mardi 27 janvier 2026 après-midi
2026 - Première partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Thank you Mr. President. I will speak Italian.
Sono trascorsi quasi quattro anni da quando la Russia ha aggredito l’Ucraina. Un'aggressione iniziata nel 2014, quando Mosca ha occupato militarmente e annesso unilateralmente la Crimea. Una guerra che ha causato centinaia di migliaia di vittime e devastato un intero Paese.
Tutti vogliamo, dopo quattro anni, che tacciano le armi e si avviino i negoziati.
Ma se questo fino ad oggi non è avvenuto è perché Putin persegue una pace fondata su una vittoria militare e su una resa umiliante per gli ucraini. Mosca dichiara di essere pronta a negoziare, ma pone condizioni inaccettabili per l’Ucraina e, contemporaneamente, intensifica brutalmente i bombardamenti, colpendo indiscriminatamente: popolazione civile, scuole, ospedali, reti ferroviarie, centrali elettriche, infrastrutture essenziali per la vita quotidiana.
Il primo nostro compito qui è denunciare la protervia dell’aggressione russa e ribadire il nostro sostegno all’Ucraina.
Putin accusa l’Europa di non volere la pace. È falso: noi vogliamo la pace, ma vogliamo una pace giusta, degna e durevole.
Che significa una pace giusta? Una pace giusta significa che non possono essere dimenticati, né amnistiati, i crimini di guerra, i massacri e le gravissime violazioni dei diritti umani compiute dalle truppe russe e di cui la Russia e i suoi dirigenti devono rispondere di fronte alle Corti Internazionali di giustizia, perché non vi è pace sicura senza giustizia e verità.
Così come non ci può essere pace giusta senza il ritorno alle loro famiglie di migliaia di bambine e bambini, rapiti e deportati.
Una pace giusta significa il rifiuto dell’occupazione russa dei territori occupati, la loro annessione alla Federazione Russa e le azioni di russificazione volte a cancellare l’identità ucraina di quelle regioni.
Una pace giusta significa la liberazione di tutti i prigionieri militari e civili ucraini, secondo le Convenzioni Internazionali.
Una pace giusta significa che l’Ucraina va garantita nella sua indipendenza e sovranità, respingendo la pretesa russa di sottometterla a una sovranità "limitata”, garantendo che l’Ucraina sia libera di scegliere il proprio destino e le proprie alleanze.
Pace giusta significa mettere l’Ucraina al riparo da nuove aggressioni, mettendo in essere garanzie internazionali quali quelle indicate dalla Coalizione dei volenterosi. E, agli Stati Uniti, si deve chiedere di essere parte integrante della tutela della sovranità e dell'indipendenza ucraina, non sacrificando Kiev sull’altare dei rapporti bilaterali con Mosca.
Pace giusta significa condurre rapidamente in porto la piena integrazione dell’Ucraina nell'Unione Europea, corrispondendo così alla volontà ripetutamente manifestata dai cittadini ucraini.
Vogliamo una pace giusta e sicura, perché siamo consapevoli che oggi è in gioco la sicurezza e la stabilità dell’intero continente europeo, chiamato ad assumere decisioni impegnative per la propria sicurezza e la propria libertà.
E pace giusta significa dire no alla destabilizzazione del sistema multilaterale di governance, per sostituirlo con equilibri fondati solo sui rapporti di forza.
Una pace giusta e sicura richiede un pieno e continuo sostegno europeo alla resistenza ucraina, per consentire ai dirigenti di Kiev di andare a un tavolo negoziale in condizioni di parità con Mosca.
A questo sostegno il Consiglio d’Europa, il nostro Consiglio, ha offerto e offre un concreto contributo con il “Piano di azione” promosso fin dall’inizio della guerra e, oggi, attraverso la proposta di istituzione di un tribunale per i crimini commessi dalla Russia e la creazione del "Registro dei danni" subiti dai cittadini ucraini, a cui dovranno corrispondere adeguati risarcimenti.
Quattro anni di guerra ci hanno dimostrato che è in gioco: la pace, la sicurezza, la stabilità dell’intera Europa e dobbiamo essere consapevoli che gli ucraini combattono per sé, ma anche per noi.
Per tutti questi motivi, invito l'Assemblea a sostenere la Risoluzione, che esprime ancora una volta il nostro pieno e convinto sostegno all’Ucraina e al suo popolo, per una pace giusta, sicura e degna.
Thank you Vicepresident, I will speak in Italian.
Impossibile votare questo documento per almeno tre punti, che vanno contro la risoluzione di maggioranza parlamentare scritta e votata a Roma, appunto dalla maggioranza parlamentare italiana.
Uno: l'assenza dell'elemento difensivo come punto centrale agli aiuti militari. Ribadiamo sì aiuti militari, ma per difendere, non per attaccare.
Due: l'assenza della necessità del primato della diplomazia, prima dell'aspetto militare.
E tre: il ruolo degli USA nel cercare di raggiungere la pace, in questo testo sminuito e addirittura additato come negativo. Al contrario, è l'Europa che sta rompendo l'asse occidentale, non allineandosi agli Stati Uniti.
E, in linea generale, l'idea che prevale a Roma è quella che ogni documento che parli di sicurezza tenga conto non solo del fronte est (importantissimo, vitale, solidarietà agli amici ucraini), ma anche del fronte sud, ovvero la lotta all'immigrazione clandestina, al traffico di uomini, al radicalismo islamico. I due fronti sono assolutamente collegati e non sono a comparti stagni, non sono separati. Basti pensare alle attività della Wagner nel Sahel, all'instabilità di quell'area e, quindi, alla creazione di nuova immigrazione clandestina, che poi attraversa il deserto e il Mediterraneo, alimentando le mafie di tutta Europa e, soprattutto, del mio Paese.
Grazie Vicepresident, grazie colleghi.
Un chiarimento: solo per rispondere o per intervenire, per replicare?
Siccome ho risparmiato nell'introduzione due minuti, chiedo che siano utilizzati per questa replica.
Ringrazio intanto tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito e hanno detto... gran parte degli interventi erano in assoluta sintonia con la relazione, e li ringrazio anche degli apprezzamenti, quindi non aggiungo cose che nella relazione ho già detto.
Vorrei soltanto dire alcune cose invece interloquendo con gli interventi che ho sentito in dissenso.
Io voglio dire all'Onorevole VIGNA che noi non possiamo perdere la distinzione tra l'aggressore e l'aggredito. Poi possiamo fare di tutto. Ma questa guerra è cominciata nel febbraio del 2000, di quattro anni fa, perché Putin ha aggredito l'Ucraina. L'aggressione è avvenuta da Mosca, non si può confondere questa cosa.
Aggiungo una cosa che spesso viene dimenticata. Sia Macron, sia Scholz, sia Bennett, il Primo Ministro israeliano, sia altri, andarono a visitare Putin prima della guerra, assumendo tutta una serie di impegni per cercare di evitarla. Scholz uscì dal colloquio con Putin, facendo una conferenza stampa a cui erano presenti centinaia di giornalisti, perché un incontro Scholz-Putin era un evento, e Scholz disse che la Germania aveva garantito a Putin che non avrebbe consentito l'ingresso dell'Ucraina nella NATO. Non so se fosse una posizione giusta o sbagliata, ma questo disse Scholz a Putin. E Putin non ne ha minimamente tenuto conto e ha aggredito l'Ucraina, facendo tutto quello che aveva ritenuto di fare, senza tenere conto né di questo che aveva detto Scholz, né di quello che aveva detto Macron quando c'era stato, né degli inviti che aveva fatto Bennett e tanti altri.
Secondo, quando si dice soluzione diplomatica: certo! Ma la soluzione diplomatica fino ad oggi è frustrata dall'atteggiamento russo. Perché, nel momento in cui Putin dichiara ogni giorno, lui, Lavrov e Peskov, noi siamo pronti alla pace, poi scatena dei bombardamenti di una violenza terrificante sulle città ucraine, con un'intensificazione progressiva e costante e continua. Pone delle condizioni umilianti per una qualsiasi pace, perché se le condizioni sono che l'Ucraina deve perdere un terzo del proprio territorio, che non deve avere un esercito, non deve partecipare a nessuna forma di alleanza internazionale che non sia gradita alla Russia, questo si chiama una cosa semplice: sottoporre l'Ucraina a un regime di sovranità limitata, cioè torniamo a Brezhnev, e io credo che questo sia inaccettabile. Quindi la diplomazia ci vuole, ma se la diplomazia non incontra un interlocutore disposto a discutere, è molto difficile individuare un punto di compromesso e di accettazione.
E terzo, io penso che dobbiamo sapere che in Ucraina si gioca a qualcosa di più grande, che non è soltanto la sicurezza, la stabilità, l'indipendenza, la sovranità dell'Ucraina, che è la cosa principale. Ma è chiaro che dall'esito di questa guerra è messa in gioco anche la sovranità, la sicurezza del continente. Per questo, l'Europa...
Italie, CEPA, Présidente de la Commission des questions politiques et de la démocratie
18:46:58
Grazie Presidente, cari colleghi.
A nome della Commissione per gli Affari Politici e Democrazia desidero esprimere prima di tutto un sentito ringraziamento al nostro relatore, l'Onorevole FASSINO, e a tutti i membri che hanno partecipato al dibattito.
I vostri interventi hanno sottolineato la gravità del momento, allo stesso tempo anche la responsabilità della nostra Assemblea di sostenere una pace giusta e duratura per l'Ucraina. È essenziale anche per la sicurezza dell'intero continente.
Ricordiamo che questo dibattito si svolge mentre la guerra di aggressione della Russia entra nel suo quarto anno, i negoziati sembrano registrare alcuni progressi, ma tuttavia si è verificata una tragica escalation degli attacchi, con missili e droni, che hanno preso di mira senza sosta le infrastrutture energetiche critiche dell'Ucraina.
Cari colleghi, la nostra discussione ha confermato i pilastri fondamentali che devono stare alla base di qualunque accordo di pace.
In primo luogo, l'Ucraina deve poter decidere del proprio futuro.
In secondo luogo, la pace deve essere ancorata a garanzie di sicurezza solide e affidabili per l'Ucraina, concepite come parte integrante di un futuro accordo di pace. Il rafforzamento della sicurezza dell'Ucraina non è una concessione a Kiev, è bene ricordarlo, ma un investimento nella sicurezza europea.
In terzo luogo, una pace giusta richiede la responsabilità per gli atti illeciti internazionali della Federazione Russa. A questo proposito, la recente adozione della Convenzione del Consiglio d'Europa, che istituisce una Commissione internazionale per i reclami per l'Ucraina, è un risultato storico, insieme al Registro dei danni per l'Ucraina e al futuro Fondo di compensazione, costituisce un meccanismo articolato.
Allora io mi fermo, perché è finito il tempo, con un appello finale e chiedo ai colleghi qui presenti: adottiamo questa risoluzione come un messaggio forte e unito. Questa Assemblea è fermamente al fianco dell'Ucraina.
Grazie.
Emendamento che, aggiungo, ricorda che la crisi ucraina è cominciata nel 2014 con l'invasione e l'annessione della Crimea.
È quello che ho appena spiegato: il sub-emendamento inserisce il riferimento al 2014, che nel testo iniziale non c'era.
C'è un equivoco, perché l'intervento della collega KHOMENKO si riferisce a un altro sub-emendamento.
Dire invasione a grande scala, quella che lei ha citato, va benissimo, si accoglie. Tra dire è una guerra o è una guerra a grande scala, non credo che ci sia grande differenza, comunque si può accettare.
L'Onorevole KHOMENKO è intervenuta a sostenere un altro sub-emendamento di cui io adesso, se volete, dico qual è il mio parere. Però sulla formulazione "À l’aube de la quatrième année de cette guerre d'agression à grande échelle", quello va bene.
Sì, viene accolta la parte finale, cioè viene accolto l'intero emendamento, che rimpiazza il testo originario.
Può, Presidente, richiamare questo sub-emendamento? Perché io non vedo qual è, non lo vedo.
Ah, sì.
Va bene, ho visto il sub-emendamento ed esprimo parere favorevole.
Sì, a nome della Commissione, il sub-emendamento sostituisce, cioè introduce, un'espressione diversa.
Il testo originario dice: "L'Assemblea condanna l'azione della Federazione Russa considerata come crimine di genocidio". Il sub-emendamento dice che potrebbero essere considerati come crimini di genocidio e questa avvertenza bisogna metterla, perché, fino ad oggi, un pronunciamento da nessuna Corte di giustizia è stato fatto dell'esistenza di un crimine di genocidio. Quindi potrebbe essere, evoca la possibilità che ci sia questa valutazione.
C'è un sub-emendamento che sopprime una parola e la sostituisce con un'altra, cioè invita gli Stati membri del Consiglio d'Europa a prendere le misure necessarie per applicare tutte le misure contro coloro che si sono resi responsabili di crimini di guerra. Quindi questo è il sub-emendamento.
Grazie Presidente.
Ringrazio i relatori. Dal quadro che ci hanno offerto i relatori credo che dobbiamo trarre, diciamo, una grande preoccupazione. Una grande preoccupazione perché la Bosnia è a rischio. In realtà è stata a rischio la Bosnia fin dalla sua costituzione, dopo l'accordo di Dayton e di Rambouillet. Si determinò, sulla base di un accordo internazionale, la formazione di questo Stato, mettendo insieme le diverse comunità, uno Stato con due entità statali, Srpska e Federazione croato-musulmana, e tre comunità, bosgniacchi, serbi e croati. E la convivenza di tutto questo, in tutto questo periodo, è stata difficilissima, anche perché per tenere insieme questo Stato si è determinata una esasperata tripartizione di tutte le responsabilità, di tutte le cariche, di tutti i ruoli. Il risultato è stato veramente paralizzante.
Io ricordo una volta che sono stato in Bosnia, tra le tante volte che ho visitato quel Paese, e che, parlando con un membro della presidenza di una delle tre entità, mi ha detto: "Adesso io dirò delle cose; guardi che il mio collega che Lei incontrerà tra poco le dirà l'opposto". Quindi è una situazione davvero complicata e difficile.
Allora, io penso che bisogna che il Consiglio, la nostra Assemblea parlamentare metta in campo un'azione di forte accompagnamento e assistenza, perché non c'è nessuna garanzia che le prossime elezioni siano in grado di far fare quel salto di qualità che viene auspicato. E se le prossime elezioni dovessero nuovamente rappresentare un passaggio critico, la situazione diventerebbe ancora più a rischio.
Sappiamo che Dodik è tentato costantemente e continuamente di dare vita a scelte separatiste. Sappiamo che anche nella Federazione croato-musulmana, tra la minoranza croata, tra la comunità croata, ci sono delle spinte di natura separatista, quindi il rischio è di un quadro politico che in realtà comprometta l'esistenza della Bosnia.
E attenzione: se salta la Bosnia, salta un equilibrio nei Balcani, con le conseguenze che questo può produrre sui diversi Stati della regione.
Quindi, da questo punto di vista, io apprezzo le relazioni, credo che le raccomandazioni delle relazioni debbano essere accolte. Dico che, al di là delle raccomandazioni che noi facciamo, poi bisogna mettere in essere un'attività costante e continua da parte del Consiglio d'Europa di accompagnamento, di assistenza delle autorità bosniache, perché si facciano davvero quelle riforme che consentano ai passaggi elettorali di consolidare positivamente l'assetto politico-istituzionale e di non comprometterlo.
Grazie.