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mercredi 25 juin 2025 après-midi

2025 - Troisième partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n° 24

Débat selon la procédure d'urgence : La paix mondiale menacée : mettre fin à la catastrophe humanitaire à Gaza et résoudre l’extension du conflit au Moyen-Orient

M. Piero FASSINO

Italie, SOC, Porte-parole du groupe

16:17:15

Parlerò in italiano. [in inglese]

Abbiamo avvertito tutti i rischi enormi suscitati dal conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. Ci auguriamo che tutti adesso rispettino il cessate il fuoco e non sia una decisione temporanea e le parti accettino di partecipare a negoziati per definire il problema del nucleare.Così come rinnoviamo con forza la richiesta alle autorità dell'Iran di cessare le attività di destabilizzazione degli assetti politici della Regione.

La drammaticità degli eventi degli ultimi giorni non può rimuovere dalla nostra attenzione la gravissima situazione della Striscia di Gaza. Da 18 mesi bombardamenti indiscriminati, distruzione di abitazioni, scuole, ospedali, continui sfollamenti, penuria di beni essenziali e soprattutto 50.000 vittime, tra cui migliaia di bambini, donne, persone civili, operatori umanitari, giornalisti, funzionari internazionali. Il mondo ha riconosciuto e riconosce a Israele il diritto all'autodifesa, ma quel diritto non può trasformarsi in una punizione collettiva di un intero popolo, violando fondamentali diritti umani e civili.

Per questo, da questa Assemblea, rinnoviamo con forza la richiesta che l'esercito israeliano rispetti i diritti della popolazione palestinese e si rispettino le prescrizioni delle Corti internazionali della giustizia.

Soprattutto la decisione che invochiamo è che si metta fine alle ostilità militari con il cessato il fuoco permanente, il ritiro progressivo dell'esercito israeliano, la dislocazione di una forza internazionale che consenta di dar vita nella sicurezza a un'amministrazione palestinese indipendente a Gaza. E chiediamo allo stesso tempo che cessino le aggressioni organizzate di gruppi estremisti di coloni nei territori occupati della Cisgiordania.

L'obiettivo in conclusione rimane quello di riprendere il cammino per una soluzione due popoli, due stati. Tutti sappiamo che oggi quella soluzione appare lontana e difficile, però altra strada non c'è ed è una responsabilità della comunità internazionale, quindi anche nostra, lavorare per questo obiettivo. E in questa direzione deve agire il Consiglio, la nostra Assemblea, rafforzando la cooperazione con la Knesset, il Consiglio legislativo palestinese, le istituzioni di rappresentanza dei Paesi arabi e con le altre istituzioni internazionali e il mondo delle ONG e delle società civili.

Grazie.

Vote : La paix mondiale menacée : mettre fin à la catastrophe humanitaire à Gaza et résoudre l’extension du conflit au Moyen-Orient

Débat : Mobilisation sociale, troubles sociaux et réaction de la police dans les États membres du Conseil de l’Europe: un nouveau contrat social est-il nécessaire?

M. Francesco VERDUCCI

Italie, SOC, Porte-parole du groupe

18:38:01

Presidente, voglio ringraziare Signor Alain FRIDEZ per il suo lavoro.

Questo rapporto affronta un punto nevralgico in ogni società, cioè la dinamica tra la mobilitazione, la protesta sociale, il potere istituzionale e le forze dell'ordine.

Mentre i regimi autoritari reprimono le voci critiche, il cuore di una democrazia sono la partecipazione e il conflitto in forme pacifiche e non violente.

Noi abbiamo il dovere non solo di tutelare questa libertà ma di incentivarla. Invece oggi molte democrazie sono snaturate da una strisciante torsione autoritaria che restringe e impedisce spazi e libertà di manifestare e questo è inaccettabile. Questo spesso avviene nei sistemi che concentrano i poteri nell'esecutivo a scapito dei Parlamenti. Mai in una democrazia dovrebbero fronteggiarsi come nemici, manifestanti e forze di polizia.

Io ricordo quanto avvenne a Genova nell'estate del 2001 durante il G8, ricordo quanto avvenne alla mia generazione, la repressione, gli abusi, la tortura nei confronti di ragazzi inermi che volevano solo far sentire la propria voce ai potenti del mondo.

Le forze di sicurezza sono un presidio imprescindibile a tutela delle nostre libertà, per questo ogni abuso di potere, anche singolo o isolato, è intollerabile, perché è perpetrato da chi ha il compito di difendere ognuno di noi il nostro Stato di diritto.

Per questo è giusto che ogni divisa abbia un nome e un codice identificativo, per rafforzare la fiducia e il patto tra cittadini e forze dell'ordine, che in una democrazia nessuno, neanche qualche cattivo governante, può mettere gli uni contro gli altri e che invece stanno insieme, e insieme sono la forza delle nostre democrazie.

Grazie, Presidente.

Mme Sandra ZAMPA

Italie, SOC

18:51:21

Grazie. [in inglese]

Grazie, Presidente.

Il rapporto dell'onorevole Signor FRIDEZ pone a tutti noi un tema di riflessione che va molto al di là, come lo stesso Signor FRIDEZ ha ricordato, dei limiti geografici, la Francia in questo caso, e che si è concentrato sulla Francia per l'attualità di alcune manifestazioni, episodi che hanno aperto la discussione in tanta parte del resto d'Europa.

Il tema pone alla nostra riflessione il nesso molto stretto su che cosa sia una società e cosa sia un contratto sociale oggi e ci indica una serie di limiti importanti, ma anche di nuovo pensiero necessario per ritornare a dare vita a un contratto sociale che restituisca ai cittadini il desiderio di partecipazione dei destini della propria società.

Quindi chi vuole stare di fianco alla polizia, a cui va il ringraziamento per ciò che di buono la polizia fa nell'interesse collettivo e per la tutela della nostra libertà individuale e collettiva, deve oggi interrogarsi sulla negatività di spingere la polizia a scontri perché non c'è la capacità di dare altra risposta alla società.

Le nostre società vivono un malessere grandissimo dovuto a moltissimi temi che non posso certamente indicare. Voglio solo ricordare da ultimo la pandemia Covid che ha tolto ai cittadini la possibilità di esprimersi, di partecipare, di lavorare, di vivere in un certo senso. E oggi noi dobbiamo sapere e comprendere questo. Quindi dobbiamo davvero ripensare al nostro contratto sociale. 

M. Gerardo GIOVAGNOLI

Saint-Marin, SOC

19:15:23

Grazie Presidente, parlerò in italiano. [in inglese]

La democrazia non è sorretta solamente dal diritto di voto, esso rappresenta solo uno strumento attraverso il quale il cittadino decide da chi essere rappresentato.

Vi sono altri diritti necessari alla stessa vita della democrazia: il diritto all'informazione è uno di quelli.

È indispensabile avere la possibilità di decidere alla luce di informazioni libere, veritiere, capaci di innescare dialogo e non conflitti, discussione e non posizioni partigiane.

Già questa è una sfida più difficile del passato, paradossalmente, grazie alla saturazione di notizie, spesso fuorvianti, circolanti sui nuovi media, sui social. Questo è, diciamo così, un diritto esercitato passivamente dal cittadino che serve poi per praticare in maniera attiva la partecipazione democratica, che deve essere favorita, non demonizzata, ma nemmeno limitata.

Negli ultimi anni la partecipazione alla vita politica è diminuita significativamente, sia per la crisi dei partiti in tanti paesi sia per la diminuita percezione dell'importanza dell'impegno individuale per il bene collettivo e non solo per il proprio. Ecco perché questo rapporto e le sue raccomandazioni sono così tempestive e centrate. Non si può barattare l'ordine pubblico con il silenzio o con l'impossibilità di manifestare se non a rischio di un indebito controllo o addirittura dell'incolumità personale.

Il rapporto distingue bene qual è la differenza tra espressioni violente di minoranza avversiva e la grande maggioranza delle manifestazioni che sono l'esito della volontà di rappresentare pubblicamente una battaglia o le proprie posizioni politiche.

La tendenza che si sta affermando in diversi dei nostri Paesi purtroppo invece è quella di confondere la necessità di mantenere l'ordine pubblico con la repressione e questo è uno di quegli elementi che contemporaneamente porta a violazione dei diritti umani, a smontare lo Stato di diritto attraverso leggi speciali, mina alla radice la democrazia, uno dei modi più veloci per arrivare alle autocrature e agli autoritarismi.

Grazie quindi al rapporteur Signor FRIDEZ, che attraverso questo rapporto pone le condizioni per un nuovo contratto sociale, per un margine a questa deriva.

Vote: Mobilisation sociale, troubles sociaux et réaction de la police dans les États membres du Conseil de l’Europe: un nouveau contrat social est-il nécessaire?

Débat : Projet de protocole d'amendement à la Convention du Conseil de l'Europe pour la prévention du terrorisme

Vote : Projet de protocole d'amendement à la Convention du Conseil de l'Europe pour la prévention du terrorisme

Débat : Analyse et lignes directrices pour une transition énergétique durable et socialement juste

M. Gerardo GIOVAGNOLI

Saint-Marin, SOC

20:54:56

Grazie, Presidente.

A parte le sfide della democrazia e dello Stato di diritto, quelle della lotta al surriscaldamento globale e della transizione ecologica, sono indubbiamente quelle più importanti e che riguarderanno da ora in avanti sempre più il modo di concepire queste cose relative all'ambiente, alla salute umana, ma anche all'economia come un diritto.

E bisogna cambiare però un po' la narrazione, perché tanti interventi sono stati anche giustamente critici, ma questo report, e bisogna ringraziare quindi SASKIA per averlo portato alla nostra attenzione, pone al centro del dibattito proprio la questione della sostenibilità, che è cruciale, ma è in qualche modo anche secondaria rispetto al fatto che questa sfida avrà degli effetti positivi sia dal punto di vista ecologico, che economico, che geopolitico.

Perché questo? Dal punto di vista ecologico non c'è bisogno di farla tanto lunga. La sfida è non compromettere il pianeta più di quello che già stiamo facendo.

Dal punto di vista economico anche però, perché i lavori del futuro non saranno sicuramente legati all'economia del fossile.

Possiamo ancora permetterci di pensare che per decenni andremo avanti con questo modello economico? No, ce n'è un altro che sta crescendo e che dobbiamo abbracciare perché è positivo dal punto di vista delle competenze, dei giovani, dal punto di vista degli effetti; quindi anche in Europa, che tra l'altro, e questo è l'ultimo punto che affronto, dal punto di vista geopolitico, non è dotata di risorse fossili. E quindi c'è anche una questione che ha a che fare con il non creare ulteriori, come è stato nel passato, problemi dal punto di vista di quello che crea l'estrazione dei fossili, che alla fine diventa economia per qualcuno, ma guerra per altri.

Grazie. 

Vote : Analyse et lignes directrices pour une transition énergétique durable et socialement juste

Discours : Son Excellence M. Volodymyr ZELENSKY, Président de l'Ukraine

Le séance est levée à 22h50.