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jeudi 29 janvier 2026 matin

2026 - Première partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n°7

Débat selon la procédure d'urgence : Menaces contre l'ordre international : le cas du Groenland

Mme Aurora FLORIDIA

Italie, SOC

12:57:46

(Discorso in italiano non pronunciato, Regolamento Art. 31.2)

 

Signor Presidente,

colleghe e colleghi,

mentre i ghiacci dell’Artico si sciolgono sotto la spinta della crisi climatica, un altro gelo, altrettanto pericoloso, sta investendo le fondamenta della nostra convivenza civile: quello della “politica di prepotenza”, che calpesta il diritto internazionale.

Il caso della Groenlandia è la punta dell’iceberg di un fenomeno più profondo, che scorre sotto la superficie. Quando sentiamo infatti parlare di territori come fossero merce di scambio, quando gli abitanti della Groenlandia vengono trattati come se fossero oggetto di compravendita, stiamo assistendo a un disegno ben preciso che vuole trasformare il mappamondo in un tavolo da poker dove i diritti dei popoli sono le fiches di grandi potenze.

Come Consiglio d’Europa, non possiamo restare spettatori a guardare mentre il multilateralismo viene smantellato pezzo dopo pezzo, anche qui nella nostra istituzione.

Lo abbiamo visto con la decisione degli Stati Uniti di avviare la procedura di ritiro dalla Commissione di Venezia, privando il mondo di un presidio fondamentale per la democrazia. È un segnale chiaro: c’è chi sta lavorando per un ordine mondiale basato sulla forza anziché sulle regole condivise e sul rispetto dei diritti umani.

Dobbiamo essere e rimanere vigili, perché queste tentazioni autoritarie non arrivano solo da oltreoceano. Anche qui in Europa, il vento della contestazione del diritto e delle norme internazionali soffia forte, cercando di indebolire quelle convenzioni che proteggono i diritti umani fondamentali.

La Groenlandia non è una terra vuota da spartire: appartiene al suo popolo. Ricade pienamente sotto la protezione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Mettere in discussione la sua libertà significa minacciare gli standard di democrazia e libertà che questo Consiglio difende dal 1949.

È per questo motivo che accolgo con estrema convinzione il lavoro in corso su un Nuovo Patto Democratico per l’Europa per rafforzare la resistenza delle nostre istituzioni contro le minacce ibride e la disinformazione.

Colleghe e colleghi, se permettiamo che la logica della prepotenza sostituisca il diritto internazionale, non sarà solo la Groenlandia a perdersi, ma l’intero progetto di un’Europa dei diritti.

La Groenlandia è la rappresentazione plastica di ciò che siamo chiamati a fare: restare uniti, solidali e ribadire i valori che fanno di noi e dell’Europa un baluardo di democrazia, ammirato e invidiato, anche nelle difficoltà presenti. È il momento di alzare la testa e rendere il nostro continente resiliente davanti a mire rapaci, interne ed esterne.

Non lasciamo che il futuro sia scritto da chi vuole abbattere le istituzioni, ma da chi ha il coraggio di difenderle.

Grazie.

Vote : Menaces contre l'ordre international : le cas du Groenland

Débat selon la procédure d'urgence : Crise politique au Moyen-Orient élargi : la nécessité de protéger les droits humains et les droits de tous les groupes minoritaires

M. Piero FASSINO

Italie, SOC, Rapporteur

11:26:21

I will speak Italian.

Il conflitto israelo-palestinese ha innescato una sequenza di eventi che hanno investito l'intero Medio Oriente allargato, aggravando le crisi già esistenti in Libano, nello Yemen, in Siria, in Iran e ridisegnando gli equilibri politici dell'intera regione.

Al centro vi è naturalmente il conflitto israelo-palestinese. Il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre e la successiva feroce guerra di Gaza hanno segnato profondamente la vita di milioni di israeliani e palestinesi.

Oggi siamo di fronte a una fragile tregua, che con fatica si cerca di trasformare nell'avvio di un percorso di stabilizzazione, che apra la strada alla pace. Il disarmo di Hamas, la rimozione di ogni ostacolo all'inoltro degli aiuti umanitari, l'assunzione della gestione di Gaza da parte di un comitato di palestinesi indipendenti, la definizione di un piano di ricostruzione dotato di adeguate risorse finanziarie, sono questi i passaggi essenziali che vanno compiuti per dare sostanza alla cosiddetta "Fase 2" del piano Trump.

Contemporaneamente, si aggrava ogni giorno di più la condizione della Cisgiordania, sottoposta alle violenze degli estremisti coloni, con l'evidente complicità dei settori del Governo israeliano.

Chiediamo al Governo israeliano una ferma azione di contrasto alle violenze dei coloni, il blocco di nuovi insediamenti e la tutela dei diritti degli abitanti palestinesi della Cisgiordania.

Così come chiediamo la rimozione degli ostacoli che impediscono all'Autorità nazionale palestinese di esercitare i poteri conferiti con accordi sottoscritti anche da Israele.

Ancora una volta, da questa Assemblea, ribadiamo che non vi sarà pace in Medio Oriente se non si realizzerà una soluzione fondata sul riconoscimento dei diritti di entrambi i popoli in tale contesto della piena autodeterminazione del popolo palestinese e della nascita dello Stato di Palestina.

Un obiettivo sostenuto con convinzione anche dalla nostra Assemblea, in un rapporto di dialogo con la Knesset e il Consiglio nazionale palestinese.

Ma oggi, in questa discussione, vogliamo richiamare l'attenzione della nostra Assemblea e dei nostri Stati membri agli eventi che hanno investito l'Iran, la Siria e l'Iran.

La comunità internazionale ha salutato con soddisfazione la caduta del regime sanguinario di Assad, che ha oppresso per anni il popolo siriano con una repressione che ha provocato migliaia e migliaia di vittime innocenti.

E la comunità internazionale ha fatto apertura di credito al nuovo Governo guidato da al-Jawlānī Ahmed al-Sharaa, quali la riapertura di relazioni diplomatiche e la sospensione delle sanzioni. E guardiamo con favore i colloqui tra Damasco e Israele per una normalizzazione delle relazioni bilaterali e per una soluzione condivisa sulle alture del Golan.

Tuttavia, negli ultimi mesi sono accaduti eventi che suscitano grande preoccupazione.

Prima, un duro conflitto con la comunità drusa, poi una violenta repressione della minoranza alawita e infine ripetuti scontri con la comunità kurda, che, non dimentichiamo mai, si è battuta con grande coraggio contro il califfato di Daesh/ISIS, contribuendo alla sua sconfitta.

E atti di continua ostilità si sono manifestati anche contro la comunità yazida, che ricordiamo anche questa fu vittima di una violenta repressione da parte dell'ISIS. E in questo stesso periodo, vi sono stati preoccupanti episodi di ostilità verso le comunità cristiane.

E, infine, non può non essere motivo di preoccupazione l'esistenza di relazioni tra alcuni dirigenti del nuovo Governo e le cellule dell'ISIS ancora presenti sul territorio siriano.

Per tutte queste ragioni, noi chiediamo alle autorità siriane di non interrompere la transizione verso una nuova Siria, chiedendo la fine degli atti di ostilità verso le minoranze e il pieno rispetto dei diritti di ogni comunità etnica o religiosa e incoraggiando le autorità di Damasco ad aprirsi al dialogo e al coinvolgimento di tutte le componenti della società siriana.

Il nostro Comitato per il Medio Oriente e il Mondo Arabo è pronto a sostenere tutte le iniziative che vanno in quella direzione.

Grandissimo allarme hanno suscitato in tutto il mondo gli avvenimenti che hanno sconvolto l'Iran. Alle imponenti manifestazioni di popolo che chiedevano libertà, il regime teocratico iraniano ha risposto con una dura e sanguinaria repressione, che ha provocato migliaia e migliaia di vittime e migliaia di arresti. E, nella repressione, si sono distinti con particolare ferocia gli squadroni dei guardiani della rivoluzione islamica, che molti Governi democratici qualificano come un'organizzazione terroristica.

Da questa Assemblea, noi denunciamo con forza il carattere sanguinario e repressivo del regime iraniano, ricordando che è uno dei Paesi che ha il più alto numero di esecuzioni capitali di persone innocenti e respingiamo l'azione di continua destabilizzazione che il regime iraniano conduce nella regione e contro Israele.

Per questo, insieme alla comunità internazionale, chiediamo con forza la fine di ogni forma di repressione: la cessazione delle esecuzioni capitali, la liberazione di tutti i prigionieri politici, il ripristino delle connessioni Internet e delle telecomunicazioni, la cessazione di tutte le forme di persecuzione delle minoranze e il rispetto dei diritti umani per ogni donna e ogni uomo che vive in Iran.

E chiediamo agli organi di giustizia internazionali di attivare tutte le procedure giuridiche per chiamare le autorità iraniane a rispondere dei loro crimini. E rinnoviamo la richiesta alle autorità iraniane di bloccare ogni iniziativa volta a dotare l'Iran di armamento nucleare, ristabilendo la cooperazione con l'AIEA.

Anche da questa Assemblea rinnoviamo la solidarietà al popolo iraniano e facciamo appello a tutte le istituzioni internazionali e a tutti gli Stati a mantenere alta la pressione sul regime iraniano, con tutti i mezzi, a partire dalle sanzioni, che devono essere applicate davvero e senza aggiramenti. E chiediamo al sistema dei media e dell'informazione di continuare a tenere accesi i fari su quel che accade in Iran.

Così come in Ucraina si combatte anche per la nostra libertà, dobbiamo essere consapevoli che la lotta del popolo iraniano ci riguarda e non possiamo lasciarlo solo: è un dovere morale e politico sostenerlo, a cui nessuno di noi e nessuno che creda nella democrazia e nella libertà può sottrarsi.

Grazie.

M. Piero FASSINO

Italie, SOC, Rapporteur

12:34:32

Grazie Presidente.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al dibattito. Mi pare che la gran parte degli interventi corrispondesse alla relazione che ho presentato e l'hanno condivisa.

Io vorrei concentrare questi pochi secondi su un punto: Sig. Oleksii GONCHARENKO ha posto una domanda. Al di là di fare dichiarazioni, al di là di essere indignati, al di là di avere pronunciamenti contro quello che accade in Iran e di denunciare anche quello che avviene in Siria: noi cosa facciamo? La domanda non è priva di senso.

Noi tutti sentiamo la responsabilità di non limitarci soltanto a esprimere denunce, ma anche di fare qualcosa per cambiare la situazione. Ora, si possono fare delle cose.

Intanto, io ricordo che la comunità internazionale ha adottato delle sanzioni. Queste sanzioni non vengono spesso applicate nella loro efficacia e con rigore. Il Golfo Persico è pieno di navi ombra, che caricano gas e petrolio iraniano e lo portano nel mondo.

Allora, un primo tema è rendere le sanzioni efficaci e impegnare ogni Governo ad applicarle veramente, cosa che oggi non sempre avviene.

Sostegno alle forze di opposizione in Iran, in ragione tale da sostenerle nella loro battaglia, non soltanto con dei pronunciamenti politici. In altre situazioni, nel corso degli anni, la comunità internazionale si è impegnata concretamente a sostenere dei movimenti di liberazione e delle lotte per la democrazia. Lo deve fare anche di fronte all'Iran, perché l'Iran è dal 1979, da un tempo troppo lungo ormai, oppresso da un regime sanguinario.

Io ricordo che noi, giustamente, abbiamo qui parlato delle migliaia di vittime di queste settimane; ma ricordo che dal 1979 ogni anno in Iran centinaia di persone vengono impiccate e l'Iran è, insieme alla Cina, il Paese che ha il record delle impiccagioni di persone innocenti.

Bloccare tutto questo e chiedere e chiamare a rispondere a tutto questo le autorità iraniane davanti alle Corti di Giustizia, questo è un altro modo con cui agire.

Così come agire per sanzionare i guardiani della rivoluzione, i Pasdaran, che sono il cuore della struttura repressiva nei confronti dei cittadini e della popolazione.

Dopodiché, questo è sufficiente? Bisogna fare altro? Non ho la risposta.

Capisco bene quello che dice, che ha posto Sig. Oleksii GONCHARENKO. Il problema, cioè, se si debba anche intervenire nella vita dell'Iran in modo più massiccio. È una responsabilità enorme, che in ogni caso non penso che possa essere affidata a un solo Paese, ma che è una responsabilità della comunità internazionale.

Grazie.

Vote : Crise politique au Moyen-Orient élargi : la nécessité de protéger les droits humains et les droits de tous les groupes minoritaires

M. Piero FASSINO

Italie, SOC, Rapporteur

12:48:19

L'emendamento orale, il mio emendamento orale, sostituisce la cifra di 30.000 vittime con migliaia e migliaia. Questo soltanto perché in queste settimane abbiamo avuto da molte fonti diverse quantità di vittime: 30.000, chi ha detto 6.000, 3.000. Ieri, una fonte inglese ha parlato di 50.000. Allora, non credo che noi dobbiamo legittimare una fonte piuttosto che un'altra. Quello che è vero, è che ci sono state migliaia e migliaia di vittime e il mio emendamento orale lo dice con chiarezza.

Grazie.

La séance est levée à 12h50.

Prochaine séance à 16h30.