jeudi 25 juin 2026 après-midi
2026 - Troisième partie de session Imprimer la séanceVidéo(s) de la séance 1 / 1
Thank you President, colleagues, parlerò in italiano adesso.
Innanzitutto, desidero ringraziare la relatrice, Sig.ra Aysu BANKOĞLU, per il suo prezioso e vitale report sull'accesso delle donne alla giustizia. Sì, dico vitale, perché qui parliamo della vita delle donne, del nostro diritto a vivere in sicurezza e ad accedere pienamente alla giustizia. Ma sappiamo che la realtà non è questa. Sappiamo che la violenza che le donne vivono nei più diversi contesti, nelle case, nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici, si è amplificata, si è diffusa ed è entrata anche sui social, colpendo ora sempre di più anche bambine, ragazze e giovani donne. E, troppo spesso, quando denunciano si scontrano con pregiudizi, ritardi e silenzi.
Oggi non stiamo affrontando una questione marginale, ma una questione democratica. E, in qualità di youth rapporteur e di relatrice giovanile della Commissione per gli Affari Sociali, voglio essere molto chiara: su questo tema non può esserci alcuna esitazione, nessuna ambiguità, nessuna zona grigia, quando si tratta di proteggere metà della nostra popolazione. E nessun arretramento, né politico, né culturale, perché a pagare il prezzo più alto di politiche miopi e retrograde sono sempre loro: bambine, ragazze, donne. Per questo servono azioni e non solo parole. Per questo chiediamo passi chiari e urgenti, come quelli inseriti nel report della nostra collega.
E, permettetemi di fare un'ultima considerazione: anche voi, penso, colleghe e colleghi, vi sarete accorti che siamo solo noi oggi a parlare di questo tema, a parte due colleghi. E per questo mi rivolgo ai colleghi uomini: noi abbiamo bisogno di sentire anche la vostra voce. Perché questo non è un tema delle donne, è un tema che riguarda tutti noi. E, solo così, potremo salvaguardare e garantire alle nostre madri, alle nostre sorelle, alle nostre figlie e nipoti che questo, ciò che è veramente vitale, è vivere libere, vivere sicure e vivere come noi stesse vogliamo essere.
Grazie.
Grazie Presidente.
Cara Sig.ra Laura CASTEL, c'è scritto nella tua relazione, la pornografia violenta non è neutrale e questo è il punto. Il punto sono i segni che lascia, i contraccolpi, gli elementi tossici, non solo per gli adolescenti, per tutta la nostra società. È un consumo che, il più delle volte, non è libero, ma è indotto, è imposto dal mercato feroce delle piattaforme, degli algoritmi, per cui dobbiamo esigere regole, assolutamente, laddove violenza, umiliazione, coercizione vengono rappresentate come se fossero forme ordinarie di sessualità. Questo produce un effetto distorsivo, profondo, che annienta proprio quella cultura del consenso, del rispetto, che deve essere la base di ogni relazione umana.
Per questo, io voglio dire che il contrasto alla pornografia non lo possiamo intendere in senso reazionario o oscurantista. Guai se qualcuno lo utilizzasse come grimaldello per fermare l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. È proprio l'educazione alle relazioni, ai sentimenti, a una sessualità inclusiva il modo più forte che abbiamo di contrastare modelli di pornografia violenta, di saper distinguere sempre che cos'è consenso e che cos'è invece sopraffazione.
È un tema molto serio, culturale, sociale, di substrato, di sostanza anche delle relazioni quotidiane. È un tema talmente serio che determina ciò che siamo e anche l'idea di società che vogliamo. Perché, e noi lo sappiamo assolutamente, una democrazia paritaria e un mondo più giusto si costruiscono solo a partire da relazioni affettive paritarie e giuste.
Grazie, Sig.ra Laura CASTEL, per questo lavoro e per quello che continuerai a fare.
Grazie.