mardi 10 octobre 2023 après-midi
2023 - Quatrième partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Voglio ringraziare il signor Samad SEYIDOV per la relazione e per le proposte che ci ha fatto.
Sostenendo a questa risoluzione adempio ad un dovere che deriva dalla costituzione del mio paese che definisce la Repubblica Italiana come antifascista. La relazione ci dice che è necessario incoraggiare i leader politici ad avere un discorso pubblico inclusivo e a evitare una retorica divisiva, condannando il discorso d'odio.
Sappiamo cos'è il discorso d'odio, è abbastanza semplice identificarlo, l'antisemitismo, il razzismo, l'omofobia, l'odio per i migranti. Ma cos'è il discorso non inclusivo? Qui la distinzione è più difficile, ma non è meno importante, perché il discorso non inclusivo, la retorica divisiva, spesso è patrimonio di politici che apparentemente non sono estremisti e che si nascondono dietro il richiamo al buon senso, alle tradizioni, ai valori nazionali. Ma se una parte pretende di interpretare da sola la volontà di tutto il popolo, se una parte da sola pretende di interpretare tutta la nazione e la volontà della nazione, anzi di essere la nazione, automaticamente chi si oppone diventa un nemico del popolo e un nemico della nazione.
Quindi se la nazione è aggredita da nemici, si giustifica il ricorso a mezzi che fino a quel momento non erano consentiti. La storia del Novecento ci ricorda questo. Se poi i nemici sono esterni, si giustifica la guerra e gli estremisti di destra si sentono legittimati, si chiamino fascisti, nazisti, franchisti, nostalgici di Videla o di Pinochet, si sentono legittimati a colpire quei nemici della nazione con ogni mezzo.
Un discorso inclusivo è improntato quindi alla capacità di riconoscere la verità che c'è anche nella posizione degli altri, a dare un limite alla propria narrazione. Ed è difficile da identificare il discorso non inclusivo. Perché il confine tra l'orgoglio nazionale e il nazionalismo, il confine tra l'orgoglio di parte e la pretesa di monopolizzare il concetto di patria è molto sottile e attraversa il discorso pubblico e consiglia a ciascuno di sorvegliare il fascista che è dentro di lui. Il senso del limite, la capacità di coltivare il dubbio, il bilanciamento dei poteri, la laicità, il riconoscimento dell'altro, lo stato di diritto, l'eguaglianza formale e sostanziale sono gli elementi che hanno alimentato il pensiero democratico. Se oggi la destra estrema avanza è perché il pensiero democratico si è indebolito e credo, non lo poteva fare questa relazione, che tra di noi dovremmo anche discutere come si rifonda un pensiero democratico per impedire che il discorso d'odio, la retorica divisiva possa prendere il sopravvento.
Grazie.
Grazie signora Presidente,
La lotta all'intolleranza e la promozione dell'uguaglianza sono valori fondamentali e obiettivi chiave inerenti a qualsiasi società in cui la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto sono irreversibilmente stabiliti nel tessuto sociale.
Il Consiglio d'Europa ha intrapreso nel corso del tempo numerose iniziative per stabilire norme nel campo della prevenzione e della lotta contro tutte le manifestazioni che incitano all'odio e all'intolleranza verso gli altri membri della società.
Questo rende degna di nota in questo contesto l'attività della Commissione Europea contro il razzismo e l’Intolleranza (ECRI), organo di riferimento dell’Organizzazione di Strasburgo, che ha emesso una serie di raccomandazioni di politica generale all’attenzione dei 46 stati membri del Consiglio d’Europa.
La rapida ascesa del populismo, della retorica estremista e dell'incitamento all'odio tra i politici sta compromettendo le basi della democrazia, e questa tendenza può essere contrastata solo promuovendo società più inclusive in cui gli interessi di ogni cittadino siano presi in considerazione. In caso contrario, qualsiasi cittadino socialmente emarginato può diventare una preda sicura per le forze politiche estremiste.
Le azioni di manipolazione, soprattutto a fini elettorali, del tema dell'immigrazione clandestina in Europa da parte di tali forze politiche estremiste in Austria hanno purtroppo compromesso anche l'adesione della Romania allo spazio Schengen nel corso di quest'anno. Nonostante i requisiti tecnici siano stati soddisfatti già da 11 anni e nonostante gli enormi sforzi compiuti dalle autorità di Bucarest dall’inizio della guerra di aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina alla frontiera esterna dell’Unione Europea, il partito di estrema destra di Vienna, alleato dello stato aggressore, la Russia, ha raggiunto la bizzarra posizione di forza per decidere il destino di un altro stato a suo piacimento e senza alcuna spiegazione logica della decisione di veto presa.
Infine, avrei una domanda retorica: il nostro sogno di avere un'Europa in cui la democrazia sia di casa è ancora attuale?
La risposta dipende da tutti noi.
Grazie.