen

10:59:18

Dovrei rispondere, Presidente, perché avrei… dovrei lasciarvi, ecco. Ho un altro impegno e non vorrei ritardare.

Noi ci siamo trovati un anno fa, per rispondere alla domanda sulla questione dell'organizzazione del nostro Parlamento, con una grande difficoltà, come tutte le istituzioni, ma in particolare il Parlamento Europeo in quanto organismo che funziona con 27 rappresentanze nazionali e che, come sapete, ha degli obblighi di trattato.

Abbiamo lavorato con le autorità francesi passo-passo e purtroppo non abbiamo potuto assolvere alla nostra funzione di svolgere le nostre plenarie a Strasburgo in questo periodo per dei problemi oggettivi che ad esempio riguardavano il trasferimento di diverse migliaia di persone dello staff del Parlamento e il loro ritorno nei paesi di residenza.

Le autorità francesi conoscono molto bene le nostre difficoltà, hanno sempre avuto grande comprensione e, soprattutto, perché per noi tornare a Strasburgo è davvero importante. Noi vogliamo tornare a Strasburgo. Io pensavo già alla fine della scorsa estate di poter tornare nella nostra città, ma questo non è stato possibile per delle condizioni oggettive e anche sanitarie della regione del basso Reno e della Ville de Strasbourg.

Noi abbiamo degli obblighi, certo, ma in questo momento tutti sanno quanto sia importante difendere la salute e la salute anche dei membri del Parlamento e del nostro staff.

Ma la collaborazione fra me e in particolare per le responsabilità sull'emergenza sanitaria che mi derivano dal nostro regolamento e le autorità centrali e amministrative francesi è sempre stata molto stretta.

E anzi voglio ringraziare la sindaca di Strasburgo con cui mi sono sentito l'ultima volta la scorsa settimana per fare il punto sulla situazione nella città di Strasburgo che continua ad essere molto difficile. Ma noi speriamo naturalmente di tornare presto nella nostra città che, come dicevo in apertura del mio discorso, rappresenta bene la storia dell'Unione Europea.

Per quanto riguarda le questioni delle minoranze, Zita GURMAI, io la saluto, ha lavorato per tanto tempo al Parlamento e ha lasciato un bel ricordo della sua passione e della sua competenza. Lei sa benissimo quanto il Parlamento Europeo sia attento alle minoranze e ogni volta che c'è la possibilità di rafforzare questo principio, spesso messo in discussione da tante politiche e da tanti atteggiamenti politici in diversi paesi dell'Unione, il Parlamento è sempre stato un portatore di richiami e di attenzione.

Dobbiamo sempre accendere i riflettori sulle situazioni di difficoltà dei nostri cittadini. Le questioni delle minoranze sono per noi un punto fermo. Adesso naturalmente verificheremo, i gruppi politici si misureranno sugli emendamenti e sui testi che verranno presentati alla plenaria, ma sono convinto che dal Parlamento Europeo non ci sarà nessun cedimento.

Per quanto riguarda le questioni interne al dibattito spagnolo, voi sapete che siamo occupati anche per alcune decisioni che la corte ha assunto all'inizio della legislatura. Per noi ci sono delle regole, ci sono i trattati e ci sono naturalmente le valutazioni che i gruppi politici danno a queste vicende.

Per quanto riguarda le questioni degli stati membri, adesso non ricordo benissimo la domanda però da quello che ho capito noi abbiamo bisogno in qualche modo di porre l'accento su tutto quello che può oggi essere utile ai nostri stati, ma anche rafforzare la presenza e l'iniziativa dell'Unione.

Questo è un tema fondamentale. Come possiamo pensare di uscire dal Covid e magari affrontare le nuove sfide che arriveranno inevitabilmente se non aggiorniamo le nostre competenze? Le competenze dell'Unione Europea in questo momento.

Abbiamo visto in quest’anno la stessa Unione comportarsi in due modi diversi. Questa è la lezione del Covid: sulle questioni finanziarie, sul bilancio pluriennale dell'Unione, sulle questioni dello stato di diritto noi sapevamo qual erano le nostre competenze, ed è stato fatto un eccellente lavoro. Ma la stessa Europa, con le stesse persone, si è trovata in difficoltà sulle questioni dei vaccini. Perché? Perché non ne ha le competenze, perché ha fatto un'opera di supplenza, meritoria e importante. Non ha potuto imporre anche agli stati membri delle linee che fossero omogenee e uguali per tutti.

Questa è la lezione del Covid: ogni volta che l'Europa ha competenze risponde con efficienza, ogni volta che l'Europa fa opera di supplenza si trova in difficoltà.

Prima mi era stata fatta una domanda rispetto al certificato vaccinale. Noi voteremo questo provvedimento nella prossima plenaria adesso, il 26-27 di aprile, e miglioreremo il testo della commissione. Non vogliamo che ci siano elementi di discriminazione per i nostri cittadini.

Però naturalmente quello strumento è importante, perché se viene introdotto a giugno quando già una parte dei nostri cittadini saranno vaccinati noi potremmo riaprire con ordine. Potremmo pensare di riaprire molte attività con ordine. E credo che quello sia uno strumento naturalmente che non deve essere obbligatorio ma può essere utile a riaperture ordinate di tanti settori. Pensate per esempio all'autotrasporto, alle questioni che si sono verificate in tutti questi mesi ai nostri confini, ai confini dei nostri Paesi con le questioni dell'autotrasporto. Oggi quel certificato può consentire un passaggio ordinato.

Ecco credo che questo sia lo spirito con cui uno strumento come quello può in qualche modo mitigare le difficoltà in cui tutti si trovano. Però naturalmente non devono esserci discriminazioni e non devono esserci abusi. E di questo noi ne siamo convinti e vigileremo e miglioreremo il testo della commissione.

Débat conjoint : Nécessité urgente d’une réforme électorale au Bélarus / Les violations des droits de l'homme au Bélarus nécessitent une enquête internationale

Vote : Nécessité urgente d’une réforme électorale au Bélarus / Les violations des droits de l'homme au Bélarus nécessitent une enquête internationale

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