jeudi 23 avril 2026 après-midi
2026 - Deuxième partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Italie, ADLE, Porte-parole du groupe
17:34:13
Thank you Chair, I speak in Italian.
Cari Colleghi, innanzitutto voglio complimentarmi con il relatore Mogens JENSEN per un rapporto coraggioso e tempestivo.
Tra pochi mesi, ormai è sotto gli occhi di tutti, succederà questo: una ragazza digiterà una frase su uno schermo e riceverà un romanzo scritto apposta per lei, nello stile che preferisce. Un ragazzo chiederà un film e il film sarà lì, con gli attori che ama, solo che quella storia non sarà mai stata girata, quegli attori non avranno mai recitato. Una canzone, un saggio, un fumetto, un quadro: tutto a portata di prompt, personalizzato, virtuale. Non è fantascienza, sta già succedendo, è la prossima stagione.
Il punto non è se questo ci piace, il punto è che quella canzone, quel romanzo, quel film non saranno nati dal nulla, inventati dall'intelligenza artificiale: nasceranno da milioni di libri veri, scritti da scrittori veri, ingeriti senza permesso. Quel film verrà da migliaia di film veri, smontati e rimontati senza licenza. Quella canzone sarà impastata con la voce e il sudore di musicisti che non sanno nemmeno di essere stati usati. Così come le immagini degli attori, le voci dei doppiatori.
Il rapporto che votiamo oggi mette in fila queste verità con coraggio e io lo sostengo con convinzione.
Come si può contrastare questo processo inesorabile? Servono tre cose: trasparenza sui dati di addestramento, perché senza sapere cosa è stato usato nessuno può difendersi; presunzione di violazione quando quella trasparenza manca, perché chi non apre le carte non può invocare la buona fede; e remunerazione equa attraverso licenze collettive e arbitrato vincolante quando i giganti tecnologici si rifiutano di trattare.
Aggiungo una cosa: ci viene detto che le macchine imparano come gli studenti nelle biblioteche e che, quindi, meritano di non pagare i diritti, di poter usufruire della stessa eccezione di cui beneficiano studenti e lettori, che fanno un uso no profit di un contenuto. Non è vero. Uno studente che legge un libro arricchisce chi lo ha scritto, perché ne diventa un lettore in più. Una macchina che legge un libro impara a sostituire l'autore. Non è lo stesso gesto, non è la stessa azione.
Signor Presidente e Colleghi, la domanda vera non è se l'intelligenza artificiale produrrà romanzi, film, canzoni. Lo farà e presto. La domanda è se in quel mondo ci sarà ancora qualcuno che scrive un romanzo per la prima volta.
Questa è un'assemblea che non si occupa di mercato, si occupa di diritti fondamentali e la creatività, la voce di chi crea, sono diritti fondamentali.
In Europa è nato il concetto stesso di diritto d'autore con l'avvento della stampa di Gutenberg. Anche oggi possiamo essere pionieri, perché ricordiamoci sempre che difendere gli autori non serve solo a tutelare i diritti patrimoniali di chi fa della creatività il proprio mestiere, ma è anche e soprattutto per riconoscere il valore pubblico e sociale della cultura, della bellezza e della creatività.
Permettete anche a me di ringraziare il collega Sig. Mogens JENSEN per questo lavoro.
Presidente, sappiamo quanto, in assenza di regole, l'impatto dell'intelligenza artificiale per i lavoratori delle arti creative possa essere devastante. Abbiamo l'obbligo di impedire alle Big Tech di disporre del lavoro altrui per accumulare capitale che resta solo in mani private.
Penso innanzitutto allo squilibrio che c'è tra la debolezza di chi produce contenuti e lo strapotere delle piattaforme che li distribuiscono e li monetizzano; ma la ricchezza creata dal lavoro creativo deve tornare ai lavoratori, essere ridistribuita ad autori, interpreti, maestranze. Non può essere solo profitto per le multinazionali, sulle spalle di chi lavora e di chi crea.
Ridistribuire significa innanzitutto riconoscere il lavoro creativo, costruire un welfare universale per lavori oggi senza tutele e voglio essere chiaro, il punto è quale modello culturale ed economico vogliamo per l'Europa nell'era digitale, perché la cultura non è solo moltiplicatore economico, creatore di posti di lavoro, è innanzitutto la materia di cui si nutrono le nostre democrazie, il pluralismo, le idee, la partecipazione.
E allora penso che dobbiamo innanzitutto sostenere e rilanciare il principio europeo che racchiude tutto questo, che è l'eccezione culturale, il principio dell'autonomia, indipendenza, libertà della cultura, che non deve sottostare al mercato. Ci sono prodotti che devono poter vivere al di fuori del mercato, perché sono un bene pubblico fondamentale. E difendere l'eccezione culturale dal domino degli algoritmi, dall'uso distorto dell'intelligenza artificiale significa avere regole. Non può esistere un sistema di sole multinazionali dell'intrattenimento, devono poter vivere produzioni indipendenti, poter emergere voci nuove, nuove generazioni.
E poi ci sono dei temi specifici, urgenti, io qui ne voglio citare solo due.
Il primo è quello dello sfruttamento delle immagini. Riguarda gli attori, ma riguarda tutti, perché tutti siamo ripresi continuamente dalle telecamere: dobbiamo esigere la protezione dei dati biometrici, è una questione di libertà.
Il secondo tema è quello della sostituzione dei lavoratori dello spettacolo con l'utilizzo di personaggi sintetici. Questo mette a rischio l'intera filiera, l'intero ecosistema: autori, interpreti, tecnici, maestranze che sono a rischio. Già oggi questo sta avvenendo, soprattutto nel settore della pubblicità.
Presidente, concludo in una parola. Dobbiamo difendere quel che di più importante abbiamo: la nostra umanità, la diversità, non l'omologazione autoritaria degli algoritmi, la creatività del pensiero umano, di quel che siamo, perché diritti e democrazie non sono figli della tecnologia, ma della nostra umana intelligenza.
Grazie Presidente.