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jeudi 23 avril 2026 matin

2026 - Deuxième partie de session Imprimer la séance

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Ouverture de la séance n° 16

Débat d'actualité : Responsabilité et justice: appel à redoubler d'efforts pour mettre en place le Tribunal spécial pour le crime d'agression contre l'Ukraine

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

10:43:01

Grazie Presidente, io parlerò in italiano.

Ringrazio il collega Frank SCHWABE per la sua introduzione.

Abbiamo ascoltato gli amici ucraini, che ci hanno trasmesso la loro angoscia, la loro condizione drammatica. Stanno per trascorrere cinque anni dalla guerra, quasi cinque anni dalla guerra. Cinque anni sono il tempo che è durata la Prima Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale. Rischiamo che la guerra in Ucraina duri ancora di più.

E tutti sappiamo quale condizione drammatica una guerra provoca nelle famiglie, nelle persone, nella vita sociale e civile di un Paese.

E noi sappiamo anche che Mosca punta sul trascorrere del tempo, tanto è vero che impedisce qualsiasi negoziato di pace, tende a fiaccare la vita quotidiana degli ucraini con bombardamenti indiscriminati, non solo su impianti militari, ma sugli impianti energetici, sulle infrastrutture civili e sociali, sulle case, sulle abitazioni dei cittadini.

Proprio per questo abbiamo bisogno, come SCHWABE ha sottolineato con forza, di accelerare quanto più possibile la messa in opera del Tribunale Speciale, per fare in modo che davvero ci sia la possibilità per gli ucraini di vedere riparati, almeno in termini morali e di giustizia, i danni drammatici e le sofferenze che hanno subito.

Chisinau è molto importante, ci aspettiamo che da Chisinau esca un'accelerazione da parte dei ministri e dei Governi nella sottoscrizione dell'adesione al Tribunale Speciale e dell'Accordo parziale allargato.

È importante che in questo stesso periodo il Congresso dei Poteri Locali della nostra istituzione abbia avviato un'iniziativa per verificare quali programmi si possono mettere in essere a favore degli enti locali, per ridurre i drammatici impatti che ha la guerra e anche per cominciare a pensare a come ricostruire la situazione in quei comuni e in quelle realtà locali all'indomani della guerra.

Abbiamo bisogno, insomma, di imprimere un'accelerazione.

Il Consiglio d'Europa fin dal primo momento è stato impegnato con molta forza su questa vicenda, esprimendo in tutti i modi l'appoggio, il sostegno, la solidarietà all'Ucraina. Ricordo il piano d'azione, ricordo il registro per la denuncia dei danni, che ha già registrato oltre 120.000 denunce, e l'istituzione del Tribunale Speciale. Sono tutti atti e fatti che dimostrano la nostra volontà di raccogliere l'appello disperato che ci è venuto anche oggi dai nostri colleghi e di lavorare perché l'Ucraina venga sostenuta e venga sostenuta assicurando all'Ucraina anche pace e giustizia.

Grazie.

Débat d'actualité : La nécessité de respecter le droit international, la paix et la stabilité au Moyen-Orient élargi

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

11:24:55

Thank you Mister President, I will speak Italian.

L'intero Medio Oriente, dal Mediterraneo al Golfo Persico, è investito, come sappiamo, da un incendio devastante, che suscita nel mondo intero l'angoscia di possibili eventi catastrofici. E la lezione che dobbiamo trarre è che, senza una strategia politica, l'uso unilaterale della forza e delle armi non porta a soluzioni, ma semina caos e accresce una condizione di anarchia internazionale, come ci ha ricordato in modo accurato Papa Leone XIV.

Sappiamo come all'origine degli eventi vi è stato il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre contro alcuni kibbutz israeliani e un concerto giovanile, causando oltre 1.500 vittime e il rapimento di 250 persone. A quell'orrendo massacro è seguita una dura reazione israeliana, con l'invasione della striscia di Gaza, che ha causato migliaia di vittime, tra cui tantissime donne e bambini, continui sfollamenti della popolazione e la devastazione di vasta parte del territorio. Una reazione che gran parte della comunità internazionale ha giudicato sproporzionata e in violazione dei diritti umani. E oggi Gaza vive nel limbo di un'assoluta incertezza con l'esito paradossale che una parte della striscia è stata abbandonata al controllo dispotico di Hamas.

Il conflitto si è allargato al Libano, con la continua offensiva lanciata da Hezbollah, con migliaia di missili esplosivi contro i villaggi israeliani, provocando decine di vittime e lo sfollamento forzato di circa 80.000 cittadini israeliani. Israele ha messo in campo una dura reazione militare, occupando i territori del nord Libano. Anche un accordo di cessate il fuoco e l'impegno ad applicare la risoluzione 1701 sono stati disdetti da Hezbollah, suscitando la severa condanna dello stesso Presidente libanese Aoun. E, a sua volta, il Governo israeliano ha deciso di invadere il nord Libano, violando così la sua sovranità e integrità territoriale.

In una situazione già gravissima è precipitata la decisione unilaterale, in aperta violazione del diritto internazionale, del Presidente Donald TRUMP e del Primo Ministro Benjamin NETANYAHU di colpire l'Iran, che già era stato colpito dai bombardamenti nel giugno 2025.

Conosciamo l'escalation di eventi sempre più drammatici.

I bombardamenti hanno provocato l'eliminazione del Presidente Ali KHAMENEI e di molti dirigenti iraniani, vaste distruzioni al tessuto urbano e all'infrastruttura della città, lo smantellamento di apparati militari iraniani, compresi i siti delle tecnologie nucleari. E Teheran ha reagito, a sua volta, con il lancio di missili esplosivi sui Paesi del Golfo e su Israele e il blocco dello stretto di Hormuz, passaggio cruciale di approvvigionamenti energetici essenziali per l'economia mondiale.

Uno scenario tuttora aperto a sviluppi drammatici, stante il fallimento dei primi colloqui tra Stati Uniti e Iran e la sospensione di un secondo round di negoziati. A questo scenario drammatico ha concorso anche la politica perseguita dal Governo israeliano. Il 7 ottobre il mondo intero non aveva esitato a condannare le azioni devastanti di Hamas, riconoscendo il diritto all'autodifesa di Israele e ribadendo l'inviolabilità della sua esistenza. Ma da quella solidarietà il Governo di Benjamin NETANYAHU ha fatto derivare scelte che in nessun modo possono essere giustificate. Le disumane sofferenze a cui è stata sottoposta la popolazione civile di Gaza, la sottrazione al Libano di suoi territori, l'aggressione continua alla popolazione palestinese della Cisgiordania e la progressiva annessione de facto della West Bank, liquidando così la soluzione "due popoli, due stati", indispensabile per dare pace e stabilità alla regione.

Così come non può in alcun modo essere accettata la decisione della Knesset israeliana di introdurre la pena di morte per palestinesi accusati di terrorismo, una legge incompatibile con i principi del Consiglio d'Europa, a cui Israele ha aderito nel suo status di osservatore.

E da questa sede, che da sempre si batte per l'abolizione universale della pena di morte, come abbiamo ribadito ieri, chiediamo alle autorità israeliane di revocare quella legge, augurandoci che la Corte Suprema la rigetti e, nel frattempo, chiediamo che non sia in alcun modo applicata, come peraltro chiede anche una parte significativa dell'opinione pubblica israeliana.

Così come condanniamo la feroce repressione in atto in Iran, dove si continua, anche in queste settimane, ad arrestare, torturare, uccidere gli oppositori.

E se certamente è condivisibile la determinazione della comunità internazionale nel ricercare soluzioni sicure al nucleare militare iraniano e allo sblocco dello stretto di Hormuz, sconcerta, e credo debba essere detto con forza, l'inadeguata reazione alle esecuzioni capitali a Teheran. La vita umana non vale certo meno di un gallone di benzina.

E da questa sede lanciamo un appello ai dirigenti iraniani: fermatevi. Sospendete le esecuzioni capitali e liberate i prigionieri politici, atti che consentirebbero di aprire una fase nuova nella vita politica e sociale dell'Iran.

Da questa Assemblea parlamentare ribadiamo, in conclusione ancora una volta, che gli strumenti per dare soluzione ai conflitti sono dialogo, negoziato e rispetto dei diritti di ogni Stato, di ogni comunità, di ogni persona. E solo così si può dare pace e stabilità al Medio Oriente.

Per quegli obiettivi hanno agito e continueranno ad agire il Consiglio d'Europa e questa nostra Assemblea. E chiediamo a tutti gli Stati aderenti al Consiglio d'Europa di ispirare a quei principi ogni loro azione politica.

Grazie.

M. Piero FASSINO

Italie, SOC

12:44:31

Grazie Presidente.

Ma credo, ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, che si sono tutti pronunciati in un modo univoco.

La guerra non crea alcuna soluzione, anzi aggrava una condizione di caos e di anarchia internazionale e il diritto è la sola bussola per dare pace e stabilità al continente e nei vari teatri oggi di conflitto.

I diritti sono inalienabili, non negoziabili. Per questo abbiamo condannato Hamas e condanniamo il regime iraniano e, per la stessa ragione, esprimiamo la nostra denuncia delle violazioni del diritto che vengono dalle azioni di Donald TRUMP e di Benjamin NETANYAHU.

E sappiamo tutti che quello che sta accadendo, in realtà, mette in causa il sistema multilaterale di governance del mondo, a favore di un equilibrio fondato sulla forza, ma sappiamo che un equilibrio e un ordine internazionale fondato sulla forza è fonte di ingiustizia e di nuovi conflitti.

Ecco, però a questo punto io credo, a conclusione di questo dibattito, che il nostro problema non è solo la denuncia, che abbiamo tutti fatto, è anche capire come noi possiamo aiutare le forze che si stanno battendo per fermare le guerre e per far prevalere negoziati e pace.

Intanto l'opposizione in Israele:  è stata denunciata qui giustamente la legge israeliana sulla pene di morte. C'è un'opposizione larga in Israele contro questa legge. Abbiamo il dovere di sostenerla in ragione tale che si vinca questa battaglia e quella legge venga revocata. Abbiamo bisogno di sostenere chi, in Palestina e nella striscia di Gaza, continua a credere nella possibilità di una pace.

C'è un episodio che forse è stato molto sottovalutato: qualche settimana fa a Deir al-Balah, che è un comune della striscia di Gaza, si sono fatte elezioni amministrative, per la prima volta dopo 20 anni, quando erano sempre state impedite da Hamas.

Dobbiamo sostenere United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL) e il suo ruolo di pace e di stabilizzazione, e anch'io esprimo qui la nostra solidarietà alla Francia, all'Indonesia, che ha visto cadere dei suoi figli in questo compito di pace.

E dobbiamo sostenere chi in Iran si sta battendo ogni giorno contro quel regime per rivendicare libertà. E qui noi abbiamo un problema: non ci basta denunciarlo. È giusto dire, come è stato detto qui: non sono i bombardamenti che porteranno la libertà agli iraniani. E allora si pone a noi un problema: mettere in campo tutta la pressione politica possibile e necessaria per aiutare gli iraniani. Sarebbe un esito molto doloroso se, alla fine di questa crisi, ci fosse l'accordo sul nucleare, l'accordo su Hormuz, lasciando inalterato ciò che accade in Iran e assistendo passivamente al fatto che si continuino a impiccare, ad arrestare, a torturare gli oppositori di quel regime.

Insomma, abbiamo bisogno di lavorare e il Consiglio d'Europa su questo ha sempre sviluppato un'azione, ha le relazioni con la Knesset, ha le relazioni con il Consiglio nazionale palestinese, ha relazioni, come dimostra l'intervento del nostro amico giordano qui, rapporti con i Paesi della regione: lavoriamo insieme a loro per costruire le condizioni per un più rapido, il più rapido superamento della guerra e per la riaffermazione dei diritti della pace e della stabilità in quel martoriato scacchiere.

Grazie.

La séance est levée à 12h50