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mardi 21 avril 2026 matin

2026 - Deuxième partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n°12

Débat : Violences et discours de haine contre les responsables politiques: une menace pour la démocratie

Mme Elisabetta GARDINI

Italie, CEPA, Rapporteure

10:04:50

Sì, grazie, Presidente.

Cari colleghi, oggi affrontiamo un tema che non riguarda soltanto chi svolge un mandato pubblico: riguarda più in profondità la qualità della nostra democrazia.

Quando nel confronto pubblico si diffondono intimidazioni, minacce, campagne d'odio e violenza, non si colpisce soltanto una persona, si colpisce il principio stesso della rappresentanza democratica, si restringe lo spazio della libertà politica, si indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni: è di quello che oggi noi parliamo.

In molti Stati membri del Consiglio d'Europa, purtroppo, assistiamo a un aumento di gravi episodi contro eletti, amministratori locali, candidati e rappresentanti pubblici.

Però sarebbe un errore leggere tutto questo fenomeno come una questione interna alla politica. Non è così. Il punto vero è un altro.

Se chi si impegna nella vita pubblica viene intimidito, minacciato o ridotto al silenzio, a perdere non è una categoria, a perdere sono i cittadini, soprattutto i cittadini, perché si impoverisce il pluralismo, si altera il confronto democratico e si scoraggia la partecipazione.

La violenza non nasce mai all'improvviso. Spesso cresce lentamente attraverso la normalizzazione dell'insulto, della delegittimazione sistematica, delle molestie, molto spesso online. E, quando questo clima si trasferisce nella realtà, può degenerare in aggressioni fisiche e, nei casi più estremi, anche in omicidi. Purtroppo l'abbiamo visto spesso.

Dobbiamo anche avere l'onestà di riconoscere che, in molti Paesi europei, esiste una frattura sempre più evidente tra cittadini e classi dirigenti. Troppi percepiscono la politica come distante, autoreferenziale, incapace di ascoltare davvero quelle che sono le paure, quelli che sono i bisogni e le difficoltà concrete dei cittadini. Ma, proprio per questo, noi dobbiamo essere ancora più chiari.

La sfiducia, anche quando è profonda, non può mai trasformarsi in odio e tanto meno in violenza.

Riaffermiamo qui che in democrazia il dissenso è legittimo, anzi è più che legittimo. La critica è legittima, anche quando è aspra. Però non lo sono la disumanizzazione, le minacce, le molestie mirate e l'incitamento alla violenza. Tutto questo non è legittimo.

Il rapporto distingue bene queste parti. Siamo stati attenti perché la critica anche dura, la contestazione e persino la satira appartengono al pluralismo democratico. Anzi, sono proprio un'espressione, un sintomo che la democrazia è sana e in buona salute. Dobbiamo poter esprimere il dissenso anche in modo vivace, l'abbiamo ricordato anche oggi nelle ultime ore di lavoro nella Commissione.

Però la tenuta dello spazio democratico di fronte a certe manifestazioni di violenza la vediamo a rischio. Perché quando la violenza entra stabilmente nel confronto pubblico produce effetti molto concreti, effetti che sono proprio dannosi per la democrazia. Questo vale soprattutto a livello locale, dove sindaci, consiglieri, amministratori sono spesso i più esposti perché sono quelli più vicini ai cittadini, sono quelli più facilmente raggiungibili.

Alla lunga, tutto questo impoverisce la rappresentanza, riduce il pluralismo e rende la democrazia più fragile. Allora, per spezzare questo circolo vizioso serve una risposta seria, equilibrata e non ideologica: credo sia quello che abbiamo fatto insieme, trasversalmente, lavorando a questo rapporto.

Anzitutto, abbiamo riaffermato un principio semplice: la partecipazione alla vita pubblica deve essere libera dalla paura. È questo, in fondo, lo spirito dei principi di Reykjavik per la democrazia, adottati nel 2023 dai capi di Stato e di Governo del Consiglio d'Europa.

In secondo luogo, servono strumenti concreti e il rapporto contiene raccomandazioni che vanno proprio in questa direzione: adottare norme adeguate contro le diverse forme di violenza, contrastare la diffusione di contenuti che incitano all'odio e alla violenza, compresi quelli manipolati, senza comprimere però la libertà di espressione. Questa è una stella polare che dobbiamo sempre tenere presente e difendere.

Quindi rafforzare la capacità di risposta delle autorità competenti, promuovere educazione civica, alfabetizzazione mediatica e responsabilità nel dibattito pubblico, allargare gli spazi di partecipazione democratica e di confronto autentico con i cittadini.

È altrettanto essenziale che le istituzioni proteggano tutte le voci politiche, in modo uguale, senza filtri ideologici, senza doppi standard. La violenza va condannata sempre, indipendentemente da chi ne sia vittima e da quale sia il suo orientamento politico. Anzi, mi sembra di ricordare che forse proprio già in quest'Aula, riferendosi ad altre situazioni, si è detto, o sicuramente almeno in Commissione, che più la violenza è percepita vicina alla tua parte politica e più devi essere tu a reagire contro questa violenza, anche verbale. E questo mi sembra un principio molto sano.

E, anche per questo, è utile la proposta di creare un meccanismo di monitoraggio a livello del Consiglio d'Europa capace di raccogliere dati, individuare tendenze e aiutare le autorità nazionali e locali a prevenire meglio questi fenomeni.

Cari colleghi, io devo dire che voglio già anticipatamente ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla stesura di questo rapporto, a meglio definirlo e rifinirlo. Credo che, nel principio, si sia raggiunta un'unanimità che raramente si riesce a vedere con tale forza.

Ogni volta che la violenza sostituisce il confronto, la democrazia arretra. Questo è un principio su cui tutti quanti abbiamo convenuto.

Ogni volta che la paura prende il posto della libertà politica, perdono i cittadini e questo è il punto essenziale.

Per questo, io vi invito a sostenere questo rapporto non per difendere una categoria, ma per difendere una democrazia nella quale il dissenso resti libero, il confronto resti civile e la partecipazione resti possibile. Le idee si combattono con altre idee, mai con l'odio, mai con la minaccia, mai con la violenza. Per questo, io vi invito a votare a favore, perché quando la paura entra nella politica, la libertà esce dalla democrazia.

Grazie.

Séance des questions : M. Alain BERSET, Secrétaire Général du Conseil de l'Europe

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

12:46:35

Grazie Segretario Generale.

Lei sa quanto i Balcani siano una regione delicata per la stabilità europea. Lei stesso è stato in Serbia qualche settimana fa.

E allora vorrei chiederLe: questa Assemblea ha votato a grande maggioranza l'ammissione del Kosovo nell'Assemblea parlamentare e nel Consiglio d'Europa.

Però la cosa continua a essere invece bloccata a livello del Comitato dei Ministri.

Vorrei sapere come Lei intende agire per cercare di sbloccare questo veto.

Grazie.

M. Gerardo GIOVAGNOLI

Saint-Marin, SOC

12:55:17

Grazie Presidente.

Signor Segretario Generale, innanzitutto la ringrazio, anche a nome della Delegazione, per la visita nella nostra Repubblica e per l'orazione ufficiale di insediamento dei nostri capi di Stato. In particolare, per aver citato il valore del diritto internazionale in relazione ai piccoli Stati, come San Marino, che prevede all'articolo 1 della Carta costituzionale che esso si uniforma alle norme contenute nelle dichiarazioni internazionali in tema di diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e la cui esistenza si basa sul diritto internazionale, la diplomazia e sulla loro conseguenza: la pace.

Concorda con me che l'attitudine dei piccoli Stati verso la mediazione e il rispetto altrui debba essere maggiormente valorizzata e diffusa?

Grazie.

La séance est levée à 13h00