jeudi 10 avril 2025 après-midi
2025 - Deuxième partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Saint-Marin, SOC, Porte-parole du groupe
17:31:30
Grazie, Presidente,
La proposta del 2022 del Presidente Emmanuel MACRON, quale Presidente di turno del Consiglio dell'Unione Europea di costituire una comunità politica europea, rappresentava e continua a rappresentare un tentativo ambizioso di creare un forum di cooperazione tra stati europei e non solo quelli membri dell'UE, come anche San Marino che è presente, a dire la verità, ma anche il Regno Unito, i Balcani occidentali e altre nazioni europee.
Questo tentativo di far discutere tutti questi Paesi nello stesso consesso di importanti temi politici e sfide comuni quali sicurezza, migrazione, cambiamento climatico e cooperazione economica è il tentativo più avanzato fatto finora. Favorisce il dialogo tra nazioni ed è una nuova possibilità di ridurre le tensioni e prevenire i conflitti. In particolare è positivo il fatto che l'Ucraina sia parte delle discussioni sulla sicurezza europea e che sia presente anche la Turchia, che è un attore sempre attivo, importante per il nostro continente, ma anche per la sua collocazione vicino ad una zona geopolitica determinante per la stabilità del mondo intero.
Deve essere riconosciuto il fatto che per molte delle sfide, per quelle attuali sempre di più, è necessario discutere, confrontarsi, trovare compromessi in grado di superare le posizioni iniziali, spesso solo valide a livello nazionale. E la comunità politica aiuta i Paesi europei in questo percorso. La CPE ha quindi una grande potenzialità se diventa uno strumento che si occupa di argomenti chiaramente non pertinenti ad altri organismi multilaterali esistenti e se le sue decisioni non entrano in contraddizione con essi, perché la sovrapposizione dei partecipanti non deve arrivare alla sovrapposizione delle funzioni e degli scopi.
Devono quindi essere scongiurati due possibili problemi specifici.
Il primo è che la CPE non diventi un doppione del Consiglio d'Europa, visto che i Paesi partecipanti sono sostanzialmente gli stessi in entrambi gli organismi ed i temi all'ordine del giorno possono coincidere con quelli trattati nella nostra organizzazione.
Il secondo è che sono in corso molteplici processi di adesione all'Unione Europea dei Paesi della CPE. La loro appartenenza a quest'ultima non deve essere confusa o d'inciampo per quei processi.
In particolare questo deve valere per i Balcani occidentali che hanno fatto richieste di adesione all'UE da oltre 10 anni, la Macedonia del Nord addirittura da 20 anni, come deve valere per l'Ucraina e la Moldova.
È chiaro ora più che mai l'importanza di avere nell'UE i Balcani occidentali, quindi il processo deve essere accelerato e non eventualmente intralciato dall'appartenenza alla CPE. Quest'ultima, semmai, deve essere considerata e giocare il ruolo di facilitatrice di questi processi.
In definitiva, la raccomandazione è che l'interconnessione tra il Consiglio d'Europa e la CPE, assolutamente opportuna, proceda in maniera di evitare le sovrapposizioni di rallentamenti segnalati, anziché su uno strumento per rendere l'Europa in senso lato più coesa, incisiva, capace di prendere decisioni anche su temi strategici e delicati, e, dal nostro punto di vista, anche uno strumento per rafforzare i nostri valori di democrazia, diritti umani e stato di diritto.
La sua efficacia a lungo termine dipenderà dalla capacità dei membri di trovare un terreno comune e sviluppare un modello operativo funzionale soprattutto con il Consiglio d'Europa.
Grazie.
Grazie, Presidente.
Presidente, Colleghi,
Voglio innanzitutto ringraziare il Relatore Antonio GUTIÉRREZ LIMONES, per aver voluto questa risoluzione. E voglio ringraziare il Presidente del Senato Messicano Mr Gerardo FERNÁNDEZ NOROÑA, per aver suggellato con la sua presenza e con parole importanti questo atto, che ha innanzitutto, dal mio punto di vista, un valore politico. Ed è quello che qui voglio rimarcare.
C'è un nesso strettissimo tra crisi della democrazia e crisi del multilateralismo.
Le forze sovraniste, nazionaliste e populiste che vogliono scardinare le conquiste democratiche sono le stesse che vogliono smantellare la costruzione del multilateralismo.
Ma noi dobbiamo riaffermare e dimostrare che alla crisi della democrazia si risponde con più democrazia, e non meno con meno, con una democrazia rinnovata che non tradisca la domanda di emancipazione e di giustizia che viene dalla società e dalle nuove generazioni. E su questo, molte risposte con un grande vitalismo democratico, vengono proprio dall'America Latina.
Allo stesso modo, di fronte alla crisi del multilateralismo l'unica soluzione è più multilateralismo, e non meno. Nelle forme nuove di una globalizzazione giusta, correggendo le storture di questi decenni.
E questo atto, che stringe le relazioni tra il Consiglio d'Europa e l'America Latina va in questa direzione, rafforza la democrazia e il multilateralismo in un tornante storico cruciale.
Il nazionalismo, i muri, i dazi commerciali e culturali causano guerra.
La cooperazione, il dialogo, l'idea di un mondo dove a vincere non sia la forza ma il diritto, creano le condizioni per la pace.
E noi dobbiamo sapere da che parte della storia stare. E non tornare indietro da quanto conquistato.
Diritto internazionale, diritto umanitario, democrazia, multilateralismo.
Dobbiamo rimettere al centro queste parole, al centro di un'iniziativa politica e al cuore di nuovi ideali politici capaci di riappassionare le coscienze.
Presidente, dobbiamo dare forza allo strumento della diplomazia parlamentare.
So quanto valga, proprio per il ruolo che svolgo nell'Unione Interparlamentare tra Italia e Messico. So quanto aiuti a costruire legami indissolubili. E so quanto grandi siano le potenzialità del legame che unisce i nostri popoli e i nostri continenti.
Europa e America Latina condividono valori universali di lotta alle diseguaglianze e alle discriminazioni, di inclusione e solidarietà.
Dobbiamo imparare dai nostri errori, e non lasciare che il mondo precipiti in una regressione distruttiva, feroce, autoritaria.
Grazie, colleghi.
Ok, sì.
Grazie, Presidente.
Cari colleghi,
Ho avuto l’onore, negli anni passati, di presiedere, per la parte europea, l’associazione delle donne euro-latinoamericane, e quindi posso testimoniare personalmente quanto sia straordinario il contributo delle donne latinoamericane proprio per la promozione della democrazia, della libertà e dei diritti umani nei loro paesi.
Un impegno spesso portato avanti in condizioni di grande rischio personale, ma con una determinazione e un coraggio che meritano non solo il nostro rispetto, ma anche un riconoscimento pieno e senza ambiguità.
Per questo motivo, non comprendo e trovo sinceramente deludente, la scelta di annacquare il riferimento a María Corina MACHADO in uno degli emendamenti a questo testo. Parliamo di una donna che ha avuto la forza di opporsi a un regime autoritario, che ha subito persecuzioni, minacce, esclusioni politiche, e che rappresenta oggi un simbolo di resistenza democratica in Venezuela e nel mondo. Se non possiamo nemmeno dire apertamente che María Corina MACHADO combatte contro una dittatura, allora dobbiamo chiederci che ne è della nostra coerenza. Peraltro, io voglio ricordare qui, che l’anno scorso ha ricevuto oltre al premio Václav Havel anche il Premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento Europeo.
È altrettanto grave, permettetemi di sottolinearlo, il fatto che gli emendamenti presentati dal gruppo del Partito Popolare siano stati sub-emendati per non nominare in modo chiaro la drammatica condizione del Venezuela sotto il regime di Nicolás MADURO. Eppure i fatti parlano da soli: crisi umanitaria, crollo economico, repressione politica, milioni di persone costrette all’esilio.
Ricordo che il Venezuela è stato sospeso dal MERCOSUR già nel 2016, con sospensione resa definitiva nel 2017 per la rottura dell’ordine democratico. Potrei citare altre cose ma mi fermo qui.
Quindi rafforzare i legami tra il Consiglio d’Europa e l’America Latina è un obiettivo nobile, che condividiamo, ma che non può tradursi in un esercizio di equilibrismo diplomatico che dimentica chi combatte ogni giorno per quei valori che diciamo di voler promuovere. Se vogliamo essere credibili, dobbiamo avere il coraggio delle parole.
Ed è per questo, cari colleghi, che pur votando a favore, perché sono a favore, eccome, dell'amicizia e del rapporto tra il Consiglio d'Europa e l'America Latina, non posso però nascondere tutto il rammarico per un’occasione persa. Persa male, lo devo dire.
È il doppio standard che in questa casa vediamo, perché per non citare per nome e cognome la peggiore dittatura del mondo, vediamo peraltro che vengono citati per nome, cognome, indirizzo e numero di telefono tanti altri paesi, quando potrebbe anche non essere fatto.