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jeudi 30 septembre 2021 matin

2021 - Quatrième partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n° 29

Débat selon la procédure d'urgence : La situation en Afghanistan : conséquences pour l'Europe et la région

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

09:39:53

Grazie Presidente,

in tre minuti voglio concentrare su poche questioni. Ringrazio il collega Sir Tony LLOYD e condivido la sua relazione. Il tema mi sembra questo: "isolare o interloquire con i Talebani?".

E' evidente che guardando quello che i Talebani stanno facendo il primo istinto sarebbe quello di isolare, però isolare significherebbe dare mano libera ai Talebani sulla società afghana, rendere ancora più deboli quelli che si stanno battendo con grande coraggio per i loro diritti e consegnare l'Afghanistan alla Cina, alla Russia a paesi che sono assai meno sensibili ai temi dei diritti umani.

Io penso che quindi sia obbligatorio cercare di interloquire con le autorità talebane anche se naturalmente è molto difficile. Interloquire per aiutare, intanto, coloro che si battono per i loro diritti dentro l'Afghanistan, interloquire per realizzare un aiuto umanitario che soccorra le popolazioni di fronte alla grave crisi che si sta per determinare e, naturalmente, però l'interlocuzione deve essere legata ad alcune condizioni.

La prima condizione mi pare quella che i Talebani riconoscano e rispettino alcuni diritti fondamentali che sono irrinunciabili per ogni persona, in qualsiasi luogo abiti, qualsiasi sia il colore della sua pelle, qualsiasi dio preghi. E questi diritti fondamentali sono il diritto di studiare, il diritto di lavorare, il diritto di esprimere le proprie opinioni, il diritto di vivere la propria religione senza paura. 

Quindi io penso che ci sono dei diritti fondamentali per i quali noi dobbiamo batterci e chiedere ai talebani di rispettare questi diritti, riconoscerli, rispettarli, facendo di questo la condizione per un'interlocuzione con le autorità talebane.

La seconda condizione mi pare quella di chiedere che ci sia un governo inclusivo, un governo che rappresenti tutta la società afghana, e non soltanto i talebani come oggi. Tra l'altro oggi abbiamo un governo che rappresenta anche i talebani più radicali, che non rappresenta neanche tutto l'universo talebano, quindi un governo inclusivo è un'altra condizione che dobbiamo porre.

E la terza condizione è che l'Afghanistan non torni a essere un santuario delle organizzazioni terroristiche: questo rischio c'è se si guarda alle complicità che ci sono tra alcuni settori talebani e Al Qaida e l'Isis.

Questi queste tre condizioni: rispetto dei diritti, in primo luogo delle donne, governo inclusivo, no a qualsiasi legame con copertura o complicità con il terrorismo, sono tre condizioni che noi dobbiamo porre con molta forza.

Infine il Consiglio d'Europa ha come finalità la tutela dei diritti e in Afghanistan, appunto, si stanno violando diritti fondamentali, diritti che durante la missione internazionale per 20 anni erano stati garantiti, e oggi c'è una società afghana molto più reattiva di vent'anni fa che non accetta la negazione e la violazione di quei diritti.

E quindi noi dobbiamo mantenere un rapporto con la società civile afghana, con quei settori che si battono per i diritti, aiutarli, sostenerli e da questo punto di vista ruolo centrale hanno certamente le Nazioni Unite, nel far valere il peso delle Nazioni Unite, per questi obiettivi.

Grazie.

Mme Marta GRANDE

Italie, NI

12:58:39

(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)

Grazie presidente,

Intervengo per ribadire la preoccupazione di questa assemblea per le notizie che giungono dall’ Afghanistan.

I Diritti umani, lo stato di diritto sono seriamente a rischio e non possiamo non sottolineare le perplessità che giorno dopo giorno si sommano rispetto al futuro del paese.

Le notizie che giungono non sono incoraggianti e proprio per questo, nell’attesa che la realpolitik faccia la sua parte, dobbiamo indicare una via. Una via che non potrà certo tracciare l’uscita da una fase buia ma delle linee guida possiamo sicuramente darle.

A tal proposito ho presentato un emendamento che vuole tutelare gli studenti afgani iscritti nelle università degli Stati membri. Gli studenti, i giovani che contribuiscono al dialogo ed alla crescita universitaria dei nostri paesi non possono essere abbandonati.

C’è una generazione intera che attende di vedere se i nostri valori, le nostre idee e principi verranno mantenuti. Non possiamo deluderli.

Vote : La situation en Afghanistan : conséquences pour l'Europe et la région

Mme Marta GRANDE

Italie, NI

10:38:40

Grazie Presidente,

questo emendamento va a introdurre un concetto molto importante, ovvero quello della tutela degli studenti afghani che sono già iscritti nelle università dei Paesi membri, ed è fondamentale perché abbiamo visto in più Paesi mobilitazioni da parte delle stesse università, da parte dei colleghi studenti, proprio perché alcuni di questi ragazzi sono rimasti bloccati in Afghanistan e tramite questo emendamento potremmo riuscire a farli tornare nei Paesi membri e continuare quindi il loro percorso di studi.

Mme Marta GRANDE

Italie, NI

10:41:54

Accettiamo la riformulazione.

Mme Marta GRANDE

Italie, NI

10:44:25

Si, siamo chiaramenti favorevoli.

Discours : M. Nikola DIMITROV, Vice-Premier Ministre chargé des affaires européennes de la Macédoine du Nord

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

11:47:46

Intanto auguri al Primo Ministro.

Due domande: la prima.

Io condivido il sentimento di frustrazione, di delusione che nei Balcani c'è, e che anche il vice Primo Ministro ha manifestato, perché è passato troppo tempo: sono passati 26 anni da Dayton e sono passati 18 anni da Salonicco e l'integrazione europea è ancora lontana.

Quindi io credo, e sono d'accordo, che bisogna assolutamente accelerare. Allora la mia domanda è: "oggi l'adesione della Macedonia del Nord è bloccata dalla Bulgaria. Che iniziative sta assumendo il governo macedone per favorire una soluzione del contenzioso con la Bulgaria e sbloccare quindi il veto bulgaro".

La seconda domanda è: "come valuta il vice Primo Ministro il problema migratorio che investe i Balcani, e come la macedonia lo affronta".

Grazie.

Débat d'actualité : Les Balkans occidentaux entre défis démocratiques et aspirations européennes: quel rôle pour le Conseil de l'Europe?

M. Piero FASSINO

Italie, SOC, Porte-parole du groupe

12:23:09

Grazie.

Concordo totalmente con la relazione di Mr George PAPANDREOU e lo ringrazio.

Credo che bisogna partire da una considerazione molto semplice: sono passati 18 anni da Salonicco, sono passati 26 anni da Dayton e l'integrazione è ancora lontana.

Questo sta determinando nella regione delusione, frustrazione e si attenua l'aspettativa di questi popoli, di questi paesi verso l'Unione europea e ritornano le antiche nostalgie quel non-paper che qualche mese fa è stato diffuso nei Balcani e nessuno lo ha rivendicato. Ma qualcuno lo ha scritto, e qualcuno l'ha diffuso, ed è un non-paper che ripropone la disarticolazione di tutto quello che abbiamo costruito in questi 26 anni e riafferma il disegno degli stati etnicamente puri, dell'etnocentrismo, del nazionalismo più violento.

Allora dobbiamo impedire tutto questo, e questo significa che l'Unione europea deve essere consapevole che occorre superare l'impasse in cui siamo. Io mi auguro che il vertice del 6 ottobre determini una spinta vera verso la ripresa del processo di integrazione.

Riprendere i negoziati con Serbia e Montenegro, aprire finalmente al negoziato con Macedonia del Nord e Albania, dare una prospettiva riconoscendo lo status di candidato alla Bosnia e affrontare anche il problema del rapporto con il Kosovo.

Bisogna che su questo l'Unione europea esca dalle ambiguità, perché ogni ambiguità non può che determinare frustrazione, delusione e ritorni indietro.

Noi sappiamo che tutte le crisi che scoppiano nei Balcani poi investono sempre l'intero continente europeo. L'Unione europea ha anche un altro dovere, non solo quello di riprendere i negoziati, ma di dare segnali forti di inclusione per esempio i vaccini sono arrivati in Macedonia, in Serbia, in Albania, perché li ha forniti la Russia, li ha forniti la Cina, li ha forniti la Turchia.

È assurdo. Dobbiamo chiedere che i Balcani occidentali siano ricompresi nello spazio di approvvigionamento dei vaccini dell'Unione europea, così come la proposta che avanzato la Von der Leyen di un nuovo patto sulle migrazioni, sull'asilo, bisogna coinvolgere su questo i paesi balcanici perché è lì che passa la rotta balcanica, una delle rotte, diciamo dei problemi, dei flussi migratori.

Così come lo sforzo finanziario che l'Unione Europea ha fatto per mettere a disposizione risorse dei Paesi balcanici, bisogna che sia orientato nella stessa direzione in cui si sta lavorando con il Recovery Plan e il Recovery Fund, per facilitare la convergenza economica tra i Paesi balcanici e l'Unione europea.

Insomma è tempo di una svolta e il Consiglio d'Europa può dare una grande mano accompagnando i paesi balcanici nelle riforme che l'Unione Europea chiede. Però deve essere chiaro che se l'Unione Europea continua a rallentare, questo induce anche nei Paesi che devono fare delle riforme la tendenza a rallentare.

Quindi il problema non è quello di "diteci quando fate le riforme e poi noi vi diremo quando entrate".

No, il problema è accelerare il processo di integrazione perché questo accelera anche il processo di riforma di quei paesi che può essere accompagnato dal Consiglio d'Europa e dalle sue strutture come, ad esempio, la Commissione di Venezia.

Grazie.

La séance est levée à 13h00