jeudi 2 octobre 2025 après-midi
2025 - Quatrième partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)
Presidente,
C'è una frase molto nota di Palmiro TOGLIATTI, uno dei padri fondatori della Repubblica italiana, che durante i lavori della Costituente disse: "i partiti sono la democrazia che si organizza."
È una grande verità.
Da molto tempo però quel vincolo, che è alla base delle nostre democrazie, si è rotto. Le aspettative dei cittadini non incrociano più i partiti. Questo è un problema molto serio, esiziale, per le nostre società democratiche.
È come se i partiti fossero diventati "estranei": solo ceto politico autoreferenziale, staccato da radicamento e partecipazione. La rete ha ingigantito questa dinamica distorsiva. Si insegue solo il consenso immediato dei like, il dibattito è condizionato tutto da algoritmi dai meccanismi opachi, in una deriva sempre più leaderistica.
Ovunque la democrazia è in crisi perchè troppi si sentono esclusi, traditi. Dentro questa frustrazione nascono mostri come i nuovi autoritarismi. L'astensionismo, soprattutto dei ceti popolari, rischia di travolgere le nostre democrazie. Una crisi non più solo di fiducia, ma identitaria, di legittimazione.
Dobbiamo chiederci se una società completamente plasmata da un capitalismo tecnologico feroce, in mano a una oligarchia feroce, sia compatibile con democrazia, diritti, conquiste sociali.
La risposta è che va ricreato uno spazio politico, una visione di cambiamento; e in questo spazio tornare a radicare i partiti nelle aspettative e nei bisogni sociali, che saranno sempre irrinunciabili.
Guai credere o rassegnarci alla vulgata ideologica che ha contrassegnato questo tempo di regressione democratica, secondo cui: "non esiste la società, esistono solo gli individui." Non è così. La democrazia è la società che si organizza. Dobbiamo tornare a costruire società con la politica.
È l'unico modo per combattere diseguaglianze e ingiustizie.
E per costruire democrazia.
Cari colleghi, oggi noi parliamo di cinema.
Il cinema è nato negli Stati del Consiglio d'Europa: dalla Parigi dei Fratelli Lumière, dove il cinema è stato inventato, questo linguaggio così importante per gli esseri umani, ai festival di Berlino, di Venezia, di Cannes, le scuole di Londra, di Praga.
Il nostro continente ha inventato linguaggi che hanno formato l'immaginario collettivo del mondo intero. E non è solo una storia di successi passati. È la radice che ci ricorda che l'Europa, quando coopera, è capace di guidare e non solo di inseguire.
Noi pensiamo a tantissime eccellenze di Paesi grandi e piccoli, dei Paesi membri del Consiglio d'Europa: lo sguardo del cinema finlandese e svedese sulla condizione umana, l'uso dell'animazione, della narrazione visuale nel cinema lettone, nel cinema belga, l'hub audiovisivo che sta diventando la Spagna, la Turchia.
Oggi quella eredità prende una nuova forma nelle serie televisive. Negli ultimi dieci anni, le produzioni europee di serie sono aumentate del 46%, superando le 3.000 ore originali ogni anno.
Il settore audiovisivo vale 130 miliardi di euro e cresce del 7% l'anno. Parliamo di centinaia di migliaia di posti di lavoro, di filiere industriali, complesse, di nuove professioni creative e tecnologiche e parliamo anche di pluralismo, di libertà d'espressione, di identità culturale europea.
L'Europa è stata protagonista, dal Covid in poi, di una grande crescita in questo ambito: la dimostrazione che la nostra forza sta proprio nella diversità, nelle creazioni piccole, indipendenti, ma anche nella capacità di cooperare, di creare progetti più grandi, lavorando tutti insieme.
In questo scenario si colloca la Convenzione sulle coproduzioni di serie, una cornice giuridica che permette di riconoscere lo status di coproduzione ufficiale alle opere realizzate insieme da produttori di più Paesi. Significa, in un mercato sempre più aggressivo da Occidente e da Oriente, consentire a tutti i nostri Stati e ai produttori piccoli e grandi che stanno in tutte le nostre Nazioni di avere accesso facilitato ai finanziamenti, più possibilità di condivisione dei costi e dei rischi, maggiore mobilità di talenti, più circolazione delle opere.
In un mercato dominato da pochi grandi operatori globali, questa Convenzione offre uno strumento concreto per rafforzare la competitività europea senza sacrificare la pluralità dei nostri ecosistemi nazionali.
Per queste ragioni è un'iniziativa da accogliere con convinzione e l'opinione che l'Assemblea oggi esamina ha proprio questo obiettivo: dare massimo sostegno alla Convenzione, rafforzandone lo spirito con alcuni suggerimenti che la rendono più chiara e attuabile.
Non possiamo ignorare che alcuni Stati membri, rappresentanti dell'industria e dell'Unione Europea, hanno sollevato preoccupazioni in merito all'assenza di una valutazione di impatto e di alcuni altri elementi.
Per questo, abbiamo fatto un lungo lavoro e io approfitto per ringraziare la Commissione, che ha lavorato compattamente e unanimemente, tutti i gruppi politici che hanno dato un contributo, parlando con le associazioni, per arrivare a un risultato che fosse bilanciato e che consentisse, con due piccoli miglioramenti che noi suggeriamo, a questa risoluzione di marciare più convintamente e di essere attuata.
Il primo aspetto riguarda la definizione di coproduttori indipendenti, contenuta nell'Appendice 3; così com'è rischia di entrare in conflitto con le legislazioni nazionali e di trasformarsi, pur pensata come residuale, in uno standard imposto.
Per questa ragione, noi preferiamo chiarire che ogni Stato deve avere, l'80% degli Stati già lo hanno, ma deve avere una propria definizione della quale si deve dotare entro qualche tempo dall'entrata in vigore della Convenzione.
L'altro tema cruciale su cui abbiamo fatto un grande lavoro, speriamo che convinca tutti, ma veramente con pazienza per cercare di ascoltare tutti, è il rapporto dei diritti di utilizzazione.
Le pratiche di total buy-out o di acquisizioni troppo estese, spesso a condizioni penalizzanti, rischiano di comprimere la libertà dei produttori e di limitare la circolazione delle opere.
È indispensabile che chi investe al contempo però venga remunerato per i suoi investimenti. Per questo, abbiamo chiesto di togliere una parte troppo vincolante che era nella risoluzione così come elaborata, ma è importante che gli Stati membri abbiano legislazioni che prevedano che le trattative commerciali relative allo sfruttamento dei diritti tengano conto della possibilità per i produttori indipendenti di sfruttare determinati diritti secondari sulle loro opere e di costruire dei cataloghi di opere.
Con questi aggiustamenti, il testo, a nostro avviso, acquista solidità e diventa davvero attuabile nei diversi contesti nazionali, che sono molto diversi, che sono a uno stadio di maturazione del loro mercato audiovisivo molto diversi e che tutti meritano di essere sostenuti, sia quelli piccoli, sia quelli grandi, sia quelli dove ci sono grandi player internazionali, sia quelli dove invece si sta solo affacciando un nuovo mercato dell'audiovisivo.
È così che la Convenzione può passare dall'essere un buon proposito a diventare uno strumento capace di stimolare cooperazioni concrete, rafforzare i nostri produttori, favorire l'innovazione e mantenere viva la vocazione europea, raccontare storie diverse, lingue diverse, che insieme costruiscono un'unica identità culturale.
Grazie.
La discussione, oggi, è andata velocemente in modo molto simile a come è andata la discussione in questo anno e mezzo che abbiamo lavorato alla risoluzione.
Io sono molto contenta, perché abbiamo dato l'esempio di come gli elementi che ci sono alla base della risoluzione, ovvero l'importanza della diversità culturale di ogni singolo Stato, da una parte, l'importanza delle coproduzioni fra diversi Stati che si mettono a lavorare insieme per fare un salto di qualità, ma anche, è stato detto nell'ultimo intervento e in altri interventi, essere attrattivi come ambito di investimento per un settore che davvero può generare tanto lavoro ed è molto importante per l'Europa geografica, che rappresentiamo come Consiglio d'Europa, è possibile.
Questo però richiede il lavoro che facciamo qui oggi ed è il lavoro per il quale esiste il Consiglio d'Europa, che significa sedersi intorno a un tavolo e ragionare tutti insieme per andare nella stessa direzione, mettendo insieme interessi che possono sembrare divergenti: da una parte i piccoli produttori, dall'altra i grandi produttori, da una parte i broadcaster pubblici, dall'altra quelli privati, i Paesi piccoli, i Paesi più grandi, i Paesi con una tradizione molto importante sul cinema e quelli che stanno provando da poco.
Ebbene, è possibile andare nella stessa direzione; non solo è possibile ma è doveroso andare nella stessa direzione, perché in un momento così complicato, dove da altre parti del mondo arrivano dazi verso i prodotti che nascono nei nostri Paesi e si irrigidiscono i meccanismi, noi invece abbiamo davvero la possibilità di consentire agli Stati membri non solo di difendere la loro diversità culturale, non solo di raccontare, si diceva prima di piccoli film.
Ognuno di noi ha vissuto l'esperienza che raccontava il collega Mr Bob De BRABANDERE, l'idea che c'è un piccolo film, un piccolo gioiello in ognuno degli Stati membri che merita di essere prodotto e di essere visto.
E, al contempo, però meritiamo di diventare grandi, di crescere tutti insieme ed essere competitivi su un comparto che pesa più dell'agricoltura nei nostri Stati membri, che è molto importante.
E, quindi, noi con questa opinione, e spero che la voteremo tutti insieme, dando su questo un segnale di unità o più ampio possibile, diciamo proprio questo: tutti questi interessi possono andare insieme, per consentire a questo mercato di crescere e consentire a un diritto umano che è quello alla cultura, alla diversità culturale, di crescere e far crescere anche invece l'industria che c'è dietro, che è pure tanto importante per i nostri Stati.
Quindi vi ringrazio, ringrazio di nuovo gli uffici per il lavoro prezioso e la Commissione per il lavoro prezioso che è stato fatto in quest'anno e mezzo. Non avrei mai potuto, da sola, leggere le centinaia di emendamenti e fare le centinaia di riunioni che abbiamo fatto.
Quindi, grazie.